La bauxite minaccia la Atewa Range Forest

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Foto: Nigrizia.it

Bauxite per Pechino, in cambio di strade e infrastrutture. Il 5 dicembre scorso il parlamento del Ghana ha approvato la prima tranche dell’accordo da 2 miliardi di dollari con la compagnia cinese Sinohydro Corporation. Non è la prima volta che il governo del paese africano punta sulle ricchezze minerarie per attirare investimenti e per realizzare infrastrutture. Già nel 2017 il Ghana siglò un’intesa da 10 miliardi di dollari con diverse agenzie di Pechino, tra cui la China Railway, per sviluppare l’industria della bauxite, dall’estrazione alla raffinazione. La bauxite è l’elemento principale per la produzione di alluminio. Si tratta di un metallo molto ricercato dall’industria aerospaziale, da quella dei trasporti e dall’edilizia. La Cina rappresenta oggi il principale produttore di alluminio a livello globale. Non è un caso, infatti, che le compagnie con cui il paese dell’Africa Occidentale ha firmato accordi siano tutte cinesi. Il Ghana non è l’unico paese del continente ad aver accolto investitori di Pechino nel settore della bauxite, anche la Guinea, infatti, è diventato un paese di estrazione per le aziende cinesi.

Sempre più miniere

Il memorandum di intenti sottoscritto nel 2017 dalle due parti prevede: lo sfruttamento delle miniere, lo sviluppo dell’industria dell’alluminio e la realizzazione di una ferrovia che dovrebbe rendere più semplice il trasporto della materia prima dai luoghi di estrazione a quelli di produzione del metallo. Gran parte del finanziamento per mettere in atto l’operazione arriverà dalla banca di sviluppo cinese, un’istituzione finanziaria sotto il diretto controllo dello stato. La banca si occupa di sostenere i progetti economici e di sviluppo, di medio e lungo periodo. Ad oggi, il principale operatore nel settore è la Ghana Bauxite Company che si occupa dell’estrazione del minerale nel sudovest del paese. Il Ghana ha registrato un aumento delle tonnellate di bauxite estratte, negli anni più recenti. La produzione di alluminio, nelle mani di un’azienda di proprietà dello stato, invece, è molto inferiore rispetto alla capacità degli impianti. E il governo attuale si propone di sviluppare proprio questa industria. Il piano prevede l’apertura e lo sfruttamento di nuove miniere, la realizzazione di un centro di raffinazione, oltre a garantire delle vie di trasporto per i materiali.

5 milioni di persone a rischio

L’espansione delle miniere preoccupa le associazioni locali e internazionali che si battono per la difesa dell’ambiente. Ad essere a rischio è la Atewa Range Forest, una delle maggiori riserve di biodiversità del paese africano. Il sottosuolo della foresta, però, è altrettanto ricco di bauxite e rientra dunque nelle nuove aree di sfruttamento. Secondo gli ambientalisti per poter sfruttare la zona mineraria si produrrà una forte deforestazione e l’inquinamento delle acque dei fiumi che hanno origine nella foresta. Secondo le stime della coalizione di organizzazioni per la difesa dell’ambiente, sarebbero circa 5 milioni, compresi gli abitanti della capitale, le persone interessate da una riduzione del flusso delle acque e dall’inquinamento causato dalle installazioni minerarie. Dalla foresta hanno origine tre fiumi che attraversano numerosi villaggi e forniscono acqua per la vita quotidiana delle comunità e per attività economiche come l’agricolturaLo scorso maggio l’organizzazione non governativa Friends of the Earth Ghana in una dichiarazione sottolineava come l’impianto minerario genererebbe un impatto negativo anche sul clima, sulla popolazione e sulla biodiversità della foresta. Quest’area, infatti, è l’habitat di molti animali, tra cui alcuni primati, rane e uccelli, più di 860 specie di piante e più di 570 specie di farfalle. Il comitato nazionale olandese Unione Internazionale per la conservazione della Natura, nel 2016 pubblicò uno studio a sostegno della protezione della foresta, evidenziando l’impatto negativo dell’estrazione di bauxite. Il minerale di colore rosso, infatti, non è l’unica minaccia per l’Atewa Range Forest. L’area è già oggetto del taglio illegale di legname e di attività di estrazione artigianale dell’oro.

Autorità sorde

L’accordo tra la Cina e il governo del Ghana è stato registrato anche sull’Atlante della Giustizia Ambientale, che monitora i conflitti legati all’impatto degli accordi economici sulle comunità e sull’ambiente. Secondo il sito, oltre a minacciare la biodiversità la zona mineraria potrebbe causare problemi di salute alla popolazione. L’Atlante riporta anche possibili conflitti dovuti ai potenziali sfratti dalle terre in cui sorgeranno gli impianti o le vie di comunicazione. La coalizione di organizzazioni ambientaliste, a partire dall’annuncio dello scorso anno, ha scritto petizioni, organizzato incontri di sensibilizzazione con le autorità e con le comunità, senza ottenere, fino ad ora, un passo indietro. Le autorità locali sostengono il progetto, convinte che porterà posti di lavoro e maggiori profitti per una popolazione prevalentemente rurale e dedita all’agricoltura.

Marta Gatti da Nigrizia.it

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