Guerra del Nilo: Egitto-Etiopia, l’acqua per vivere

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Foto: Remocontro.it

La guerra del Nilo

Le rogne in Medio Oriente sono come gli esami di Eduardo De Filippo: non finiscono mai. Oggi parliamo di una “crisetta”, quella (guarda tu!) tra il “faraone” egiziano El-Sisi e lo scorbutico premier israeliano “Bibi” Netanyahu. Per la verità, la faccenduola, ancora “trattabile”, potrebbe trasformarsi in motivo di scontri ben più ponderosi tra i due ex nemici. Anche perché l’Egitto proprio sull’oggetto del contendere non fa sconti a nessuno. Si parla di acqua, che dalle parti del Cairo vuol dire “ossigeno”, nel senso che è preziosa quanto l’aria che i figli delle Piramidi respirano. E se l’Egitto, diceva Erotodo, “è un dono del Nilo”, chi briga per prosciugarlo merita tutte le maledizioni di Tutankhamon.

Le armi israeliane

Di cosa parliamo? Presto detto. Esiste e sta crescendo una “Guerra del Nilo” tra l’Etiopia e il Cairo. Il governo di Addis Abeba sta costruendo una ‘Renaissance Dam’ sul Nilo Azzurro, il maggior affluente del ramo principale del fiume (il Nilo Bianco). Così facendo rischia di ridurre drasticamente il volume delle acque che arrivano in Egitto dopo avere attraversato tutto il Sudan. Ma Israele che c’entra? C’entra, c’entra. Perché le sue supertecnologiche industrie degli armamenti hanno venduto agli etiopi un avanzatissimo sistema anti-missile, da piazzare proprio sulla diga, contro eventuali attacchi di ipotetici nemici. Che, in questo caso e visti i chiari di luna, non sarebbero tanto ipotetici. Un nome a caso? Gli egiziani, se lo scontro titanico per dissetarsi dovesse proprio andare male.

L’acqua strategica

E qui, attenzione, non parliamo di abbeverare i cammelli, ma di minima disponibilità di risorse idriche per quasi 100 milioni di assetatissimi egiziani. Che già stavano per rivoltarsi sei mesi fa, quando El Sisi, vista la penuria del prezioso liquido, aumentò le bollette… del 150%. Così, ieri gli israeliani hanno tagliato il nastro del loro luccicante “Spyder-Mr air defense system”, accoccolato in cima alla grande “Ethiopian Renaissance Dam”, orgoglio del popolo abissino. A questo punto, dicono spifferi di corridoio, pare che El Sisi sia uscito dai gangheri: secondo calcoli fati dai suoi esperti, infatti, il gigantesco tappo idroelettrico creerà un invaso di ben 74 miliardi di metri cubi d’acqua, pari al doppio della portata annuale del Nilo Azzurro al confine tra Etiopia e Sudan.

Ethiopian Renaissance Dam

Ma ad Addis Abeba le lamentazioni egiziane fanno il classico baffo. Con 15 mastodontiche turbine e tutto quel ben di dio d’acqua a disposizione, gli etiopi sono convinti di far decollare la loro gracile economia. Sia per quanto riguarda il settore energetico che per l’agroalimentare. Per cui, trattare (a chiacchiere) va bene, ma piazzare i missili sulla diga va ancora meglio. Fonti israeliane, intanto, fanno sapere che Addis Abeba ha scelto il sistema d’arma di Gerusalemme dopo le mirabilie dimostrate sul teatro di guerra indo-pakistano. Il sistema è in grado di lanciare due tipi diversi di missili: il Python-5 a corto raggio e il Derby-6. Con una portata di oltre 50 chilometri. El Sisi aveva supplicato Netanyahu di soprassedere. Ma si sa, business is business.

Piero Orteca da Remocontro.it

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