Viaggio su ruote in Italia

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A fine maggio questo episodio: un casting per un film, un annuncio inopportuno, forse scritto in fretta, forse in buona fede, in ogni caso scritto male. Cercasi “ragazzo di 15/18 anni nano o con altra disabilità che trasmetta tenerezza”. Si alzano polvere e parole, offese e scuse. La reazione più divertente, autoironica e provocatoria ce l’hanno loro, padre e figlio della famiglia Nicoletti, che con un video spopolano con l’hashtag #tenerezzastocazzo. In effetti la frustrazione non si può nascondere, perché all’Italia manca ancora parecchia strada sulla via di un linguaggio che non sia appiattito su un buonismo di facciata e una pietistica visione del diverso. Manca un linguaggio che filtri contenuti, che parli di inclusione, sì, ma anche di risorse, di comunità plurifacce: facce che riflettono storie, esistenze, battaglie e quotidianità diverse e non per questo necessariamente tenere e compatibili (da compatire, ma anche da conciliare con una normalità mainstream).

A me piace l’idea di non dilungarmi oggi su questa vicenda di cui si è ampiamente discusso, parlato e battagliato, ma di raccontarvene un’altra, che un po’ c’entra, un po’ no. Si tratta di un viaggio. Un viaggio alla scoperta della penisola e dei propri limiti, un viaggio di mobilità sostenibile contro pregiudizi insostenibili. Danilo e Luca, due amici, disabili come tutti per caso e non per scelta. Da loro nasce l’intenzione, con un triplice obiettivo.

Uno: fare sport, anche estremi. Giocare a tennis, volare con il deltaplano, navigare in barca a vela o scendere in downhill e canoa dislivelli di terra e di acqua. Perché lo sport è la sfida, per conoscere se stessi e gli altri, per costruire relazioni e traguardi.

Due: aprire le menti e gli occhi, per concepire con naturalezza la possibilità di una vita in autonomia; un viaggio che farà tappa anche nelle Unità spinali, in quei luoghi di apprendimento verso una nuova forma di movimento.

Tre: muoversi in compagnia, insieme a chi parte (regista, fotografa, operatori) e insieme a chi si incontra, condividere innovazioni che raccontano e mettono in pratica alternative di accessibilità funzionali e di design.

Un modo per sostenere con convinzione e con il sorriso che volere è potere, che una vita disabile non è una vita arrotondata per difetto. Non è una vita di rinunce, anche se a volte è una vita di compassioni indesiderate da smistare malvolentieri. Quello di Luca e Danilo però non è un viaggio di denuncia, ma un racconto con gli occhi di due ragazzi liberi, interessati alla tecnologia e alla sperimentazione, che sperano che altre persone vogliano unirsi al percorso per fare un pezzo di strada insieme, costruire nuovi progetti.

Un po’ come ha fatto Damiano La Rocca, 27 anni, siciliano, che ha progettato e creato una enterprise con base a Londra e con un nome evocativo. Seable. Un nome che mette insieme abilità e mare, per offrire vacanze che includano attività sportive, ma anche culinarie e culturali, all’insegna della promozione, dell’accessibilità e del territorio. Proposte sostenibili inizialmente finanziate dalla London Metropolitan University e appoggiate da Life onlus, associazione catanese dove lavora il padre.

Le preoccupazioni non mancano, soprattutto per la mancanza di servizi e strutture adeguate, che scoprono un territorio italiano - fisico e mentale - ancora deficitario. Muoversi nonostante le difficoltà e continuare a parlarne è uno dei passaggi necessari per mantenere alto il livello di attenzione e consapevolezza. L’idea di Danilo Ragona e Luca Paiardi è anche questo, un ViaggioItalia su ruote né in moto né in macchina né in bici ma in sedia a rotelle, un percorso iniziato a giugno 2015 con un primo tratto da Feltre alla Liguria, e ora pronto per un nuovo itinerario che li porterà da Bolzano alle isole. Noi li possiamo seguire su Facebook in questo cammino che li ha visti partire il 6 giugno e che durerà un mese. La loro sfida però, come quella di molti altri, è da raccogliere ogni giorno per combattere contro pregiudizi e preconcetti, distanze da colmare e tenerezze non da suscitare, ma solo da scambiare.

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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