Gli USA stracciano l’INF: dal 2 febbraio possono tornare in Europa gli euromissili

Stampa

Immagine: Peacelink.it

Gli Usa per bocca del segretario di stato americano, Mike Pompeo hanno appena annunciato il ritiro dallo storico trattato INF: firmato da Reagan e Gorbachev nel 1987, l’accordo bilaterale con la Russia proibisce armi nucleari di medio raggio (dai 500 ai 5.500 km) basate a terra. "La Russia ha violato per anni senza scrupoli il trattato e non ha mostrato alcun serio impegno nel volerlo rispettare", ha detto Pompeo precisando che “gli Usa sono comunque pronti a un nuovo accordo con Mosca entro sei mesi". E’ il tempo del processo di ritiro che potrà essere interrotto dalla distruzione da parte russa dei missili contestati dagli USA. 

La Casa Bianca ha quindi fatto sapere che nel frattempo gli Usa proseguiranno "con lo sviluppo delle nostre opzioni di risposta militare" e lavoreranno "con la Nato e i nostri alleati e partner per negare alla Russia ogni vantaggio militare derivante dalla sua condotta illegale". La NATO, da parte sua, in una nota ufficiale sottolinea che se Mosca "non onora i suoi obblighi del Trattato INF attraverso la distruzione verificabile di tutti i suoi sistemi missilistici 9M729, ritornando così alla piena e verificabile conformità prima che il ritiro degli Stati Uniti entri in vigore tra sei mesi, si assumerà la piena responsabilità della fine del trattato". 

La Russia nega le violazioni e sostiene che la mossa USA faccia parte di un piano per "uscire dai loro obblighi legali internazionali". Il ritiro statunitense non sarebbe questione di "colpa russa", ma di una ben precisa "strategia". Mosca ha esplicitato i timori anche per il New START, la riduzione dei missili strategici firmata a Praga l’8 aprile 2010 da Barack Obama e Dmitri Medvedev. Questo patto potrebbe semplicemente scadere il 5 febbraio del 2021 perché semplicemente non prorogato. Intanto Trump ha aperto all'ipotesi di un nuovo trattato per il controllo delle armi nucleari intermedie ma coinvolgendo altri Paesi, a partire dalla Cina. “Bisogna che tutti aderiscano mentre ora c'è una parte che quasi fa finta che non esista", ha dichiarato alla stampa con riferimento a Pechino. 

La Germania ha espresso preoccupazione: “Senza il trattato ci sarà meno sicurezza“, ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, parlando a Bucarest al termine della riunione delle diplomazie del continente. “Il trattato INF è stato violato dalla Russia e gli appelli lanciati negli ultimi 60 giorni per più trasparenza e più informazione non hanno dato risultati”, ha aggiunto Maas, che nelle ultime settimane ha fatto la spola tra Mosca e Washington, per tentare di salvare l’intesa: “E’ importante riportare il tema del disarmo e del controllo internazionale delle armi nell’agenda globale – ha spiegato ancora – includendo nel dibattito anche altri Paesi come la Cina, per questo motivo a marzo organizzeremo una conferenza sul disarmo a Berlino, dove la discussione verterà su nuovi tipi di armamenti”. 

Una posizione interessante e’ quella dell’Austria in quanto Paese non appartenente alla NATO (ma si tratta di un partner).“La corsa agli armamenti non solo aumenterebbe i rischi, ma costa anche un’enorme quantità di denaro che potrebbe essere utilizzata altrove”, ha dichiarato la ministra austriaca degli esteri Karin Kneissl. La richiesta di Vienna è di affrontare la questione nei forum internazionali per il disarmo. “Non sono cose che saranno negoziate in cinque o otto anni come un accordo di libero scambio”, ha avvertito Kneissl, una soluzione potrebbe “richiedere fino a trent’anni“.

Poco prima dell’annuncio di Pompeo l’Unione europea aveva fatto sentire la propria voce tramite Federica Mogherini: “I Paesi dell’Ue non sono parte del trattato, ma sono quelli che maggiormente ne beneficiano. – ha detto l’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera – Rivolgiamo il nostro appello affinché il Trattato sia preservato e rispettato in pieno da entrambe le parti”. Questo trattato è importante per la nostra “sicurezza. Non vogliamo che il nostro continente torni ad essere un campo di battaglia in cui altre superpotenze si affrontano, questo appartiene alla storia del passato remoto, e non vogliamo neppure valutare un percorso all’indietro su questo cammino”. 

Sul sito della Presidenza del Consiglio al momento non registriamo reazioni. Il ministro degli esteri Moavero Milanesi è in Romania e pare si stia occupando delle relazioni della UE con la Cina. Ma dovrebbe essere noto che su certi argomenti per conto dell’Italia, seppur terremotata politicamente e passata al Salvimaio, pensa e parla la NATO! Diventa facile allora scommettere sulla posizione che verrà fuori dal nostro governo: “I russi hanno torto ed hanno violato l’INF, ma auspichiamo che in questi 6 mesi le cose possano tornare a posto” (ovviamente lasciando gli americani a guidare le danze).

Il movimento disarmista degli Anni 80 ebbe sicuramente un ruolo decisivo nell’indurre Reagan e Gorbachev a firmare il Patto del 1987, che come prima conseguenza ha avuto la riduzione di 2300 armi nucleari da Paesi europei come Italia e Germania. Ma a sensibilizzare i due capi di Stato fu anche e forse soprattutto il rischio corso dalle superpotenze due volte nel 1983 di una guerra nucleare per errore. La prima fu sventata dal colonnello Stanislav Petrov in settembre: il militare si accorse che un attacco missilistico contro Mosca era in realtà un errore dei computer della base di sorveglianza. La seconda, in novembre, fu la spiata di un agente britannico infiltrato nel KGB:”Sospendete l’esercitazione NATO Able Archer che i russi stanno scambiando per un attacco vero!”. (Documentarsi su: La follia del nucleare come uscirne, Mimesis edizioni, 2018).

Il movimento disarmista odierno, per lo più organizzato nella Rete ICAN, premio Nobel per la pace, è impegnato per l'applicazione del nuovo trattato per la proibizione giuridica delle armi nucleari, approvato il 7 luglio 2017 all'Onu. Il Trattato entrerà in vigore dopo la ratifica di 50 Stati (attualmente siamo solo a quota 21), ma ha di fatto una funzione più di “stigmatizzazione” che di effettiva eliminazione delle armi nucleari. Altri passi diplomatici e di mobilitazione politica sono sicuramente necessari per raggiungere il risultato veramente decisivo del disarmo nucleare. Gli stessi dirigenti di ICAN  propongono il TPAN come “stimolo” al Trattato di Non Proliferazione e dichiarano di contenere le proprie ambizioni quando, sul loro sito istituzionale,  guardano esplicitamente al modello del Trattato sulle mine antipersona, la cui efficacia pratica è però molto dubbia e limitata.

Alfonso Navarra, espone la posizione dei Disarmisti esigenti e della Lega per il disarmo unilaterale fondata da Carlo Cassola. “Occorrerebbe combinare l’azione della diplomazia popolare che preme dal basso con una quarta ondata di mobilitazione di massa antinucleare (le prime tre sono state quelle dei partigiani della pace, dell’appello Russell-Einstein e delle lotte contro gli euromissili con perno a Comiso). Forse le manifestazioni dei giovani contro la minaccia climatica - lo school strike reso famoso da Greta Thunberg alla COP24 di Katowice - possono offrire speranze in questo senso, perché il possibile collasso del clima è strettamente intrecciato con la minaccia nucleare”.

Per l’intanto parte un appello con primo firmatario Alex Zanotelli che individua nel supporto al 4 aprile, giornata di lotta internazionale contro le basi USA e NATO, lanciata da una conferenza globale a Dublino, svoltasi nel novembre scorso (si vada su: https://nousnatobases.org/), una occasione di crescita politica ed organizzativa del movimento. L’appello esorta ogni realtà a fare propria questa scadenza e a unirsi per informare in modo diffuso la popolazione: occorre chiedere insieme le ragioni per cui, in Italia, il governo emerso dalle elezioni del 4 marzo, stando ad una analisi dei fatti scevra da ogni pregiudizio, attua una politica in perfetta continuità con quelli precedenti del PD e di Forza Italia. Ed esige, l’appello, per cominciare, dal suddetto governo, una serie di provvedimenti molto concreti:

- non prosegua l’acquisto degli F-35 e riducano in modo consistente le spese militari

- non faccia piazzare a Ghedi e Aviano le nuove bombe nucleari B61-12

- non lasci collocare in Italia nuovi missili "atomici" a causa della "condivisione nucleare NATO"

-  non continuino a permettere la vendita delle bombe all’Arabia Saudita 

- non continui a consentire l’uso delle basi statunitensi in Italia per la guerra in Siria e Yemen

- ritiri al più presto dall’Afghanistan e da tutte le altre missioni di guerra i soldati italiani - firmi e ratifichi il Trattato ONU per l’abolizione degli ordigni nucleari

-  chiuda le basi e le istallazioni USA e NATO in Italia e le riconverta a uso civile.

Alfonso Navarra portavoce dei Disarmisti esigenti. PER SOTTOSCRIVERE L’APPELLO ON LINE E LEGGERE tutto l'appello

Ultime su questo tema

Moni Ovadia: diventiamo tutti attivisti di Pace

19 Novembre 2018
La questione in campo è assoluta: è la questione della vita. "Sono Moni Ovadia e sostengo ICAN (International Campaign to abolish nuclear weapons) campagna internazionale per l’...

Appello contro la morte globale

07 Novembre 2018
Alex Zanotelli missionario comboniano è solidale con ICAN che ha ricevuto il premio Nobel per la pace per questa campagna in favore dell’abolizione delle armi nucleari. "Sono contro tutte...

Siamo tutti Premi Nobel per la Pace con ICAN

12 Ottobre 2018
Siamo tutti Premi Nobel per la Pace con ICAN: condividiamo con i nostri video l’impegno per la denuclearizzazione! La nostra campagna, anche con lo scopo di incrementare la quantità e la quali...

Nasce la rivista digitale "Il Sole di Parigi"

04 Ottobre 2018
Nasce l'rgano comunicativo dell’Osservatorio per l’attuazione dell’accordo globale di Parigi sul clima: con periodicità bi­mestrale a partire dall’anno 2019 intende dare voce alle iniziat...

Fukushima Daiichi: la vita e i diritti dei “liquidatori”

07 Settembre 2018
Il Giappone dovrebbe proteggere la vita e i diritti di migliaia di lavoratori ancora impegnati nella “bonifica” della centrale nucleare di Fukushima. (Alessandro Graziadei)

Video

Wolfang Sachs: "Il nucleare? Un ritorno al passato"