Una vita (con la fauna) selvatica #1

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Foto: Y2y.net

A poco più di un’ora di macchina da Calgary (Canada), la Bow Valley attira più di 4 milioni di visitatori l’anno. Qui sta succedendo qualcosa di straordinario. Si stanno costruendo il tessuto sociale, la consapevolezza e le competenze per permettere la coesistenza di persone e animali, tra cui i grandi carnivori. Living with wildlife, un documentario (2017) della regista Leanne Allison, è la storia di questi sforzi: la valle è in continuo cambiamento, esito di un processo iniziato negli anni ’80 e condizione ottimale per imparare costantemente qualcosa di nuovo rispetto ai movimenti di persone e animali e alle strategie più adatte al miglioramento della convivenza tra uomo e fauna selvatica. I biologi hanno descritto questa valle come uno dei paesaggi più trafficati per quanto riguarda gli spostamenti degli animali, ed è un luogo in cui grizzly, puma, cervi, alci, lupi e persone continuano a coesistere.

Se pensiamo alle polemiche che, quando dalle nostre parti si discute di questi temi, intasano le nostre discussioni e osteggiano soluzioni ingegnose e coraggiose… una domanda intelligente da porsi suonerebbe più o meno così: come ci riescono, invece, qui in Canada? Sono più matti, più ricchi, più ingenui, più esperti? La Bow Valley è probabilmente l’unico esempio del Nord America in cui un territorio sia stato in grado di raggiungere risultati di questo livello. Come ne sono stati capaci?

Mettendo in campo azioni semplici ma integrate e coordinate, a partire dalla gestione dei rifiuti, per i quali la Regione è riconosciuta come leader mondiale nei sistemi “a prova di orso”. Negli anni ’70 frequentissimi erano gli scenari di orsi che frugavano indisturbati nei cassonetti della spazzatura, che loro stessi riuscivano ad aprire o lasciati aperti da persone sbadate. Una situazione di indubbia sconvenienza, che favoriva abitudini molto pericolose: come riuscirono a risolverla? I fondi stanziati furono utilizzati per fare una cosa: sostituire l’apertura dei bidoni delle immondizie con una maniglia a senso invertito, semplicissima per l’uomo ma di impossibile apertura per l’orso. Una soluzione che ebbe ottime ricadute, scardinando la connessione che si era instaurata tra le abitudini e l’attrazione che gli orsi nutrivano verso il centro abitato… e le gratificazioni alimentari che ne derivavano!

In effetti, in quanto onnivori, gli orsi si deliziano con attrattori di diversa natura, e la soluzione per il problema dei rifiuti non è universale:rimangono le mangiatoie per gli uccelli, la frutta sugli alberi quando non raccolta tempestivamente… gli orsi sono continuamente alla ricerca di cibo e se qualcosa diventa indisponibile si ingegnano rapidamente a individuarne la sostituzione. E’ un modo di comportarsi che però, in certi casi, permette anche all’uomo di anticiparne le mosse e prevenire i danni. Per esempio rimuovendo attrattivi alimentari accessibili nell’area occupata dalla città (piante con golose bacche, etc.), la cui intensità viene periodicamente diradata in prossimtà di sentieri e piste ciclabili, scoraggiando così gli orsi ad avvicinarsi a quelle zone: il passaggio non è impedito, ma vengono meno quegli elementi che possono invogliarli a rimanere e fermarsi.

Gli animali infatti hanno un grande bisogno di muoversi: lo fanno principalmente per trovare il cibo e per riprodursi. Generalmente usano percorsi molto simili tra loro per spostarsi, percorsi che vengono definiti “corridoi”. Anche su questo fronte la Regione intorno a Canmore è diventata un riferimento mondiale per la messa in opera di passaggi per attraversamento delle autostrade e proprio qui sono state elaborate le prime linee guida ufficiali sui corridoi per gli animali selvatici in Nord America. In effetti, dall’essere una sonnecchiosa cittadina di circa 4.000 residenti, immersa nella natura, Canmore passò, negli anni dopo le Olimpiadi del 1988, a meta turistica che contava quasi 10.000 residenti. Gestire la forte pressione per lo sviluppo non fu facile. Lo conferma Karsten Heuer, biologo indipendente: i migliori corridoi che attraversano e circondano la cittadina sono stati distrutti dagli insediamenti, ed è proprio qui che sono iniziati fervidi dibattiti sulla connettività ecologica nel momento in cui, a livello globale, in biologia si stava discutendo proprio dell’importanza di connettere le popolazioni di animali tra loro isolate, sia intraparchi che a livello regionale. Nel caso specifico, la questione si capisce facilmente con uno zoom out di Google Earth: si vede chiaramente come l’area sia un corridoio fondamentale tra il Parco Nazionale di Banff e la regione di Kananaskis, e se ci si allontana ancora di più se ne vede la rilevanza come collegamento, esteso per oltre 3400 km nord-sud, tra il Parco Nazionale di Yellowstone e la penisola dello Yukon.

L’autostrada TransCanada è una barriera importante per il movimento degli animali e taglia tutta la valle: sono serviti oltre 20 anni per recintarla e costruire strutture di attraversamento per gli animali... ma ha funzionato! La mortalità degli animali selvatici per incidenti stradali è diminuita dell’80% e, su queste strutture, sono stati documentati oltre 100.000 passaggi. Questo ci dice chiaramente una cosa…

Quale? Lo saprete domani!

Anna Molinari

Giornalista pubblicista, laureata in Bioetica presso la Facoltà di Scienze Filosofiche di Bologna, ha frequentato a Roma la scuola di Scienze politiche internazionali, cooperazione e sviluppo di Focsiv e ha lavorato presso il Ministero dell’Interno - Commissione per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e il Consiglio Italiano per i Rifugiati. Dal 2011 cura per Fondazione Fontana Onlus e in provincia di Trento laboratori formativi e percorsi di sensibilizzazione rivolti a scuole e cittadinanza su temi a carattere sociale, con particolare attenzione a tutela ambientale, sovranità alimentare, stili di vita sostenibili ed educazione.

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