Quando gli incendi sono “Mangia tutto”

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Se il 2018 si è chiuso con un calo drastico degli incendi boschivi rispetto al 2017 (90% in meno di richieste di intervento aereo), il 2019 si è aperto purtroppo con dei grossi incendi. Nelle province di Varese e Como, in una sola settimana le fiamme hanno distrutto oltre 800 ettari di boschi. In Piemonte, in aprile è stata devastata dalle fiamme la Riserva Speciale, Patrimonio Unesco, del Sacro Monte di Belmonte,ein questi primi quattro mesi dell’anno i vigili del fuoco sono stati impegnati a domare oltre 300 incendi boschivi, la cui propagazione è stata favorita da due mesi di siccità assoluta. Per farci un’idea della situazione di siccità che si sta vivendo nella regione, basta pensare cheil Lago Maggioreè in rosso di 200 milioni di metri cubi e il fiume Po in alcune aree ha avuto a marzo una portata del 46% sotto il valore storico.

Gli incendi boschivi di questi mesi lasceranno grandi perdite al nostro patrimonio naturale. Gli esperti stimano che tutti gli alberi bruciati dal fuoco moriranno entro il primo anno. Soprattutto, un dato che fa riflettere, rilevato dal quotidiano Green Report, sottolinea come in tutto il mondo gli incendi boschivi stiano diventando più grandi, veloci e mortali a causa dei cambiamenti climatici e della cattiva gestione delle foreste. In questi mesi, ad esempio, è strano notare come in pieno inverno, il fuoco, spinto dal forte vento e dalla siccità, stia incenerendo centinaia di ettari di bosco in Corsica e nel Mediterraneo.

Come spiega la Fondazione catalana Pau Costa (Pcf): “Tradizionalmente possiamo prevedere il comportamento del fuoco e la direzione dell’incendio, ma in alcune condizioni non è possibile”. Questo tipo incendi mostrerebbero un comportamento diverso rispetto a quelli del passato e sono definiti “Mangia tutto”. Quando se ne sviluppa uno, può generare 100.000 kilowatt di energia per metro: “Si tratta di dieci volte quello che un pompiere può gestire. I vigili del fuoco non possono avvicinarsi alle fiamme e devono richiedere un supporto aereo” rimarcano gli esperti del Pcf.

Gli incendi boschivi “Mangia tutto” sono sempre meno rari e alla Pcf fanno notare che «la prima volta che ci siamo resi conto che stava cambiando qualcosa, è stato nel 2009 e 2012», riferendosi agli incendi boschivi del Black Saturday nello stato australiano del Victoria, nei quali morirono 173 persone, e ai colossali incendi in Spagna, Portogallo, Cile e California.

Gli esperti del Pcf affermano che il cambiamento climatico, provocando una minore quantità di precipitazioni sta creando condizioni senza precedenti, favorevoli agli incendi, che fanno bruciare le foreste con maggiore intensità. L’estate scorsa ad esempio, abbiamo avuto incendi in quasi tutti i paesi europei

Per quanto riguarda l’Italia, la Protezione Civile conferma l’impatto della siccità crescente sull’andamento degli incendi: “Nelle regioni settentrionali, gli incendi boschivi si sviluppano soprattutto nella stagione invernale-primaverile, la più siccitosa, quando la vegetazione è stata seccata dal gelo. Al contrario, nelle regioni centro-meridionali, dove il clima è mediterraneo, il fuoco si sviluppa prevalentemente nella stagione estiva, calda e siccitosa”.

Se i cambiamenti climatici e la siccità prolungata peggiorano l’intensità e la gravità degli incendi, le cause del fuoco hanno prevalentemente a che fare con la scarsa attenzione al territorio e al bene comune.

Nel 2017, anno record per gli incendi in Italia, Legambiente ha stimato che in un solo mese, da metà giugno a metà luglio, sono bruciati 26 mila ettari di bosco, cioè tanti quanti in tutto il 2016. In quell’occasione, il colonnello Mauro Capone, capo ufficio comando tutela forestale dei Carabinieri, aveva detto al Post  che quasi la totalità degli incendi ha avuto cause umane, intenzionali o non intenzionali. Tra le cause dell’azione involontaria dell’uomo ci sono le scintille causate dai freni di un treno, la ripulitura dei campi da parte degli agricoltori ma anche l’uso di lanterne cinesi durante le feste, che dopo aver preso il volo possono atterrare su un campo e innescare un incendio. La causa prevalente degli incendi sono quindi i comportamenti colposi collegati a noncuranza, negligenza, imperizia e sottovalutazione del rischio

Accanto agli incidenti involontari ci sono anche i casi di incendio intenzionale. Secondo Legambiente, il 60 per cento degli incendi in Italia è causato volontariamente, salvo poi il fatto che questi si propagano in maniera incontrollata. Nelle zone di montagna, ad esempio, spesso la responsabilità viene attribuita ai pastori, che bruciando ettari di bosco creano nuove zone per i pascoli. 

Oggi, a differenza di 20 anni fa, difficilmente ad innescare gli incendi è l’interesse economico. La legge 353 del 2000 ha infatti imposto limiti molto stringenti alle attività che si possono compiere su un terreno colpito da incendio. La legge vieta per quindici anni che le zone boscate ed i pascoli i cui suoli siano stati percorsi dal fuoco, possano avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio. Una concausa degli incendi boschivi è anche lascarsa attenzione alla prevenzione, che consiste in azioni come la pulizia del sottobosco, la realizzazione di fasce tagliafuoco, la riduzione del materiale combustibile e la pulizia delle fasce laterali delle strade.

Sulla situazione degli incendi boschivi in Italia, segnaliamo la mappa open data realizzata dal progetto “Italia a Fuoco”che si aggiorna automaticamente ogni sette giorni e si basa sui dati forniti dal centro europeo Copernicus Ems. La mappa permette di monitorare quasi in tempo reale la situazione degli incendi in tutta Italia e, come sottolineano gli autori, l’augurio è che contribuisca a sensibilizzare i cittadini sulla necessità di tutelare in modo più attento ed efficace il nostro patrimonio boschivo

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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