Il carbone di Endesa in Spagna, una spina nel fianco dell’Enel

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Centrale a carbone di Endesa, in Spagna - Foto Javier Campos (Flickr) via Wikimedia Commons

L’Instituto Internacional de Derecho y Medio Ambiente (IIDMA) e l’organizzazione italiana Re:Common hanno partecipato all’Assemblea degli Azionisti di Enel, proprietaria di Endesa – detiene il 70% delle azioni della società spagnola. Entrambe le organizzazioni hanno messo in discussione l’ambiguità della politica climatica del Gruppo Enel durante l’incontro e hanno chiesto un piano per la chiusura delle loro centrali termiche, comprese quelle di Endesa in Spagna.

Entrambe le organizzazioni hanno dichiarato a Enel che mantenere aperte queste strutture è un rischio importante per la sua strategia aziendale. L’Italia si è già impegnata ad abbandonare il carbone entro il 2025 e l’Enel deve pertanto garantire che le centrali in Italia chiudano al massimo entro tale data. Pertanto, non ha senso continuare a mantenere le centrali a carbone di Endesa in Spagna, in quanto rappresentano un grave rischio per l’impresa. Soprattutto dopo una recente analisi del CDP (Carbon Disclosure Project), che ha dimostrato come gli impianti a carbone di Endesa siano particolarmente vulnerabili ai rischi climatici.

In occasione dell’assemblea degli azionisti del 2017, Enel aveva annunciato la chiusura degli impianti di Teruel e Compostilla nel 2020. Tuttavia, il ministero dell’Energia, del Turismo e dell’Agenda digitale ha reagito con un progetto di regio decreto per evitare la chiusura degli impianti, criticato da organizzazioni e imprese, che ora è stato trasformato in un progetto di legge presentato dal gruppo parlamentare del Partito Popolare. Inoltre, recenti dichiarazioni del CEO di Endesa lasciano aperta la possibilità che questi impianti continuino a funzionare in caso di adozione di “meccanismi di capacità elettrica” (che garantiscano la sicurezza deggli approvvigionamenti corrispondendo aiuti agli operatori del settore per i loro investimenti di lungo termine). IIDMA e Re:Common hanno messo in discussione le contraddizioni tra Enel ed Endesa e hanno chiesto ancora una volta chiarezza sul futuro di questi impianti.

L’impianto di Alcudia, nelle Isole Baleari, è uno dei più discussi dell’ultimo anno, dopo che il governo delle Baleari ha annunciato la chiusura dei suoi gruppi I e II entro il 2020, come parte della sua legge regionale sul cambiamento climatico e la transizione energetica. Sebbene la chiusura dei gruppi I e II non incida sulla sicurezza dell’approvvigionamento delle isole, il governo spagnolo è riluttante e Endesa non ha rilasciato alcuna dichiarazione al riguardo. Pertanto, anche IIDMA e Re:Common hanno chiesto al Consiglio di Amministrazione la conferma della chiusura di questi gruppi in particolare. Entrambe le organizzazioni hanno inoltre richiesto informazioni sul futuro dei Gruppi III e IV.

Endesa è l’azienda che emette il maggior numero di tonnellate di CO2 equivalente in Spagna. Possiede 6 delle 15 centrali termiche ancora in funzione in Spagna, che dal 2014 sono state responsabili di oltre 700 decessi prematuri ogni anno e i cui costi sanitari variano da 880 a 1.667 milioni di euro. Tre degli impianti di Endesa sono inclusi nell’elenco dei 30 impianti più tossici d’Europa stilato dalla piattaforma “L’Europa al di là del carbone”: Litoral, As Pontes e Andorra. Endesa ha recentemente presentato un documento sulle “Buone pratiche per la gestione della CO2”, con l’impegno di perseguire la realizzazione di un’economia decarbonizzata. Il CEO José Bogás si è detto convinto “della necessità e della possibilità di una transizione graduale verso la decarbonizzazione completa entro il 2050”. Tuttavia, il suo piano per le centrali a carbone non sembra essere molto coerente con questa visione.

Un altro dei problemi che queste organizzazioni hanno sollevato con Enel è la recente campagna di comunicazione che Endesa ha lanciato per “mascherare” l’inquinamento causato dal carbone. La campagna, con vari mezzi, ha sostenuto che le emissioni dei trasporti causano più morti di quelle delle centrali a carbone. Oltre a ignorare gli effetti sul cambiamento climatico, questa campagna mediatica appare contraria alla strategia di decarbonizzazione del Gruppo Enel per il 2050. La maggior parte delle centrali di Endesa brucia carbone importato, che ha lo stesso impatto del carbone domestico. I paesi di origine del carbone sono: Colombia, Indonesia, Russia e Sudafrica, considerati dalla campagna Bettercoal paesi ad alto rischio per motivi legati al rispetto dei diritti umani, alla corruzione, alle condizioni di salute e di sicurezza sul lavoro e ai rischi commerciali. IIDMA e Re: Common hanno chiesto alla dirigenza dell’Enel quali misure stia adottando Endesa per evitare tali rischi.

“La credibilibità dell’impegno per il phase out del carbone preso all’assemblea degli azionisti del 2017, e quindi della strategia climatica di tutto il gruppo Enel, è a rischio se non si dice chiaramente come si esce da questa esperienza dannosa per l’ambiente e le comunità locali in Spagna. E’ una questione di giustizia e l’Enel non può usare doppi standard in Italia e Spagna perché il clima del pianeta è uno soltanto”, ha dichiarato Antonio Tricarico di Re:Common.

Da Recommon.org

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