Quale sarà il futuro della geotermia italiana?

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Foto: Pisatoday.it

Mentre fra poco più di un anno diventerà operativo il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, presentato dal primo Governo Conte ad inizio 2019, manca ancora una stesura definitiva del decreto FER2 dedicato ad alcune energie rinnovabili, uno dei tasselli fondamentali per consentire al sistema Italia di affrontare tutti gli obiettivi di sostenibilità del Piano. Per questo il coordinamento Fonti Rinnovabili Efficienza Energetica (Free) i cui soci rappresentano 27 associazioni e istituzioni del settore energetico rinnovabile e circa 4.000 aziende che occupano 150.000 persone, lo scorso mese si è rivolto con una lettera direttamente al Ministro Stefano Patuanelli del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) ricordando l’importanza di varare al più presto il decreto “FER2” per l’incentivazione dell’energia elettrica prodotta dalle suddette fonti rinnovabili: “è essenziale che anche in Italia all’inizio del prossimo anno diventino operative le misure di incentivazione di tecnologie innovative come le bioenergie, la geotermia e il solare termodinamico, per le quali esistono in Italia importanti filiere industriali”.

In particolare, secondo un parere espresso dal Parlamento dell’Unione europea lo scorso anno, “l’energia geotermica è un’importante fonte di energia rinnovabile locale, che solitamente presenta emissioni notevolmente inferiori rispetto a quelle dei combustibili fossili, e alcuni tipi di impianti geotermici producono emissioni prossime allo zero. […] La Commissione – aveva spiegato l’Europarlamento - dovrebbe quindi facilitare solo l’impiego di energia geotermica a basso impatto ambientale, in grado di conseguire risparmi in termini di emissioni di gas serra rispetto alle fonti non rinnovabili”. Una presa di posizione che al momento non sembra avere cittadinanza proprio nel Paese che ha dato origine alla geotermia mondiale due secoli fa nella Valle del diavolo, in Toscana, e grazie alle cui competenze anche altri Paesi hanno potuto iniziare ad attingere al calore della Terra per produrre energia. Un primato che ancora oggi ci viene universalmente riconosciuto e che aveva spinto l’Unione geotermica italiana (Ugi) a lanciare un accorato appello allo scorso Governo per la tutela di questo settore energetico strategico. Verrà ascoltato dal nuovo Governo Conte? E quale sarà il futuro della geotermia in Italia? 

Come abbiamo già anticipato il decreto FER1 sulle rinnovabili, che è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale 185 lo scorso 9 agosto, non contempla il rinnovo degli incentivi alla geotermia, che è slittato all’interno del decreto FER2 ancora in fase di elaborazione. Il confronto politico portato avanti sul tema dai Comuni geotermici e dalla Regione Toscana con il Mise ha portato negli ultimi mesi importanti rassicurazioni sul tema, che, tuttavia, dopo il cambio di Governo si attende siano confermati dai  nuovi vertici del ministero. Al momento, per quanto riguarda gli incentivi alla geotermia, i dati più attendibili sono quelli espressi dal Gestore dei Servizi Energetici (Gse), che nel suo ultimo aggiornamento ha stimato la cifra attualmente messa in campo dal Governo: “il costo indicativo per l’anno in corso stimato ammonta a 100,4 milioni di euro suddivisi tra l’incentivo ex Certificati Verdi (88,5 milioni di euro), gli incentivi introdotti dal DM 6/7/2012 (10,9 milioni di euro) e quelli relativi al DM 23/6/2016 (1 milione di euro)”. La geotermia assorbe dunque il 2% circa degli incentivi che il Gse stima di erogare a sostegno delle fonti rinnovabili non fotovoltaiche nel corso del 2019, ovvero 4,866 miliardi di euro. 

Se vi sembra tanto è bene sapere che i circa 100 milioni dedicati alla geotermia euro sono briciole in confronto ai sussidi erogati ogni anno in Italia a sostegno dei combustibili fossili, stimati dal Ministero dell’Ambiente in 16,8 miliardi di euro, una cifra dunque 168 volte superiore. Una situazione insostenibile, che poco si concilia con la reale volontà di contrastare il cambiamento climatico e che è stata evidenziata lo scorso mese anche dalla Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), ovvero la più grande rete della società civile mai costituita nel nostro Paese, che il 17 ottobre ha presentato a Roma il  Rapporto 2019, che fotografa l’andamento dell’Italia rispetto al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030. Per ASviS se tra il 2016 e il 2017 si rilevano per l’Italia miglioramenti in nove aree: salute, uguaglianza di genere, condizione economica e occupazionale, innovazione, disuguaglianze, condizioni delle città, modelli sostenibili di produzione e consumo, qualità della governance e pace, giustizia e istituzioni solide e infine, cooperazione internazionale; in due aree, educazione e lotta al cambiamento climatico, la situazione rimane sostanzialmente invariata. Nello specifico i temi legati all’energia pulita dell'obiettivo 7 indicato nell’Agenda ONU “hanno subito una flessione negativa a partire dal 2014”, causata dalla “riduzione della produzione di energia da fonti rinnovabili che, dopo aver raggiunto il suo valore massimo nel 2014, diminuisce di sei punti percentuali negli ultimi quattro anni”.

Per ASviS la geotermia in Italia è tra le fonti energetiche sulle quali puntare per invertire questo trend, sia sul versante elettrico, sia su quello termico. Ad oggi la geotermia rappresenta, infatti, solo il 6%  dell’energia elettrica prodotta in Italia da rinnovabili, ma esistono ancora ampi margini di sviluppo, sia nel caso toscano, dove già oggi la geotermia rappresenta oltre il 73% della produzione di elettricità rinnovabile, sia in quello di altre regioni. Per l’Ugi “il potenziale geotermico di medio-alta temperatura esistente in Italia servirà a produrre energia elettrica per almeno 5.000 MWe per un periodo di sfruttamento di almeno 50 anni”. “Occorre quindi - ha sottolineato nel rapporto l’ASviS - sviluppare la ricerca e lo sviluppo di tecnologie e apparati che favoriscano l’utilizzo di questa energia rinnovabile gratuita e disponibile costantemente”. Un fronte sul quale l’Italia ha ancora ampi margini di miglioramento dato che nell’impiego della geotermia il nostro Paese, pur avendone le possibilità fisiche e tecnologiche, è ancora molto lontano dalle più virtuose nazioni in Europa. Per questo oggi, incentivare la scelta energetica geotermica, senza sottovalutare gli impatti ambientali e le metodologie di sviluppo partecipate con le comunità interessate, potrebbe consentire lo sviluppo di una delle eccellenze italiane in campo energetico. 

Alessandro Graziadei

Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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