Quel che “Vaia” ci insegna *

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La tempesta di acqua e vento che nell'ottobre scorso ha spazzato via 41.491 ettari di bosco ci parla del cambiamento climatico e della nostra insostenibilità. Di un clima sempre più segnato da eventi estremi, la cui causa è riconducibile al surriscaldamento terrestre e ad un modello di crescita che non fa i conti con il tema del limite.

Le comunità locali hanno reagito ad una condizione per molti aspetti inedita almeno per il territorio alpino con un poderoso intervento di emergenza per liberare e mettere in sicurezza abitazioni, strade, corsi d'acqua e infrastrutture. Un'emergenza che prosegue nel recupero delle piante abbattute (il loro allestimento, la vendita, il prelievo delle ceppaie), il rischio di frane, le conseguenze di tipo fitosanitario, evidenziando condizioni diverse da territorio a territorio e limiti dovuti alla mancanza di strumenti di autogoverno e di coordinamento fra le regioni.

Ma la risposta non può essere affidata alla sola emergenza, richiede un ripensamento che investe tanto la fragilità dei nostri territori, i caratteri della presenza umana in montagna (il legno, il pascolo, l'agricoltura di montagna e le loro filiere), la distanza fra l'ambiente montano e i luoghi decisionali che spesso vedono la montagna come una cartolina.

Nel cambiamento climatico gli eventi straordinari sono destinati a diventare normali e dunque a ripetersi. Serve un'efficiente protezione civile ma, prima ancora, occorre un cambiamento profondo del nostro modo di vivere. Ce lo chiedono gli scienziati della Commissione delle Nazioni Unite sul clima, ce lo chiede Francesco nell'enciclica “Laudato Si’”, ce lo chiedono Greta Thunberg e le generazioni a venire.

Abbiamo il dovere di interrogarci sulla nostra impronta ecologica, sul nostro aver consumato a livello planetario già il primo di agosto 2018 (overshoot day) le risorse che gli ecosistemi terrestri erano in grado di produrre nei dodici mesi di quello stesso anno (per l'Italia quella data è stata il 24 maggio). È la nostra insostenibilità, riflettiamoci. 

Michele Nardelli * Temi sviluppati nel “Viaggio nella solitudine della politica” su www.zerosifr.eu

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