Attraversando i campi di mais

Campi di mais a Ol Moran in Kenya (Foto: Bin S.)

Kenya, giugno 2016. La stagione delle piogge nel Kenya centrale non è per nulla avviata e gli effetti sono visibili laddove l’attività agricola è ancora legata all’andamento pluviometrico, dove i sistemi di irrigazione, anche quelli più artigianali, non trovano bacini nei quali immergere tubi e pompe: i campi chiedono acqua. Il mais, principale cereale delle terre kikuyu, ma anche di altre comunità, dal quale si ricava l’ugali, la polenta, fatica a crescere. Questo significa che i raccolti potrebbero essere deficitari da qui a qualche mese mettendo profondamente in difficoltà i sistemi sociali più legati all’autoproduzione. Sulle alte terre del distretto di Laikipia, il ritardo delle piogge è l’argomento principale delle conversazioni. La preoccupazione è tanta: dalla pioggia dipende la sopravvivenza di migliaia di persone fino alla prossima stagione. I cereali importati sono costosi e il rischio di una crisi alimentare è sempre latente. Attraversando queste alte terre per chilometri e chilometri, il pensiero non cambia: la terra, i suoi uomini e le sue donne hanno sete. L’acqua è sempre la posta in gioco più strategica, quella sulla quale si scommette di più.

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