Cambogia: fotografie mancanti

"Hidden photos" (fonte: http://www.torinofilmfest.org/)

Gli anni del regime dei Khmer rossi sono passati, ma restano presenti in una memoria non ancora rielaborata. Il Partito Comunista di Kampuchea ha vissuto in Cambogia dal 1968 al 1999. Impegnati nella "purificazione" del paese, il partito e il regime di Pol Pot forti negli anni Settanta del Novecento (1975-1979) hanno massacrato, distrutto, violentato un intero paese; due dei leader sono stati processati e incarcerati a vita per crimini contro l'umanità. La Cambogia è alla ricerca di linguaggi nuovi per ricostruire la storia, per riappropriarsene attraverso immagini, parole, suoni. Anche Hidden photos (prodotto da Zelig - Scuola di Documentario, Televisione e Nuovi Media) fa parte di questa ricerca. È  il documentario d’esordio di Davide Grotta, fotografo e videografo italiano che ha trovato la sua passerella al Torino Film Festival. Le "immagini mancanti" sono quelle fatte sparire in fretta e furia dalle famiglie cambogiane all'inizio del regime per non rendere nota la loro appartenenza sociale. “In tutto il mondo le foto proliferavano, e qui si buttavano via. Durante il regime degli Khmer Rossi, non esisteva nulla di più pericoloso della fotografia”. Il documentario ricostruisce, mette in scena e a confronto tre modalità di rappresentare la storia. Quella museificata attraverso la rappresentazione statuale in cera del Museo delle cere del Cambodian Cultural Village di Angkor Wat; quella delle fotografie del regime del fotografo ufficiale Nheim Ein ancorate ad uno dei passati più bui dell'umanità; e quella delle fotografie di Kim Hak, giovane fotografo cambogiano, che raccontano un presente alla ricerca di uno spiraglio di luce ma che non può fare a meno di specchiarsi in un passato ancora non cicatrizzato. La famiglia di Kim Hak è riuscita a salvare la propria memoria fotografica familiare, seppellendo e occultando le foto di famiglia in un campo. Da lì si parte ... Potremmo dire che Hidden photos è una "passeggiata non priva di ostacoli nella Storia, è un viaggio nella rappresentazione (..). È un film duro, che nei due fotografi a confronto, uno davanti all'altro, racchiude i loro modi antitetici di intendere la realtà e la sua rappresentazione, i loro opposti sguardi politici e sociali, le loro incompatibili prerogative umane". Davide Grotta costruisce un "complesso discorso sulla fotografia e sull’immagine, e sulla possibilità/necessità di preservare/tramandare una memoria storica nazionale, comprensiva di uno sterminio, attraverso le immagini". Ancora una volta è una questione di scelta. Kim Hak è alla ricerca di un immaginario per il suo Paese che superi il cliché iconografico legato al turismo dell’Angkor Wat o ai Khmer rossi. È un documentario da vedere. Qui il trailer.

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