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Tortura: Giornata mondiale per le vittime, ma in Italia manca ancora il reato

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Manifestazione contro la tortura - Foto: ©Amnesty

"Nonostante l’esistenza di un esauriente quadro giuridico e istituzionale per la prevenzione della la tortura, questa è ancora largamente tollerata o addirittura praticata dai governi e l’impunità dei responsabili continua a persistere". E' la denuncia contenuta nel messaggio del Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon per la 'Giornata internazionale per le vittime di tortura' che si celebra oggi 26 giugno. "La Giornata internazionale a sostegno delle vittime della tortura è un’occasione per riaffermare il diritto di tutti, uomini e donne, di viveri liberi dalla paura della tortura. Questa, così come qualsiasi forma di trattamento o punizione crudele, degradante e inumana, non ha alcuna giustificazione in nessun luogo e in nessuna circostanza" - ha detto Ban.

"Esorto tutti gli stati membri delle Nazioni Unite che non hanno ancora provveduto, a ratificare e applicare la Convenzione ONU contro la tortura e le disposizioni del Protocollo Facoltativo - ha aggiunto Ban. Inoltre faccio appello a tutti gli stati membri, affinchè supportino le visite del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla tortura in quei luoghi dove gli individui sono deprivati della propria libertà nel loro stesso paese e si impegnino a promuovere una maggior cooperazione per garantire il completo accesso".

L'esortazione del Segretario generale dell'Onu si applica anche all'Italia. Come sottolinea il recente Rapporto di Amnesty International, a distanza di 20 anni dalla ratifica della Convenzione Onu contro la tortura (Cat) l'Italia resta priva di uno specifico reato di tortura nel codice penale". "Di conseguenza - sottolinea la nota del rapporto sull'Italia - gli atti di tortura e maltrattamenti commessi dai pubblici ufficiali nell'esercizio delle proprie funzioni vengono perseguiti attraverso figure di reato ordinarie (lesioni, abuso d'ufficio, falso etc.) e puniti con pene non adeguatamente severe e soggetti a prescrizione.

Amnesty fa esplicito riferimento alle sentenze sui casi del luglio 2001 al G8 di Genova. Nella sentenza del tribunale per le violenze contro i manifestanti detenuti nella caserma di Bolzaneto 15 persone, tra cui agenti di polizia penitenziaria e medici, sono stati condannati in primo grado per le "condotte inumane e degradanti" che "avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di 'tortura' adottata nelle convenzioni internazionali". Anche la condanna in primo grado a 13 agenti di polizia per le violenze commesse contro i manifestanti alloggiati presso la scuola Armando Diaz "per calunnia e per fabbricazione di prove false" è improbabile che venga scontata a causa dell'intervento della prescrizione.

La denuncia dell'associazione non è nuova: già lo scorso anno in occasione della 'Giornata internazionale per le vittime di tortura', Amnesty aveva richiamato il Governo italiano ad adempiere all'obbligo internazionale di prevenire e reprimere la tortura introducendone il reato anche nel nostro ordinamento giuridico.

Per la giornata, Amnesty International ha lanciato diverse petizioni a vari governi per chiedere di mettere al bando la tortura e di adeguare le proprie normative alle convenzioni internazionali. [GB]

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