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Rifugiati palestinesi: espulsioni e discriminazioni nei Paesi ospitanti

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I campi profughi somigliano a slum urbani - Foto: ©UNRWA

Le prime espulsioni risalgono a oltre un anno fa. Ma, ad oggi, nessuna novità nonostante le proteste di associazioni e diretti interessati: centinaia di cittadini libanesi e palestinesi originari di Gaza sono stati costretti a lasciare gli Emirati Arabi Uniti , dove, nella maggior parte dei casi, risiedevano da anni e addirittura decenni.

La questione, oggetto di una lettera datata 19 luglio e indirizzata al ministero degli interni degli Emirati Arabi Uniti da parte del direttore esecutivo di Human Rights Watch Sarah Leah Whitson, presenta diversi aspetti critici sotto il punto di vista della tutela dei diritti umani. “E’ passato oltre un anno dall’inizio delle deportazioni di centinaia di cittadini libanesi e palestinesi originari della Striscia di Gaza - scrive la direttrice - e il Governo degli Emirati non ha fornito una giustificazione adeguata per queste deportazioni né ha permesso ai diretti interessati di presentare ricorso”.

Alla base delle espulsioni di questi cittadini ci sarebbero, secondo HRW, motivazioni di tipo politico: i cittadini libanesi prima delle espulsioni non motivate sarebbero stati interrogati sul loro legame con Hezbollah, mentre nel caso dei palestinesi della Striscia il legame non gradito sarebbe quello con Hamas. In base agli accordi internazionali in materia ratificati dagli Emirati Arabi Uniti, le persone invitate a lasciare il Paese dovrebbero essere informate sulle ragioni di tale decisione ed avere la possibilità di presentare ricorso presso l’autorità competente in base al principio di non discriminazione sulla base dell’appartenenza etnica o nazionale.

In particolar modo, il comportamento delle autorità risulterebbe contrario a quanto stabilito all’articolo 26 della Carta Araba dei Diritti Umani, secondo il quale “Nessuno Stato Parte può espellere una persona che non ha la nazionalità dello Stato ma che si trova legalmente sul suo territorio, salvo in esecuzione di una decisione presa in conformità con la legge e dopo che la persona sia stata autorizzata a ricorrere contro tale provvedimento ad un’autorità competente, a meno che non sussistano ragioni imprescindibili di sicurezza nazionale che lo impediscono. Le espulsioni collettive sono proibite in ogni circostanza”.

E se ne torna a parlare. Secondo dati dell’ONU sono 4,6 milioni i rifugiati palestinesi in tutto il mondo (dati in .pdf), ma si trovano soprattutto in Giordania, Libano, Siria e nei Territori Palestinesi. 3,7 milioni risultano registrati presso l’agenzia UNRWA, creata appositamente per occuparsi della questione, oltre un milione vive in campi profughi gestiti dall’agenzia stessa. I rifugiati palestinesi sono al centro di una delle questioni irrisolte del conflitto mediorientale. Ad oltre 60 anni dalla guerra del 1948 che, sempre secondo fonti Onu, avrebbe causato 726 mila profughi, rappresentano la comunità di rifugiati più grande del mondo.

Tra questioni politiche e disinteressamento della Comunità internazionale, infatti, i rifugiati palestinesi della Nakba- arabo per disastro- vivono in molti casi ad oggi in campi profughi, accampamenti e situazioni precarie, ospitati all’interno di Paesi, nella maggior parte dei casi arabi, dove non sempre godono degli stessi diritti dei cittadini degli Stati in questione. Secondo l’UNRWA, la definizione operativa (in .pdf) di “rifugiato palestinese” include non solo ogni persona il cui “luogo di residenza abituale era la Palestina tra il 1 giugno 1946 e il 15 maggio 1948 e che ha perso casa e mezzi di sostentamento in seguito al conflitto del 1948”, ma anche i loro discendenti. Un popolo di rifugiati, insomma, la cui situazione giuridica nei Paesi ospitanti non è sempre delle migliori.

Secondo quanto riportato da Human Rights Watch, in Libano ci sarebbero circa 300mila rifugiati palestinesi, accolti all’interno di campi sovraffollati e senza infrastrutture essenziali. Una legge del 2001 proibisce l’acquisto di proprietà da parte dei palestinesi e la legge libanese impone inoltre restrizioni alla possibilità di lavoro in molte aree. Il 15 giugno scorso è stata presentata da parte del Partito Socialista Progressivo una proposta di legge che eliminerebbe le restrizioni in materia di proprietà. “Il Libano ha marginalizzato i rifugiati palestinesi per troppo tempo” - ha dichiarato Nadim Houry, direttore a Beirut di Human Rights Watch, a tale proposito, “e il Parlamento dovrebbe cogliere l’occasione di voltare pagina e mettere fine alla discriminazione contro i palestinesi”.

Michela Perathoner
(Gerusalemme – inviata di Unimondo)

La collaborazione tra Unimondo e Michela Perathoner continuerà fino ad agosto. Nel 2010 sono stati pubblicati i seguenti articoli:

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