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Oxfam: Starbucks priva l'Etiopia di marchio-caffè da  70 milioni

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Caffè etiope Sidamo certificato FairTrade

L'organizzazione umanitaria Oxfam ha denunciato ieri Starbucks, il colosso americano della ristorazione, per aver tentato di impedire all'Etiopia di registrare il marchio di due tipi di semi di caffè, impedendo così ai coltivatori un potenziale introito di oltre 70 milioni di euro.

Stando alla ricostruzione fatta da Oxfam, lo scorso anno il governo di Addis Abeba ha presentato all'Ufficio Usa per il brevetto e il marchio di fabbrica (Uspto) la richiesta per salvaguardare il marchio di registrazione dei nomi dei chicchi più noti, Sidamo, Harar e Yirgacheffe, per controllarne l'utilizzo sul mercato e garantire agli agricoltori una migliore ripartizione dei profitti. La Starbucks sarebbe però riuscita a bloccare la richiesta dell'Etiopia che si è vista negare il copyright per i chicchi Sidamo e Harar.

Il colosso Usa, il cui profitto annuale è pari a tre quarti dell'intero prodotto interno lordo dell'Etiopia, ha smentito in un comunicato di aver "presentato un'opposizione alla richiesta del governo etiope sul marchio di fabbricazione". Ma il presidente dell'organizzazione per i diritti di proprietà intellettuale Light Years Ip, ha riferito che il rifiuto opposto dall'Uspto ad Addis Abeba è stato motivato proprio dal fatto che il marchio Sidamo era già stato depositato dalla Starbucks nel 2004. "Il diritto alla proprietà intellettuale frutta oggi una grossa fetta del valore complessivo del mercato globale, ma i paesi ricchi e gli imprenditori hanno già preso possesso della maggioranza di questi diritti - ha detto Layton.

Il presidente dell'Associazione americana del caffè (Nca) Robert F. Nelson avrebbe confermato quanto sostenuto da 'Starbucks', spiegando che l'organizzazione si è opposta alla richiesta di Addis Abeba solo per "ragioni economiche". Ma Oxfam ritiene che sia proprio Starbucks l'istigatrice dell'azione di blocco messo in atto attraverso la Nca. "Abbiamo appreso da un certo numero di fonti che in realtà Starbucks è coinvolta nell'aver allertato l'associazione Usa del caffè affinché bloccasse queste iniziative. Puzza di prepotenza aziendale" - ha dichiarato Jo Leadbetter di Oxfam.

Il 'copyright' consentirebbe all'Etiopia, uno dei Paesi più poveri del mondo, di controllare l'utilizzo sul mercato di questi prodotti, dando ai suoi coltivatori una percentuale maggiore del prezzo di vendita con un extra valutato in circa 70 milioni di euro. [GB]

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