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Onu: le politiche europee espongono i migranti a clandestinità e sfruttamento

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Lavoratori migranti in Italia - Foto: MSF

“L’Europa adotta politiche sempre più restrittive che costringono i migranti alla clandestinità, esponendoli così al rischio di uno sfruttamento senza limiti”. Lo ha affermato all'agenzia Misna Gulnara Shahinian, Relatrice speciale sulle nuove forme di schiavitù dell’Ufficio dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani (OHCRH) intervistata in occasione della "Giornata internazionale in ricordo della schiavitù e della sua abolizione" che si è celebrata ieri.

Secondo l’esperta, la condizione sempre più diffusa di “irregolare” o “clandestino” inibisce i migranti dal presentare denuncia anche in casi di flagrante violazione dei diritti essenziali. La Relatrice speciale ha segnalato al riguardo la rivolta di Rosarno, la cittadina calabrese dalla quale dopo giorni di agguati e soprusi nel gennaio scorso furono allontanati migliaia di braccianti africani. “Vivevano in condizioni drammatiche - sottolinea la relatrice dell'Onu - anche perché costretti in una situazione di illegalità”. Una condizione già denunciata in quei giorni dal Relatore speciale dell'Onu sui diritti umani dei migranti e dal Relatore speciale sul razzismo.

“Sempre più stati – sostiene la relatrice dell’Onu – riconoscono che la schiavitù è un ostacolo allo sviluppo economico e sociale”. All’Italia, un paese dove ormai da un anno la “clandestinità” è un reato previsto dal codice penale e più in generale alla “fortezza Europa” la Shahinian ha contrapposto alcuni percorsi incoraggianti. Come quello del Brasile, dove il governo ha riconosciuto il persistere di forme di sfruttamento schiavistico e promette un nuovo impegno. O in Africa, il continente da dove arriva gran parte dei migranti diretti in Europa.

Per la "Giornata internazionale in ricordo della schiavitù e della sua abolizione" la sezione italiana dell'ong Save the Children ha reso noto un dossier sulle nuove schiavitù della tratta e sfruttamento di minori in Italia. Sono state almeno 50mila le vittime di tratta e sfruttamento in Italia che hanno ricevuto protezione, assistenza e aiuto fra il 2000 e il 2008. Nigeria, Romania, Moldavia, Albania, Ucraina sono le nazionalità prevalenti delle vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale,ma non mancano le vittime di sfruttamento lavorativo.

“Il dato che emerge dal nostro dossier - ha spiegato direttore generale di Save the Children per l’Italia, Valerio Neri - è l'allargamento del bacino di minori sfruttati o potenziali vittime di sfruttamento, mentre la tratta sembra sempre più circoscritta al gruppo delle ragazze nigeriane e dell'est Europa”.

“Nel caso di minori sfruttati o a rischio, parliamo di ragazzi fra i 12 e i 17 anni, soprattutto afgani, egiziani e bengalesi ma anche rumeni. Sono minori stranieri non accompagnati che si lasciano alle spalle situazioni così difficili da essere disposti a tutto pur di non tornare indietro e pur di pagare i trafficanti che li hanno portati qui. Sono ragazzi messi talmente alle strette dalle loro condizioni da accettare di prostituirsi, di lavorare in nero nel settore orto-frutticolo e della ristorazione, di spacciare, chiedere l'elemosina, compiere attività illegali”.

“Se vogliamo aiutare veramente le vittime di tratta e sfruttamento, minori o adulti - ha commentato Neri - bisogna garantire un’adeguata presenza di unità di strada che le aggancino e che, guadagnando la loro fiducia, possano offrire una prima assistenza e orientamento. Inoltre bisogna mettere una maggiore attenzione anche nelle azioni di pubblica sicurezza per non vittimizzare ulteriormente minori e adulti già vittime di tratta e sfruttamento. Spesso, infatti, i minori presi in operazioni di polizia, si sentono criminalizzati e anche per questo scappano dalle strutture protette in cui vengono inseriti”.

“E’ poi necessario potenziare il sistema nazionale antitratta e sfruttamento, dotandolo di adeguati finanziamenti - ha concluso Neri. I tagli che alcune amministrazioni locali stanno operando su servizi quali le unità di strada, non vanno purtroppo in questa direzione”. [GB]

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