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Onu: le Ong chiedono un Consiglio per i diritti umani

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Le Nazioni Unite

L'audizione dell'Onu con le Ong, che si è tenuta nei giorni scorsi al Palazzo di Vetro, è stata un primo passo significativo di una nuova concertazione tra società civile e Nazioni Unite che dovrà caratterizzare i prossimi mesi, in vista del in vista del Millennium Summit +5 di settembre, per poi diventare un meccanismo permanente.

Prima richiesta unanime da parte di tutte le Ong è stata la creazione di un "Consiglio Permanente per i Diritti Umani", proposta sostenuta anche dall'Unione Europea. Un organo composto da un numero ristretto di Stati, il cui meccanismo di selezione prediliga il coinvolgimento di Stati che realmente applicano e rispettano i diritti umani, che abbia potere sanzionatorio e che preveda la piena partecipazione della società civile e delle Ong. Questo, insieme al rafforzamento dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani, permetterà di disporre di un Organo ONU con effettivi poteri di intervento, di indagine e soprattutto di prevenzione delle violazioni dei diritti umani.

"E' un risultato positivo per le Ong" - ha affermato Sergio Marelli, Presidente dell'Associazione Ong Italiane, "che chiedono questa interazione da anni".
"Occorre riformarle, rafforzarle, renderle più partecipate dalla società civile e dal settore privato" - prosegue Marelli - "ma ogni riforma e ogni riorientamento deciso a settembre dovrà necessariamente riconoscere che un effettivo rilancio delle Nazioni Unite non può prescindere da una contemporanea riforma delle Istituzioni Finanziarie Internazionali (FMI, WB e WTO) che devono essere ricondotte dentro il sistema ONU per garantire una maggiore coerenza delle politiche. La centralità dei diritti umani deve essere un imperativo anche per le politiche delle Istituzioni Finanziarie". "Le proposte e le idee sono numerose, gli impegni ed i percorsi altrettanto chiari", conclude Marelli. "Sta ora ai Governi assumere decisioni concrete per garantire il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, mettere in atto la riforma dell₀ONU e garantire un futuro sicuro, di pace e prosperità per tutti".

Di rifoma dell'Onu tratterà anche il "Quinto vertice dell'Unione africana" (Ua) che vedrà riuniti a Sirte, in Libia, il 4 e 5 luglio, almeno due terzi dei capi di Stato africani. Il Vertice discuterà inoltre della designazione, tra i cinque paesi africani candidati, dei due che dovrebbero occupare i due seggi permanenti del Consiglio di sicurezza che nel quadro della riforma potrebbero spettare all'Africa. Anche se non si arriverà ad una scelta, dovrebbe emergerne un orientamento più preciso su quale dei candidati (Sudafrica, Egitto, Nigeria, Kenya e Senegal) è favorito dalla grande famiglia africana. "Il Consiglio di sicurezza e di pace dell'Ua panafricana presenterà al vertice un rapporto sulla riforma delle Nazioni unite", ha dichiarato a Tripoli il viceministro degli esteri per gli affari africani Ali Triki, soprannominato il 'Monsieur Afrique' del colonnello Gheddafi, aggiungendo che in agenda figurano anche i conflitti in Costa d'Avorio, nel Darfour e in Burundi. [GB]

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