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Ong: no ai finanziamenti della Banca Mondiale alla centrale a carbone in Sudafrica

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Proteste in Sudafrica davanti alla Eskom - Foto: EarthlifeAfrica

La campagna italiana CRBM con un comunicato diffuso nei giorni scorsi critica senza mezzi termini la decisione della Banca Mondiale di fornire un finanziamento di 3,7 miliardi di dollari alla multinazionale sudafricana del settore estrattivo Eskom per la realizzazione della centrale a carbone di Medupi in Sudafrica.

"Un impianto che, una volta attivo, provocherebbe impatti negativi molto pesanti sui terreni e sulle risorse idriche dell’area interessata, contribuendo inoltre ai cambiamenti climatici tramite l’emissione di 30 milioni di tonnellate di CO2 l’anno" - afferma la nota della CRBM. "Per alimentare il nuovo mega impianto in Sudafrica si apriranno 40 nuove miniere di carbone, condannando così per i prossimi decenni il Paese alla dipendenza dal combustibile fossile più inquinante che si conosca".

Nei giorni precedenti la decisione le comunità locali sudafricane, tramite le organizzazioni Earthlife Africa, Ground Work e Friends of the Earth SouthAfrica, hanno inoltrato un reclamo formale all’Inspection Panel, l’organo ispettivo indipendente dell’istituzione di Washington, nel quale elencano le nefaste conseguenze socio-ambientali del progetto e si evidenziano le molteplici violazioni delle politiche della stessa World Bank. Progetto e finanziamento sono stati criticati anche dalla coalizione Jubilee South Africa e da diverse associazioni negli Stati Uniti tra cui Sierra Club.

In una lettera indirizzata ai vertici della Commissione Esteri e di quella sui Servizi Finanziari del Senato degli Usa, che nei giorni scorsi avevano espresso le loro perplessità sul progetto, il presidente della Banca mondiale Robert Zoellick ha invece difeso la bontà della scelta sudafricana di investire nel carbone, evidenziando, tra le altre cose, "i costi elevati e l’incertezza relative a fonti alternative come il solare". I sostenitori di Medupi affermano che l’opera faciliterà l’accesso all’energia elettrica da parte dei più poveri.

Una tesi fortemente contestata dagli oppositori del progetto, tra cui lo stesso sindacato sudafricano, il COSATU, che invece pensano che la centrale andrà a beneficiare numerose compagnie multinazionali particolarmente “energivore” e inquinanti che, grazie ad accordi ancora in vigore dal periodo dell'apartheid, spunteranno delle tariffe inferiori rispetto a quelle previste da Eskom per le famiglie più povere.

“E' uno scandalo che il nostro governo e quelli europei abbiano accettato di sostenere un progetto così contestato e che continuerà a perpetrare l'ingiustizia sociale in Sudafrica” - ha dichiarato Elena Gerebizza della CRBM. “Invece di usare le proprie risorse finanziarie per aiutare lo sviluppo di progetti energetici a favore dei più poveri, e che facilitino la transizione verso un modello energetico a basse emissioni, la Banca continua a sussidiare lo sfruttamento dei combustibili fossili riconosciuti come estremamente negativi per il clima, l'ambiente e la lotta alla povertà. Agire in questa maniera è un po’ come cercare di spegnere un incendio con il petrolio” - ha concluso la Gerebizza. [GB]

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