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Jayati Ghosh: la crisi economica, un'opportunità per scelte più sostenibili

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Jayati Ghosh - Foto: Iisd

Jayati Ghosh: Professoressa di Economia e attuale presidente del Centre for Economic Studies and Planning, Scuola di Studi Sociali, alla Jawaharlal Nehru Univerity di Nuova Delhi, India. I suoi ambiti di specializzazione riguardano la globalizzazione, la finanza internazionale, modelli d'impiego nei paesi impoveriti, politiche macroeconomiche e questioni relazionate a genere e sviluppo. Si è inoltre occupata dell'impennata dei prezzi dei cereali tra metà 2007 e metà 2008 e del ruolo giocato in questo fenomeno dalla speculazione dei contratti a termine (“futures”). Si è formata a Nuova Delhi e a Cambridge. E' inoltre direttrice dell'International Development Economics Associates (IDEAS), una rete di economisti critici alle regole del paradigma economico neo-liberista.

 

La Repubblica. Qual è la relazione tra crisi alimentare e l’odierna crisi economica?

La crisi alimentare è il riflesso dei continui squilibri nell'economia reale e finanziaria. Sul lato dell'offerta, fattori come l'utilizzo delle colture per la produzione di biocarburanti, l'impoverimento dei sottosuoli, il surriscaldamento globale, inadeguati investimenti pubblici, hanno contribuito all'innalzamento dei prezzi dei prodotti alimentari. Dal punto di vista finanziario, l'oscillazione dei prezzi sui mercati alimentari è frutto delle operazioni speculative. La crisi economica globale ha quindi peggiorato la crisi alimentare nel sud del mondo, con i prezzi al dettaglio e all'ingrosso in continuo aumento.

 

La Repubblica.Il Presidente dell’Università di Trento Innocenzo Cipolletta afferma che la crisi è come un terremoto. Imprevedibile. La sua analisi è di tutt’altro parere avendo denunciato il castello di carte in tempi non sospetti.

Lo scoppio della crisi fu tutt'altro che imprevedibile: molti economisti denunciarono l'insostenibilità del mercato immobiliare americano ed i rischi che molti paesi potevano correre ancorando la propria economia a quella statunitense, caratterizzata da un enorme deficit. Inoltre, molti finsero di credere nell'efficienza perfetta dei mercati, spingendo di conseguenza verso la deregulation negli scambi finanziari.

 

La Repubblica. Sarà sufficiente mettere fuori legge i paradisi fiscali come emerso nel G20 o urge una nuova Bretton Woods?

È assolutamente necessaria una nuova Bretton Woods, con la partecipazione di tutti i paesi, non solo quelli del G20. Questo per costruire una nuova finanza, per fornire risorse adeguate per lo sviluppo dei sud del mondo, per una cooperazione monetaria internazionale, per una maggiore stabilità nel commercio internazionale.

 

La Repubblica. Molti suoi colleghi affermano che i poveri non escono più poveri dalla crisi economica. Lo conferma?

Dico che coloro che non sono causa di questa crisi, sono quelli che subiranno le maggiori conseguenze. In ogni paese la crisi ha portato disoccupazione, salari più bassi, volatilità dei prezzi. Tanto più nei paesi poveri, dove i governi non hanno le capacità per adottare adeguate contromisure.

 

La Repubblica.La depressione è un bene o è un male? Ad ascoltare lei le élites dovrebbero ridimensionare gli stravaganti stili di vita. Non porterebbe anche questo ad una maggior depressione?

L'attuale crisi è una grande opportunità per una svolta verso scelte economiche e sociali più sobrie e sostenibili. Occorre agire soprattutto sui consumi, riducendoli drasticamente. Qualcuno, come il vostro Presidente del Consiglio, pensa che continuare a consumare sia la ricetta per uscire dalla crisi. Al contrario, come cittadini dobbiamo far pressione sui nostri governi affinché si adottino policies alternative.

©La Repubblica - Testo inglese in: OneWorld
Intervista raccolta al Festival dell'Economia di Trento

 

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