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Israele: ritiro da Gaza per una 'zona cuscinetto'

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Achr - Bulldozer in azione a Karachi

Il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato, con 67 voti a favore e 45 contrari, il ritiro da tutti gli insediamenti israeliani nella Striscia di Gaza e da tre in Cisgiordania. Il piano, messo a punto dal premier Ariel Sharon, è passato grazie ai voti dell'opposizione laburista e del partito di centro Shinui, mentre il Likud si è diviso. Il ministro delle finanze Benjamin Netanyahu e altri tre ministri hanno minacciato di dimettersi se Sharon non convocherà un referendum sul ritiro. Nonostante il promesso ritiro da Gaza continuano le demolizioni di case per allontanare i Palestinesi dal confine tra Gaza ed Egitto e creare una "zona cuscinetto". E' quanto ha denunciato Human Right Watch secondo cui il comportamento di Israele a sud di Gaza deriva dall'assunzione che ogni Palestinese e' un kamikaze e ogni casa una base per attaccare. Questa politica di distruzione di massa delle abitazioni conduce a gravi violazioni del diritto internazionale umanitario sulla protezione dei civili. Il rapporto di Hrw riguarda la citta' di Rafah nella parte meridionale di Gaza, dove piu' del 10% della popolazione ha perso la propria abitazione. Oltre alle ricerche e le interviste condotte a Gaza, Israele ed Egitto, il rapporto si avvale di immagini satellitari, mappe, grafici e fotografie per documentare le demolizioni illegali dell'IDF. Questo campione di documenti, dice il rapporto, prova che l'obiettivo politico e' quello di avere un confine ampio e vuoto per facilitare il controllo di lungo termine sulla striscia di Gaza, e non tanto la necessita' militare assoluta.

Le Forze di Difesa Israeliane (IDF), giustifica in due modi l'allargamento della zona cuscinetto: chiudere i tunnel dei contrabbandieri dall'Egitto e rafforzare la sicurezza delle forze IDF lungo il confine. Mentre i tunnel e la sicurezza dei soldati Israeliani sono delle preoccupazioni legittime, gli argomenti del governo non stanno in piedi, secondo HRW. I tunnel vengono usati come pretesto dall'IDF che ha distrutto gruppi di abitazioni al fine di chiudere i tunnel che le autorita' Palestinesi avevano gia' chiuso.

Lo scorso metà maggio il governo Israeliano ha approvato un piano che chiede di allargare ulteriormente la zona cuscinetto con la demolizione di dozzine o forse centinaia di case. L'IDF poi ha raccomandato la demolizione di tutte le case entro i 400 metri dal confine. Tale distruzione lascerebbe migliaia di altri Palestinesi senza casa in uno dei luoghi piu' densamente popolati del pianeta. " Gli USA e i governi Europei hanno fallito nel tenere Israele responsabile per la sua riluttanza a rispettare il diritto internazionale. Al contrario, finanziano riparazioni degli edifici o danno nuove abitazioni dopo che le demolizioni si sono verificate". Il rapporto chiede ai governi esteri di spingere Israele a pagare le riparazioni alla vittime o ricompensare i paesi donatori per i finanziamenti spesi nella riparazione delle distruzioni illegali. Un richiamo arriva anche per la Caterpillar Inc., l'azienda Americana che produce il potente bulldozer D9 che l'IDF usa per distruggere le case Palestinesi e la infrastrutture. HRW ha chiesto alla Caterpillar di sospendere le vendite dei D9 e dei pezzi di ricambio all'IDF finche' continuera' ad usarli per le demolizioni illegali.

E dai racconti del cooperante Fabio Forgione, collaboratore di Warnews, si apprende che "il muro di separazione costruito da Israele ha isolato Abu Dis da Gerusalemme, annettendola, per così dire, al resto della West Bank". "Di conseguenza i residenti, per poter raggiungere la Città Santa non sono più nella condizione di prendere un bus che in dieci minuti li porterebbe giusto davanti la "old city", ma sono obbligati a percorrere un tragitto molto più lungo, alle volte anche di svariate ore, passando per un checkpoint appositamente messo su dalle autorita' israeliane". "Il governo israeliano ha previsto 3 carte di identità per i palestinesi, di diversi colori: la blu, che permette di spostarsi quasi ovunque con l' "onore" aggiuntivo, una sorta di bonus, di poter entrare a Gerusalemme, la verde che autorizza ad una certa libertà nei Territori e l'arancione che da accesso solo ad alcune specifiche zone persino all'interno dei Territori. "Come e' facilmente intuibile, le ripercussioni, anche per coloro che posseggono la carta blue e che lavorano, vanno a scuola, hanno assistenza sanitaria o solo amici e parenti al di qua del muro sono davvero terribili".[AT]

Altre fonti: Ecquologia, War News, Human Rights Watch

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