Immigrazione: dure critiche di Acli e Migrantes al 'permesso di soggiorno a punti'

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In attesa del permesso di soggiorno - Foto: Vita.it

"Più che un permesso a punti, un percorso a ostacoli". Così il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, commenta l'annuncio dell'imminente istituzione da parte dei Ministri dell'Interno e del Lavoro di un percorso a punteggio per gli immigrati, finalizzato alla concessione del permesso di soggiorno. "Ancora una volta - afferma Olivero - prima ancora di attrezzarci per costruire un percorso di integrazione, si sta provvedendo a porre i paletti di un percorso a ostacoli, che già oggi per i cittadini immigrati che vogliono risiedere regolarmente in Italia è sufficientemente tortuoso. Già ora, infatti, per ottenere il permesso di soggiorno gli stranieri debbono soddisfare alcuni requisiti stringenti che fanno riferimento al reddito, all'abitazione, al lavoro".

"Il permesso di soggiorno - conclude il presidente delle Acli - dovrebbe essere la prima tappa di un percorso di avvicinamento alla cittadinanza. Per questa sì che avrebbero senso i requisiti di conoscenza della lingua italiana e della nostra Costituzione. Ma chi accompagna oggi gli immigrati in questo percorso? Finora solo la Chiesa e il volontariato. Sono anni che chiediamo invano un piano organico e nazionale per l'insegnamento della lingua italiana. In queste condizioni - conclude Olivero - il permesso a punti rischia di diventare l'ennesimo elemento di sofferenza e di vessazione psicologica e burocratica per le tante famiglie immigrate presenti nel nostro Paese".

Dello stesso parere il direttore di Migrantes, mons. Giancarlo Perego, secondo il quale "il permesso di soggiorno a punti si presenta come uno strumento "che in sé può anche essere positivo, ma che in una realtà come quella italiana appare come estemporaneo e inefficace". "Nel nostro paese - commenta mons. Perego a Aprile online - mancano infatti quei paletti fondamentali, quelle strutture essenziali per l'integrazione, che rappresentano un prerequisito per fare in modo che strumenti come il permesso di soggiorno a punti possano avere successo. Per dirla con un paragone quello della patente a punti, la condizione dell'immigrato sarebbe quella di dover acquisire un permesso di guida valido vivendo però una situazione in cui mancano strade adeguate, non ci sono cartelli stradali, non vi è alcuna indicazione che aiuti nell'utilizzo dello strumento conseguito£.

"Prima di lavorare su strumenti che rendono nella pratica più difficoltoso il percorso di incontro, regolarizzazione e integrazione - spiega mons. Perego - bisogna lavorare nel concreto sui cardini della cittadinanza e della residenza, costruendo una vera struttura intorno a ciò e destinando risorse: investimenti che finora però non abbiamo visto". Per il direttore di Migrantes "di fronte ad un paese che anziché dopo 40 giorni ti da' il permesso di soggiorno dopo un anno e in cui gli Sportelli immigrazione sono gravati da moltissimo lavoro, la cosa principale è di non aggravare ancora la burocrazia, ma di costruire una politica legata al territorio, con la collaborazione di comuni e associazioni, e con un forte rilancio di strumenti come quello delle 150 ore, in accordo con il mondo imprenditoriale e quello sindacale".

"Senza una politica di integrazione - conclude il direttore di Migrantes - ogni strumento rischia di essere o estemporaneo o tale da aggravare l'inefficacia di una situazione già di per sé assai precaria". Il permesso di soggiorno a punti va dunque "nell'ottica del pacchetto sicurezza", mira a "credere che la sicurezza passa attraverso uno strumento in più e non attraverso una politica diversa: e noi invece dobbiamo affermare proprio questo, anche perché penso che dal punto di vista del contrasto alla irregolarità questo strumento certamente non aiuti".

La nuova disciplina annuncata dai ministri Maroni e Sacconi prevede due anni di tempo per imparare la lingua italiana, conoscere la Costituzione e le regole civili del nostro Paese, far studiare i figli, mettersi in regola col fisco. Se l'immigrato che chiede il permesso di soggiorno conquisterà questi obiettivi in 24 mesi quantificati in un punteggio di 30 punti, otterrà la "carta". Se non ci riuscirà (i punteggi scendono in caso di violazione del codice penale), avrà ancora un anno di tempo alla conclusione del quale scatterà, in caso di non raggiungimento del voto finale, l'espulsione. [GB]

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