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Global Footprint Network: il pianeta è in riserva

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L'impronta ecologica - foto: La mia ecologia

Novantasette. Sono questi i giorni che la specie umana dovrà vivere senza le risorse che la terra ha prodotto per quell’anno, iniziando pertanto a consumare quelle destinate alle generazioni successive. Oggi è stato raggiunto l’Earth Overshoot day. Il momento cioè in cui la terra inizia ad essere in debito ecologico. A calcolare la data è il Global Footprint Network, associazione che misura l’impronta ecologica dell’umanità, il segno l’umanità lascia sul pianeta quotidianamente. Questo calco è rimasto nascosto per millenni, almeno fino alla rivoluzione industriale. Nel 1961 consumavamo metà della biocapacità del pianeta. Poi negli ultimi decenni è iniziata una crescita drammatica dei consumi. Nel 1986 c’è stato il primo Earth overshoot day: il 31 dicembre.

Da quel momento la data ha continuato ad anticiparsi ad un ritmo incalzante; nel 1995 la bancarotta ecologica è arrivata il 21 novembre, nel 2005 la data è caduta il 2 ottobre. Quest’anno addirittura il 25 settembre. Il Global Footprint Network ha calcolato che se le cose proseguiranno per questa direttrice, senza applicare seri correttivi economici, nel 2030 la data del “non ritorno” sarà il 1° luglio. La deforestazione ha raggiunto i 13 milioni di ettari annui, la biodiversità è calata del 30 per cento in soli trent’anni e oggi peschiamo il 75 per cento di pesce in più di quello che si riproduce nei mari e negli oceani.

Stiamo consumando il 40 per cento in più di ciò che la Terra produce; di questo passo nel 2050 avremmo bisogno di una pianeta parallelo da cui rifornirci, un supermercato da cui attingere per materie prime, energia, acqua. Altri numeri. Se oggi tutti gli abitanti del pianeta vivessero come si vive negli Stati Uniti avremmo già bisogno di 4,6 terre. Anche noi italiani non diamo un buon esempio: il nostro sovra consumo corrisponde a 2 terre all’anno.

La speranza è che non si debba arrivare a ciò, anche in relazione al fatto che l’Overshoot Day di quest’anno arriva a soli ottanta giorni alla Conferenza mondiale di Copenhagen sul clima, momento in cui si rivedrà il Trattato di Kyoto. L’appuntamento in cui le Nazioni Unite dovranno trovare una soluzione al surriscaldamento globale e concordare risposte precise precisi ed interventi mirati per questa situazione. L’esito della Conferenza appare comunque incerto e tutti sono consapevoli che sarà difficile raggiungere un accordo. Ma il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban-Ki-Moon, è stato categorico in proposito ad un eventuale fallimento che ha definito come “moralmente senza scuse, economicamente miope e politicamente folle”.

Un segnale positivo è arrivato qualche giorno fa da Stati Uniti e Cina. Barack Obama e Hu Jintao, i capi dei due paesi che da soli sono responsabile del 40 per cento delle emissioni globali, per la prima volta hanno concordato sulla necessità di intervenire rapidamente prima che la situazione diventi irreversibile. E che questa presa di coscienza sia arrivata a due giorni dall’Earth overshoot day sembra un segnale di speranza. In realtà purtroppo dal momento della firma di Kyoto nulla si è mosso. Nonostante le richieste della società civile siano sempre più insistenti, la politica continua ad apparire immobile e sorda. Oltre duemila sono le iniziative di sensibilizzazione e protesta lanciate in tutto il mondo dai gruppi ambientalisti.

Come l'iniziativa Per Un Mondo Migliore, che offre al cittadino, motore del cambiamento, una serie di piccoli suggerimenti quotidiani per la salvaguardia del pianeta. [Elena Trentini]

 

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