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Giornata mondiale dell’acqua: dopo 10 anni di sete festeggiano anche i boscimani

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Acqua anche per i boscimani – Foto: survival.it

Il 22 marzo si celebra il World water day, e Survival esulta: “Per la prima volta dopo dieci anni, i boscimani del Botswana possono festeggiare insieme al resto del mondo la Giornata mondiale dell’acqua attingendo a piene mani acqua nella terra ancestrale”, la Central Kalahari game reserve (Ckgr), istituita per proteggere il territorio tradizionale dei 5.000 boscimani Gana, Gwi e Tsila e dei loro vicini, i Bakgalagadi, e la selvaggina da cui dipende la loro sopravvivenza.

Il pozzo che i boscimani utilizzavano nel deserto del Kalahari era stato chiuso nel 2002 dal governo del Botswana che voleva sfrattare la tribù dalla sue terre per sfruttare i diamanti scoperti agli inizi degli anni ’80 nella Ckgr. Nel 1997 cominciarono le due operazioni di sgombero successive conclusesi nel 2002 e nel 2005. Le case dei Boscimani vennero distrutte e vennero chiusi dispensari sanitari e scuole. Ma il colpo di grazia fu lo smantellamento e la cementificazione dell’unico pozzo che dissetava la comunità.

I boscimani sono stati espulsi dalla Ckgr e la maggior parte di loro sopravvive grazie alle razioni di cibo distribuite dal governo perché non possono più cacciare e vengono picchiati e arrestati se sorpresi a farlo. Il loro destino sembrava una lenta inedia fatta di alcolismo, noia, depressione, tubercolosi ed Aids.

Ma grazie ad una lunga e durissima campagna sostenuta dalla tribù insieme a Survival International e ad altre Ong, i boscimani sono tornati a bere e lavarsi liberamente.

Il colosso dei diamanti De Beers ha mantenuto la concessione di sfruttamento minerario nelle terre della comunità boscimani di Gope per 25 anni, ma dopo la pubblicità negativa prodotta dalla campagna di Survival, l’ha ceduta nel 2007 a Gem Diamonds. Le cose sono cambiate: anche se Gem Diamonds sta lavorando per aprire la miniera all’intero della Ckgr, finanzia contemporaneamente il ripristino e lo scavo di nuovi pozzi. Anche la riapertura del pozzo di Mothomelo, avvenuta a settembre, è stata finanziato dalla compagnia mineraria in collaborazione con l’Ong Vox United. La Gem si era anche impegnata a consegnare tre nuovi pozzi ai boscimani, ma sarebbero ancora inutilizzabili. Secondo Survival, “L’apertura del pozzo ha segnato un importante passo avanti per un popolo a cui le autorità hanno continuato a negare il fondamentale diritto all’acqua a dispetto della , con cui l’Alta Corte riconobbe ai boscimani il diritto di tornare a vivere nella propria terra. A dispetto dell’importanza del processo del 2006, i boscimani hanno dovuto lottare per altri cinque anni e affrontare un altro caso giudiziario prima di vedersi accordare legalmente il diritto di accedere all’acqua dentro i confini del loro territorio”.

Jumanda Gakelebone, portavoce dei boscimani ha detto a Survival: “Come tutti sanno, l’acqua è fondamentale per la vita e il pozzo di Mothomelo ha davvero cambiato le nostre vite. Gli anziani e i giovani che vogliono vivere nella Riserva del Kalahari non devono più percorrere lunghe distanze per bere un sorso d’acqua. Siamo molto felici e ringraziamo tutte le persone che ci hanno aiutato a renderlo possibile”.

Survival e altre associazioni continuano a lavorare per garantire il rispetto dei diritti dei boscimani e sostiene gli sforzi in corso per aprire nuovi pozzi: “Il fatto che quest’anno i boscimani possano celebrare il diritto all’acqua insieme al resto del mondo è un vero trionfo - ha detto Stephen Corry, direttore generale di Survival International - È vero, nella riserva del Kalahari ci sono altre comunità che hanno bisogno di potersi procurare l’acqua più facilmente, ma non dobbiamo mancare di celebrare gli storici traguardi raggiunti a garanzia dei diritti dei Boscimani alla loro terra ancestrale. La riapertura del pozzo di Mothomelo ha un enorme valore pratico e simbolico”.

Fonte: greenreport.it

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