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Genova: oggi il Pride 2009 per laicità, uguaglianza, diritti per costruire il futuro

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"L'Italia che fa la differenza. Laicità, uguaglianza, diritti per costuire il futuro". E' il tema del Genova Pride 2009 che prende il via oggi a Genova. "E' per noi l’occasione di sottolineare la piena cittadinanza delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali (lgbtqi) italiane" - sottolineano le 150 associazioni promotrici dell'iniziativa.

"Una manifestazione nazionale dei diritti, delle libertà, della solidarietà, del lavoro e della sua sicurezza; un’iniziativa aperta, di dialogo tra differenti culture, orientamenti sessuali, identità di genere, provenienze etniche, politiche e religiose. In particolare siamo impegnati per la tutela e aiuto nei confronti delle persone lgbtqi appartenenti a etnie e religioni provenienti da paesi ove sono perseguitate".

"La nostra presenza sociale è oggi considerata dalla gran parte della società italiana un fatto positivo e arricchente dei differenti vissuti e punti di vista - sottolineano nel manifesto della giornata. Per questo riteniamo che nel pieno della crisi economica e sociale del Paese sia nostro dovere sottolineare come le persone lgbtqi condividano la preoccupazione per la perdita del posto di lavoro, per la restrizione della disponibilità di reddito, per la precarizzazione esasperata della propria esistenza". Con l'iniziativa le associazioni intendono ribadire "con forza che l’Italia cambierà solamente quando diritti civili e diritti sociali saranno collegati insieme in un progetto di mutamento delle condizioni concrete delle persone".

Nelle scorse settimane Riccardo Gottardi, segretario nazionale di Arcigay ha rinnovato l’invito al Ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, a partecipare alla manifestazione. "L'invito si inserisce nell’ambito della critiche mosse al Ministro per non aver risposto alla richiesta di prendere parte alla presentazione del Report omofobia (in .pdf) messo a punto dall’agenzia dei Diritti fondamentali dell’Unione europea, che mette in luce una serie di dati che allarmano come i "quindici omicidi, settantuno aggressioni, dodici estorsioni, sette atti di bullismo e nove atti vandalici: sono le violenze subite da gay e lesbiche in Italia da inizio 2008 e riconducibili all’omofobia ed ai pregiudizi contro gli omosessuali".

Il Pride genovese vuole anche mettere in risalto la sofferenza del popolo iraniano: "Abbiamo ricevuto la lettera di un gruppo di studenti gay iraniani, che ci chiedono aiuto. Domani la leggeremo in pubblico" - affermano i promotori. Il corteo del Pride si spegnerà una volta raggiunta via Venti Settembre: «la percorreremo in silenzio. Sarà il nostro modo di dire no a tutte le dittature".

Ma la giornata sarà dedicata anche alle vittime del terremoto abruzzese: "Tra le macerie hanno perso la vita anche molti gay". "E non si può non ricordare l'episodio che ha visto protagonista una giovane casertana, Maria Luisa, pestata a sangue dopo aver cercato di difendere un amico gay da un gruppo di balordi: «Abbiamo aderito e promosso l’appello firmato da decine di personaggi della cultura per richiedere al presidente della Repubblica Napolitano di insignire Maria Luisa della Medaglia al Valore Civile".

La Sezione Italiana di Amnesty International prenderà parte al Genova Pride 2009 per ribadire l'impegno, al fianco delle altre associazioni e organizzazioni non governative, contro ogni forma di discriminazione a causa dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere. Gli attivisti dell'associazione sfileranno dietro lo striscione "Io partecipo per chi non può" e porteranno un cartello con i nomi dei paesi in cui lesbiche, gay, bisessuali e transgender subiscono violazioni dei diritti umani, inclusa l'impossibilità di organizzare Pride.

Il Rapporto annuale 2009 di Amnesty International, pubblicato alla fine di maggio, denuncia violazioni dei diritti umani, aggressioni, intimidazioni o discriminazioni legali nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali in almeno 25 paesi: Australia, Bielorussia, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Camerun, Egitto, Gambia, Giamaica, Grecia, Honduras, Iraq, Lettonia, Lituania, Marocco/Sahara Occidentale, Moldova, Nigeria, Polonia, Romania, Russia, Rwanda, Senegal, Sud Africa, Turchia, Uganda e Ungheria.

Relazioni consensuali tra gay sono punibili con la pena di morte in Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Qatar, Sudan, Yemen e negli stati della federazione della Nigeria che applicano la sharia. In Arabia Saudita, Iran, Nigeria e Qatar sono punibili con la pena di morte rapporti consensuali tra lesbiche. [GB]

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