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Energia: 6mila 'comuni rinnovabili', Legambiente mappa l'Italia pulita

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Impianto fotovoltaico a Carano (TN) alla cava dismessa - Foto: ©GSE

Sono 5.991 i Comuni delle energie rinnovabili in Italia, ossia quelli che hanno installato almeno un impianto per l’energia pulita nel proprio territorio, 2.801 in più rispetto allo scorso anno. Lo segnala la IV edizione del rapporto "Comuni Rinnovabili" di Legambiente (in .pdf). Una crescita che riguarda tutte le fonti: solare fotovoltaico, solare termico, mini idro-elettrico, geotermia ad alta e bassa entalpia, impianti da biomasse collegati a reti di teleriscaldamento.

"Stanno dando forma a un nuovo modello di generazione distribuita che cambia profondamente il modo di guardare all’energia e al rapporto con il territorio" - evidenzia Legambiente. "Da Monrupino (Ts) a Minervino Murgie (Ba), da Pinerolo (To) a Florinas (Ss), l’Italia pullula di buone pratiche, esperienze positive e replicabili che mostrano qual è la vera ricetta - subito realizzabile - per un futuro più pulito, sostenibile, capace di far risparmiare soldi alle famiglie e alle amministrazioni che sappiano investire in innovazione, aumentando significativamente i livelli di comfort abitativi e qualità della vita".

Il Rapporto di Legambiente elabora i dati ottenuti attraverso un questionario rivolto ai Comuni e incrociando le risposte con studi e rapporti di Gse, Enea, Fiper, Anev oltre che di Regioni, Enti Locali e aziende. Il dossier presentato questa mattina a Roma, nella sede del Gse, evidenzia una significativa crescita della diffusione per tutte le fontie i parametri presi in considerazione, mostrando come le energie pulite possano rappresentare la migliore soluzione non solo per uscire dalle fonti fossili e salvare il pianeta dai cambiamenti climatici ma anche per rispondere alla crisi economica e per guardare con un po’ di ottimismo al futuro.

"Il territorio italiano possiede tutte le risorse per diventare il palcoscenico di una rivoluzione energetica e ambientale incentrata sulle fonti rinnovabili – ha dichiarato il responsabile Energia di Legambiente Edoardo Zanchini – valorizzando le risorse naturali (sole, vento, acqua, biomasse, sottosuolo) attraverso le più moderne tecnologie e una declinazione locale capace di creare lavoro e ricerca applicata. Per farlo occorre passare da un modo di ragionare di energia fatto di grandi impianti e centralizzato a uno che guarda alle caratteristiche e alle risorse del territorio, per dare risposta alla domanda di energia di famiglie e imprese».

Il Rapporto mostra come tante realtà del Paese sono già proiettate in un futuro energetico desiderabile, moderno e economicamente conveniente. "Le esperienze che premiamo, i numeri del Rapporto – prosegue Zanchini – mostrano come valorizzando appieno le potenzialità offerte dalle diverse fonti di energia pulita e rinnovabile si possono ottenere risultati concreti in campo energetico, economico e ambientale. Dobbiaco, come Prato allo Stelvio o Lecce per fare qualche esempio, grazie al mix di fonti pulite utilizzate, producono più energia di quanta venga consumata sul territorio, con effettivi risparmi per le famiglie oltre che per l’ambiente e l’indotto occupazionale". Queste realtà sono oggi la migliore dimostrazione del fatto che investire nelle rinnovabili è una scelta lungimirante e conveniente che può innescare uno scenario di innovazione e qualità nel territorio, oltre che per far capire che la sfida in cui l’Europa si è impegnata al 2020 è a portata di mano e che per l’Italia puntare su un modello di generazione distribuita incentrato su impianti efficienti da fonti rinnovabili è una prospettiva ben più credibile, moderna e desiderabile di quella che vorrebbero muovere i paladini del nucleare.

"Il rischio però è che senza una radicale accelerazione degli interventi non sarà possibile realizzare gli obiettivi, diventati vincolanti, fissati dall’Unione Europea al 2020 – ha continuato Zanchini – E che non siano colte appieno le potenzialità esistenti, con la conseguenza di continuare a guardare con invidia ai 240mila occupati in Germania nelle fonti rinnovabili, a sognare i 65mila occupati nell’eolico possibili in Italia (secondo le stime dell’Anev al 2020) e magari altrettanti nel solare termico, nel fotovoltaico, nelle biomasse". Secondo Legambiente, il primo settore di intervento riguarda l’integrazione delle fonti rinnovabili nell’edilizia, attraverso tre campi prioritari d’intervento: l’introduzione della certificazione energetica per gli edifici; l’obbligo di un contributo minimo delle fonti energetiche rinnovabili in tutti i nuovi interventi edilizi e una nuova politica per muovere finalmente interventi di efficienza energetica negli edifici esistenti.

Il secondo campo di intervento riguarda la semplificazione delle autorizzazioni per gli impianti da fonti rinnovabili che oggi è il principale problema riconosciuto da tutti gli operatori del settore: bisogna rendere libero e gratuito realizzare un impianto domestico attraverso una semplice comunicazione al Comune per il solare termico e fotovoltaico sui tetti, il minieolico, regolati da linee guida stabilite da Regioni e Comuni; bisogna fare chiarezza nelle procedure di approvazione degli impianti da fonti rinnovabili, approvando quanto prima le Linee Guida per l’approvazione dei progetti di impianti da fonti rinnovabili previste dal decreto legislativo 387/2003, in modo da evitare di avere in ogni Regione normative diverse; occorre dunque definire i contenuti degli studi ambientali e le attenzioni progettuali specifiche per gli impianti eolici, idroelettrici, a biomasse, geotermici in modo da anticipare eventuali motivi di preoccupazione e discrezionalità nel valutare i progetti, e semplificare la realizzazione dei grandi impianti fotovoltaici a terra nelle aree dismesse (cave, discariche, aree artigianali e industriali) limitando la diffusione di immensi impianti in aree agricole come sta purtroppo avvenendo in molte parti del Mezzogiorno.

"Oggi i territori hanno in mano delle opportunità straordinarie per realizzare politiche energetiche sostenibili che progressivamente portino a liberare città e regioni dalla dipendenza delle fonti fossili. Ma per farlo hanno bisogno che Regioni e Governi fissino la cornice entro cui questi interventi possano diventare realtà, in modo da scegliere il più adatto mix di diffusione delle fonti rinnovabili nei diversi ambiti per realizzare gli obiettivi dell’Unione Europea. Magari guardando a un "cantiere" di innovazione come è diventata in questi anni una regione alpina come l’Alto Adige: un territorio apparentemente sfavorito dalle limitate potenzialità rispetto a due risorse importanti come il sole e il vento, ma che grazie a un’attenta politica di innovazione può credibilmente candidarsi a diventare completamente autonoma dai combustibili fossili al 2020 raddoppiando il contributo delle fonti energetiche pulite" - conclude la nota di Legambiente.

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