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Dove va il mondo? Intervista a Roberto Savio

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Roberto Savio - Foto: IPSnews

Professor Savio, dove va il mondo?

Secondo il calendario Maya, il 21 dicembre del 2012 si chiude un ciclo del mondo, e ne nasce uno nuovo. Mentre è impossibile dire cosa avverrà quel giorno, e quale nuovo ciclo si apre, non possiamo che prendere questo come un augurio. Con buona pace di una ristretta minoranza, la gran parte dell’umanità non può che desiderare che si entri in un mondo diverso.

Perché diverso?

Il secolo che ci siamo lasciati alle spalle da poco, se si esamina con gli occhiali della violenza, è un secolo d'orrori. Due Guerre Mondiali, con oltre sessanta milioni di morti: l’invenzione dei campi di concentramento, dei Gulag, degli Auschwitz, dell’Olocausto. L’invasione nella scena politica di due ideologie totalitarie, il nazifascismo e lo stalinismo, con la lunga sequela di tragedie e sofferenze, in nome dell’entrata dell’idealismo nella politica, che avrebbe eliminato la trappola dei vecchi nazionalismi e delle lotte di classe, che da secoli gli uomini si portavano dietro. Poi tutta la sequela degli aggiustamenti della fine della Guerra Fredda, per noi rappresentati soprattutto dai Balcani e dalla Palestina. Ma la fine di quell'equilibrio portò a ciò che Brzezwiski aveva lucidamente previsto, tra il grande scandalo degli analisti americani: che i Paesi del terzo mondo, ed in particolare dell’Africa, non più strategicamente rilevanti nella competizione est-ovest, sarebbero esplosi in conflitti irrisolti, con altri milioni di morti a chiudere il secolo.

Sin qui le ombre. Passiamo alle luci?

E’ stato comunque un secolo nel quale, oltre il progresso della democrazia e dello sviluppo come valori essenziali, si tentava anche di ordinare in un disegno organico le relazioni internazionali. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, nacque la Società delle Nazioni. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nacquero le Nazioni Unite. Alla fine della Guerra Fredda (che sul piano delle violenze non ha nulla da invidiare alle altre due), non solo non è nato nulla, ma si è cercato di smantellare quanto esisteva. Un secolo nel quale la scienza ha permesso di vedere chiaramente dove andassimo con il cambio climatico e la distruzione della diversità delle specie, e di convocare a Rio de Janeiro la grande Conferenza sullo Sviluppo e sull’Ambiente: ma senza che poi si facesse nulla. Forse il carisma di Obama riuscirà a rimetter in moto le speranze dell’accordo di Kyoto. Un secolo nel quale i dati della povertà e della fame nel mondo sono stati chiari e precisi come mai: ma nel quale gli sprechi sono continuati ad aumentare ed oggi i cani ed i gatti americani hanno più proteine di tutti i bambini africani, c'informa l’Unicef. Un secolo nel quale la coscienza dei privilegi è diventata chiara, ma anche la decisione di non rinunciarvi per chi li possiede.

Abbiamo poco spazio. Proviamo a riassumere in parole chiave?

Certo: ordine internazionale, ambiente, diritti umani e giustizia. Ce li stiamo portando in tutta la loro complessità in questo nuovo secolo, che apre anche un nuovo millennio.

E potrebbe essere simbolico di questo passaggio la riunione senza precedenti di 147 Capi di Stato e di Governo, nelle Nazioni Unite, dal 6 all’8 settembre del 2000 per adottare i cosiddetti Obiettivi di Sviluppo del Millennio, come il solenne impegno della umanità per superare il secolo che ci lasciamo alle spalle. Gli esperti di simboli ci avvisano che si tratta di strumenti essenziali per la nostra comprensione del mondo; e che un dualismo essenziale è quello dell’ottimismo e del pessimismo. Indira Gandhi, che come tutti gli indiani domina il meccanismo del dualismo, sosteneva che l’ottimista è un pessimista che non ha tutti i dati. A nove anni dall’Assemblea Generale del Millennio, cominciamo ad avere sufficienti dati, per decidere se restare ottimisti. E questa analisi non può che cominciare da un esame a livello globale, prima di passare ai livelli regionali e nazionali.

 

Intervista raccolta da Fabio Pipinato

 

Roberto Savio terrà la sua lectio magistralis lunedì 28 settembre 2009 dalle ore 15.00 alle ore 18.00 presso la Sala della Tromba del Comune di Trento - Via Cavour 27. Savio è stato responsabile per la Democrazia Cristiana delle relazioni internazionali con i paesi poveri; Capo ufficio stampa internazionale del primo Ministro Aldo Moro; Direttore RAI Servizio news dall’America Latina; Fondatore di Inter Press Service (IPS),riconosciuta dalle Nazioni Unite; Collabora con UNDP, Unesco, Ilo, Consiglio d’Europa; Responsabile comunicazione del World Social Forum; pluripremiato per produzioni cinematografiche.

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