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Darfur: Amnesty chiede intervento Onu, Sudan boicotta

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Rifugiati del Darfur

Amnesty International ha chiesto ieri al Consiglio di sicurezza dell'Onu di agire immediatamente per proteggere la popolazione del Darfur: secondo l'associazione la decisione del governo del Sudan di ammassare truppe nella regione rischia di provocare in breve tempo una catastrofe dei diritti umani. Anche il sottosegretario generale per gli affari umanitari dell'ONU Jan Egeland ha lanciato ieri l'allarme per il Darfur su quella che ha definito "una catastrofe umanitaria provocata dall'uomo di dimensioni senza precedenti". Ma il governo di Khartoum continua a opporsi all'invio di caschi blu Onu nel Darfur: ieri i 15 membri del Consiglio di sicurezza si sono riuniti ma il governo sudanese ha boicottato la riunione, respingendo le pressioni americane a favore di un progetto britannico di risoluzione che invita all'invio di una importante forza dell'Onu in Darfur.

"Da al-Fasher, nel Darfur settentrionale, apprendiamo che l'aviazione sudanese sta trasferendo quotidianamente truppe e armi. Gli sfollati della regione sono terrorizzati perché vedono avvicinarsi gli stessi soldati che li hanno costretti alla fuga, stavolta col presunto compito di 'difenderli'" - ha dichiarato Kate Gilmore, vicesegretaria generale di Amnesty International. Amnesty ha sollecitato il Consiglio di sicurezza a esercitare la massima pressione sul governo del Sudan affinché accetti l'invio di una missione di peacekeeping in Darfur o, nel caso questo venga rifiutato, a imporre ulteriori sanzioni mirate contro le autorità sudanesi. Il Consiglio di sicurezza, nella sua riunione odierna, dovrebbe esaminare una bozza di risoluzione sulla crisi in Darfur. Il governo sudanese ha proposto un suo piano per proteggere la popolazione civile del Darfur, che prevede di inviare fino a 26.000 soldati nella regione.

"Il presunto piano di protezione del governo sudanese è una vergogna e dev'essere respinto fermamente" - ha commentato Gilmore. "Come può il Sudan, che in tutta evidenza sta per lanciare un'offensiva militare, proporsi come peacekeeper in un conflitto in cui è stato ed è il principale responsabile di gravi violazioni dei diritti umani?". Il 29 luglio il governo sudanese ha bombardato i villaggi del Darfur settentrionale, violando una risoluzione adottata nel marzo 2005 dal Consiglio di sicurezza, che proibiva qualsiasi volo di natura offensiva nella regione. A loro volta, i gruppi armati di opposizione hanno commesso gravi abusi dei diritti umani, attaccando persino i convogli umanitari. Amnesty ha predisposto una petizione online nella quale tra l'altro chiede alla comunità internazionale di dispiegare rapidamente una forza di pace Onu, con un mandato forte, che le consenta di proteggere efficacemente la popolazione civile del Darfur.

Anche il sottosegretario generale per gli affari umanitari dell'ONU Jan Egeland ha lanciato l'allarme per il Darfur su quella che ha definito "una catastrofe umanitaria provocata dall'uomo di dimensioni senza precedenti" - riporta l'Osservatorio sulla legalità. Egeland ha chiesto un'azione internazionale urgente dal Consiglio o da tutti gli Stati membri dell'ONU che abbiano influenza sulle parti in conflitto, per discutere quale possa essere una "soluzione militare in Darfur", sottolineando che il governo di Khartoum "deve essere convinto che la sua prevista campagna militare è una prescrizione per il disastro". Il rappresentante ONU ha anche espresso preoccupazione circa l'effetto dell'attuale missione dell'Unione Africana in Darfur, dicendo che alcuni gruppi ribelli considerano l'AU come il loro nemico. [GB]

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