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Maestri di un nuovo pensiero: George Bateson

di Stefano Curci

Tra gli obiettivi che il Cem si è proposto quest'anno c'è quello di riscoprire, sulla scorta dell'asse Bateson-Morin, la saggezza sistemica, la sensibilità alla "struttura che connette", nel tentativo di valorizzare più aspetti possibile. Si tratta di un'esigenza forte soprattutto nel mondo della scuola, dove manca uno sfondo capace di integrare elementi troppo spesso slegati e lontani tra loro.

Nella sua carriera Bateson si è occupato di cibernetica, teoria dei giochi, comunicazione animale, arte, epistemologia, apprendimento… e ha sempre cercato di conservare il senso del tutto, la capacità di cogliere ogni singolo fenomeno come espressione di una totalità che abbraccia mente, natura e cultura, e che non deve essere frammentata. Egli ha riflettuto molto sulla possibilità di una struttura che connetta un'ameba, un bosco e un essere umano. In particolare, la sua Ecologia della mente ci porta a pensare che i fenomeni naturali, mentali e culturali sono sottoposti a principi comuni che ne governano lo sviluppo e l'organizzazione. C'è allora una profonda unità tra la vita umana e quella della natura.

Il famoso interrogativo di Mente e natura (quale struttura - pattern - connette il granchio con l'aragosta, l'orchidea con la primula e loro con me?) si risolve con il pensare in termini di storie: la storia è un pattern che si svolge nel tempo e connette i suoi protagonisti in un contesto che conferisce significato a ciò che accade. Noi stessi siamo fatti di "storie", ad esempio il nostro corpo testimonia la storia filogenetica della nostra specie o del nostro sviluppo embrionale, e il nostro carattere testimonia le nostre relazioni con le persone che hanno avuto un significato nella nostra vita… studiando queste storie, e allargando l'orizzonte a quelle degli altri oggetti, individuiamo il pattern che connette tutti gli elementi della natura.

Riscoprire Bateson a livello pedagogico ci porta a pensare a nuovi modi di praticare l'osservazione psicopedagogica, all'importanza dello sfondo integratore e agli scambi tra struttura ricevente e quella emittente, per cui le diversità e anche gli sbagli sono una risorsa per l'apprendimento piuttosto che un disturbo.

Duccio Demetrio (Bateson e la formazione, in Manghi 1998) ha immaginato una passeggiata con Bateson discutendo di educazione, con la condizione di partenza di accettare una non conclusione, l'entrata in storie che non hanno fine: il primo discorso di questa camminata immaginaria riguarderebbe l'educarsi attraverso la vita, pensando che la mente è impegnata a riorganizzare la nostra esperienza come se fossimo paguri che si portano dietro la propria storia.
Il secondo discorso sarebbe legato all'educarsi pensando la vita, concependo la mente non come somma di parti, ma come insieme interattivo di legami: un processo nel quale chi apprende si possa imbattere in vari facilitatori di connessioni, ovvero qualsiasi cosa attraversi la strada del paguro, come uomini, emozioni, pensieri… l'educazione (ma Bateson parlerebbe più di formazione) migliore sarà allora quella che consente a chi apprende di trarre giovamento da tutto ciò in cui ci si imbatte, stabilendo nessi e evitando la frammentazione.

Alla base delle riflessioni di Bateson c'è il modello sistemico e cibernetico, che si riassume nell'idea che ogni individuo, ogni essere, costituisca un sistema aperto, che interagisce con l'ambiente operando con le informazioni che scambia con esso. Tra l'insieme degli esseri viventi e la natura inanimata c'è una importante unità, basata su principi comuni a livello di organizzazione e sviluppo e su una vastissima gamma di interazioni.
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