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Bolivia: approvata la nuova Costituzione, sostegno dei movimenti sociali

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Il presidente Morales premia i Nat's

Gli elettori boliviani hanno approvato la nuova Costituzionale votandola con oltre il 60% dei consensi dei 3.8 milioni di boliviani che sono andati alle domenica scorsa.

Julia Ramos, Vicepresidente del Parlamento Boliviano, ha dichiarato all’Osservatorio SELVAS che “questa vittoria riconosce il valore del lavoro svolto dall’Assemblea Costituente e di tutti i settori sociali per arrivare a una nuova Charta Magna, maggiormente includente, che garantisca l’uguaglianza dei diritti dei popoli, per permettere che Bolivia diventi veramente libera e sovrana anche nell’amministrazione delle risorse naturali del paese”.

Tra le novità emerge che nell’articolo 61 della nuova Costituzione boliviana si riconosce che “lo Stato proibisce il lavoro forzato e lo sfruttamento minorile. Le attività che realizzano i bambini, le bambine e gli adolescenti in ambito familiare e sociale sono orientate alla loro formazione integrale come cittadini e cittadine e devono avere una funzione formativa. I loro diritti, garanzie e meccanismi istituzionali di protezione saranno oggetto di una regolamentazione speciale”.

Questo storico riconoscimento dei Movimenti Sociali NATs (Niños y Adolescentes trabajadores nell’acronimo spagnolo) è il frutto di una grande mobilitazione dei bambini lavoratori: è la prima volta nella storia dell’umanità che una Costituzione - e non solo il codice dell’infanzia - riconosce il lavoro minorile in condizioni dignitose.

Nella capitale La Paz il 22 dicembre scorso una delegazione del Movimento boliviano “Unión de Niños, Niñas y Adolescentes Trabajadores de Bolivia” UNATsBOL e Modenats di La Paz aveva incontrato il Presidente Evo Morales e il Vicepresidente Garcia per ricevere la condecorazione “Pedro Domingo Murillo” con il grado di onore civico. Carmen Sanchez, ha 14 anni e lavora in un mercato popolare di Tarija, vende verdura. Mostra con orgoglio la foto dell’incontro con il Presidente Evo Morales: “In centinaia di bambini lavoratori abbiamo marciato fino al Palazzo di Governo di La Paz affinchè i nostri diritti siano riconosciuti nella nuova costituzione. Lottiamo per un lavoro in condizioni dignitose, che ci consente di assumere responsabilità, organizziamo la nostra vita, amministriamo il nostro denaro che guadagniamo con sacrificio per aiutare la famiglia”.

Va sottolineato che il cancelliere boliviano David Choquehuanca nell’intervista rilasciata all’Agencia EFE ha dichiarato che “i popoli Aymara non si preoccupano quando i bambini lavorano nella comunità andina. I bambini devono lavorare perché assumono responsabilità fin dalla tenera età. L’Occidente afferma che i bambini non devono lavorare. Noi non siamo d’accordo perché il lavoro è felicità perché contribuisce al benessere della comunità, il lavoro non è sfruttamento”. Una chiara contrapposizione con l’Organizzazione Internazionale del lavoro.

Jorge Domic, direttore Fondazione “La Paz”, commenta a SELVAS che “il lavoro minorile non può essere definito solo dal punto di vista della remunerazione. Il lavoro è un meccanismo di socializzazione che si articola con la vita quotidiana, anche dal punto di vista pedagogico. In questo senso la scuola è uno spazio di lavoro intellettuale e di apprendimento; lo Studio non è separato dal lavoro”.

Dopo aver partecipato come consulente dell’Ex Viceministra dell’infanzia e gioventù Elizabeth Patino, penso che l’approvazione della Magna Carta rappresenti un fatto storico per l’incidenza dei movimenti sociali NATs nella costruzione di politiche sociali orientate alla dignità e al riconoscimento de protagonismo di settori sociali storicamente esclusi come i bambini lavoratori.

Cristiano Morsolin
(Operatore di reti internazionali per la difesa dell’infanzia in America Latina, Co-Fondatore dell’Osservatorio SELVAS.org. Lavora in America Latina dal 2001).

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