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Amnesty: gli Usa voltano le spalle alle violazioni della 'guerra al terrore'

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Manifestazione a Londra per chiudere Guantanamo - Foto: Amnesty International

"A un anno dall'impegno assunto dal presidente degli Usa Barack Obama di chiudere Guantánamo, il centro di detenzione continua a ospitare 198 detenuti senza accusa né processo e tanto i procedimenti giudiziari contro i responsabili quanto i risarcimenti per le vittime delle violazioni dei diritti umani nel contesto della "guerra al terrore" sono lontani dall'essere realizzati". Lo denuncia Amnesty International che segnala, tra gli altri, il caso di Abu Zubaydah, "arrestato in Pakistan, tenuto per quattro anni e mezzo in custodia segreta da parte della Cia e sottoposto, in questo periodo, a torture".

In una nota l'organizzazione per la tutela dei diritti umani spiega che il detenuto "ha trascorso gli ultimi tre anni a Guantanamo senza accusa né possibilita' di contestare la legittimità della propria detenzione". E accusa: "L'amministrazione Obama continua a non fornire informazioni sul trattamento riservato a lui e ad altre persone tenute in custodia segreta da parte della Cia".

"All'inizio dell'anno - continua Amnesty - in una Corte federale sono state rese note informazioni, che la Casa Bianca avrebbe voluto mantenere riservate, sulla vicenda di Ahmed Khalfan Ghailani: il detenuto sarebbe stato sottoposto a "tecniche di interrogatorio rinforzato", 14 ore al giorno per cinque giorni, durante il periodo trascorso in custodia segreta da parte della Cia" Di fronte alla corte, l'amministrazione Obama ha sostenuto che chi l'aveva preceduta aveva trattato "giustificatamente" Ghailani come "risorsa di intelligence" più che come imputato, nonostante questi avesse dovuto già comparire di fronte a una corte federale all'epoca dell'arresto, avvenuto in Pakistan nel 2004.

"Nessuno sarà chiamato a rispondere di queste e altre violazioni dei diritti umani, se l'amministrazione Obama non riporterà veramente l'assunzione di responsabilità e l'adesione agli obblighi internazionali tra i suoi princípi di governo" - afferma Amnesty. "In una serie di citazioni riguardanti gli obblighi internazionali in materia di diritti umani degli Usa, l'amministrazione Obama ha infatti assunto una posizione che promuove l'impunità e blocca la riparazione giudiziaria" - denuncia l'associazione evidenziando che nel suo primo anno di presidenza l'amministrazione Obama:

  • ha invocato il segreto di stato per cercare l'annullamento della citazione di cinque detenuti, che affermano di essere stati sottoposti al programma Cia di rendition;
  • si è opposta alla citazione di quattro cittadini britannici per la detenzione arbitraria e le torture cui sono stati sottoposti a Guantánamo, sostenendo che all'epoca "non era chiaramente stabilito" se i denuncianti fossero o meno titolari dei diritti di cui si afferma la violazione e che pertanto i funzionari coinvolti sono immuni da ogni responsabilità sul piano civile. Nel dicembre 2009 la Corte suprema federale ha dato ragione all'amministrazione Obama;
  • ha sollecitato una corte federale ad annullare la citazione nei confronti di John Yoo, ex alto funzionario del dipartimento della Giustizia, chiamato a rispondere del ruolo avuto nell'elaborazione delle tecniche d'interrogatorio e delle condizioni di detenzione a Guantánamo. L'amministrazione Obama ha sostenuto che il contesto "della detenzione e del trattamento di coloro che erano stati qualificati come nemici in un conflitto armato (...) implica questioni di sicurezza nazionale e di poteri di guerra che devono essere ponderati rispetto a un sistema giudiziario di risarcimento economico";
  • ha mantenuto la posizione dell'amministrazione Bush riguardo al diniego di accesso ad avvocati e tribunali per le persone attualmente detenute nella base aerea Usa di Bagram, in Afghanistan;
  • ha rifiutato di mettere a disposizione fotografie e altra documentazione relative al trattamento inferto ai detenuti.

Quando, nel 2009, gli Usa sono entrati a far parte del Consiglio Onu dei diritti umani, l'amministrazione Obama aveva affermato: "Non c'è alcun dubbio, gli Usa non volteranno le spalle di fronte a gravi violazioni dei diritti umani. La verità dev'essere detta, i fatti portati alla luce e le conseguenze affrontate". Un anno dopo, quella stessa amministrazione continua a voltare le spalle quando si tratta di fornire informazioni e risarcire le vittime delle violazioni dei diritti umani commesse dagli Usa nel contesto della lotta al terrorismo.

"Il cambio di tono introdotto dalla presidenza Obama nella proclamazione dell'impegno statunitense in materia di diritti umani è benvenuto - conclude Amnesty. Ma ora occorre accompagnare alle parole i fatti concreti, come l'assunzione di responsabilità, i risarcimenti e la chiusura di Guantánamo, rispettando in questo modo gli obblighi internazionali degli Usa".

Nelle scorse settimane, in occasione dell'ottavo anniversario del primo trasferimento a Guantánamo, Amnesty International, il Center for Constitutional Rights e 'Reprieve' hanno chiesto a un numero maggiore di stati europei di accogliere i detenuti che non possono tornare nei paesi di origine per il timore di subire torture o ulteriori violazioni dei diritti umani. Le tre organizzazioni hanno sollecitato una serie di paesi europei, tra cui Finlandia, Germania, Lussemburgo e Svezia, a impegnarsi di più per contribuire al trasferimento di circa 50 persone ancora intrappolate, dopo anni, in un sistema di detenzione illegale.

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