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Africa: oggi Giornata mondiale per non dimenticare il 'continente dimenticato'

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Il mercato: luogo di incontro e di scambi - Foto: ©Nigrizia

Si celebra oggi, 25 maggio, su iniziativa dell’Unione Africana (UA) la 'Giornata mondiale dell'Africa' che quest'anno ha come tema "Verso un'Africa unita, di pace e prospera". Il presidente della commissione dell’Unione africana (UA), Jean Ping ha invitato a rafforzare l’unità tra i paesi africani e si è detto felice di veder progredire la democratizzazione del continente, attraverso elezioni e il miglioramento della situazione economica in Africa, e ha sottolineato l’importanza che gruppi come la Comunità di sviluppo dell’Africa australe (Sadc), la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) e la Comunità economica dell’Africa centrale (Eccas) stanno giocando nella integrazione regionale - riporta l'agenzia Misna. Secondo il presidente della Commissione, la crisi finanziaria mondiale potrebbe incidere ulteriormente in Africa, non solo riducendo la sua crescita economica, ma diminuendo gli investimenti esteri diretti e gli aiuti, rallenando così il camino per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio.

In occasione della Giornata, Focsiv e Fondazione Missio hanno scritto una lettera ai Presidenti e Direttori generali delle principali reti televisive italiane pubbliche e private oltre che al Presidente della Commissione di Vigilanza della RaiI e al Presidente e Segretario Generale della Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana) nella quale chiedono che "sia dato uno spazio adeguato a questo anniversario" nel rispetto per l’Africa e per la promozione di una cultura della mondialità e della cooperazione con i popoli del continente. "Quest’anno il tradizionale appuntamento rappresenta un momento privilegiato di riflessione per la società civile e le istituzioni politiche del nostro Paese rispetto ad alcune scottanti questioni" - affermano nella lettera

Le associazioni evidenziano "la drammatica situazione in cui versa il Corno d’Africa dove si consumano le più gravi crisi umanitarie del nostro pianeta: in Somalia e nella regione sudanese del Darfur. Inoltre vi è sempre apprensione sia per la "guerra fredda" tra Etiopia ed Eritrea, come anche per la cronica instabilità geopolitica della Regione dei Grandi Laghi, in particolare sul versante Orientale della Repubblica Democratica del Congo. Sebbene con accentuazioni diverse, destano sempre preoccupazione la crisi economica e sociale in cui versa lo Zimbabwe e la fuga all’estero nei mesi scorsi del presidente malgascio Marc Ravalomanana a seguito di un golpe". "A ciò si aggiunga la notizia di questi giorni, in merito alla controversa decisione del nostro governo di respingere le imbarcazioni cariche di migranti che provengono dalle coste libiche, provvedimento che apre più di una discussione circa la tradizione solidaristica italiana e l’effettivo rispetto dei diritti umani".

L'agenzia Misna ha dedicato all'anniversario un "Ebdomadario", una serie di articoli che fanno un bilancio della situazione economica, politica e sociale del "continente dimenticato". Lo scorso aprile, Muammar Gheddafi, presidente di turno dell’Unione Africana (UA), ha chiesto agli stati membri di accelerare il processo per la creazione degli "Stati Uniti d’Africa", affermando che "c’è bisogno di un organismo ad hoc che lavori tutti i giorni a questo scopo". "Il governo dell’Unione Africana (UA) sarà costituito nel gennaio 2010, mentre gli Stati Uniti d’Africa saranno proclamati nel 2017" - ha detto lo scorso febbraio il presidente senegalese Abdulaye Wade sottolineando che "l’integrazione politica del continente è ormai prossima". L’idea della creazione di un governo di unione continentale, pienamente operativo tanto in politica estera quanto in economia, era stata lanciata ufficialmente nella dichiarazione di Accra del luglio 2007.

Per quanto riguarda l'economia "un quadro preoccupante ma non disastroso per l’economia africana è quello che emerge dal rapporto annuale ‘Prospettive economiche in Africa" (Pea) presentato nei giorni scorsi a Dakar in Senegal, a margine dell’Assemblea annuale della Banca di sviluppo africana. Il documento prevede che la crescita economica del continente nel 2009 proseguirà, ma si attesterà al 2,8% rispetto al 5,7% dell’anno precedente. Principale responsabile del rallentamento delle economie africane è senza dubbio la crisi economica internazionale, che, già negli ultimi mesi, ha fatto registrare un calo degli investimenti nei mercati finanziari (fatta eccezione per la borsa di Tunisi), una diminuzione di moneta pregiata nelle riserve nazionali e un decremento nelle richieste di alcune materie prime (idrocarburi e minerali, in primis).

Sottolineando come i contraccolpi della crisi, per quanto negativi, indichino come rispetto a 15 anni fa l’economia africana sia oggi molto più integrata in quella internazionale del passato, la Commissione economica dell’Onu ha evidenziato come una speranza per una ripresa anche più rapida dalla crisi per il continente africano possa arrivare soprattutto dalla crescente cooperazione con i paesi emergenti di Asia e America Latina, anch’essi chiamati ad assorbire meglio dei paesi più industrializzati i contraccolpi della crisi economica internazionale. Annunciando lo stanziamento di un fondo speciale anti-crisi di 2,5 miliardi di dollari, il capo economista della Banca africana di sviluppo, Louis Kasekende, ha comunque lanciato un appello alla comunità internazionale precisando che, secondo le stime, il continente avrebbe bisogno di circa 50 miliardi di dollari per assorbire le perdite della crisi.

Va comunque ricordato che alcuni giorni prima il presidente della Commissione dell'UA, Jean Ping, aveva affermato che "se nei paesi sviluppati la crisi si traduce in perdita di posti di lavoro, nei nostri diventa una questione di vita o di morte, creando in particolare il rischio della moltiplicazione dei conflitti e di crisi in grado di minacciare la pace mondiale". Sulla base delle analisi del rapporto ‘Prospettive economiche in Africa" (Pea), Ping non ha nascosto la sua preoccupazione per le ricadute politiche e sociali che la crisi potrebbe comportare nel continente, evidenziate anche nel documento degli economisti africani. "I rischi della crisi potrebbero pesare notevolmente anche sui progressi in materia di democrazia che abbiamo registrato recentemente" - ha detto Ping ricordando come la crisi economica "minacci lo Stato di diritto, i diritti umani e molti dei valori condivisi che abbiamo cercato di promuovere finora".

Ricordiamo, infine, che nei mesi scorsi Cipsi e Chiama l'Africa hanno lanciato la campagna per l'assegnazione del Nobel della Pace 2010 alle donne africane. "Le donne sono protagoniste e trainanti sia nei settori della vita quotidiana che nell'attività politica e sociale" - sottolineano le associazioni. "Sono le donne in Africa che reggono l'economia familiare nello svolgimento di quell'attività, soprattutto di economia informale, che permette che ogni giorno, anche in situazioni di emergenza, il riprodursi del miracolo della sopravvivenza. Le donne da decenni sono protagoniste nel microcredito e nella microfinanza: dalle storiche tontine dell'Africa occidentale, fino alle forme più elaborate di microcredito in tutte le parti del continente: microcredito che ha permesso la nascita e la crescita di migliaia di piccole imprese". [GB]

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