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Acli Svizzera: sconcerto per il voto contro edificazione di minareti e sull'export di armi
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Un manifesto per il voto contro l'edificazione di minareti
Le Acli nazionali della Svizzera esprimono sconcerto per l’esito del voto federale che ha accolto, a larga maggioranza, l’iniziativa “Contro l’edificazione di minareti” e delusione per la bocciatura al divieto di esportare armi. Lo riporta una nota della Presidenza nazionale Acli della Svizzera inviata al quotidiano Ticino online. "Le ACLI svizzere - riporta il comunicato - credono che questo non sia un giorno positivo per il Paese. Invitando a votare contro l’iniziativa, esse avevano già espresso la convinzione che l’edificazione di simboli di credo religioso diverso dal nostro non può essere vista come una minaccia alla convivenza civile".
All’indomani del voto, le Acli "auspicano che l’accettazione dell’iniziativa che vieta l’edificazione di nuovi minareti su territorio elvetico, non si traduca in una radicalizzazione e un peggioramento dei rapporti tra le comunità di credo diverso". Le Acli della Svizzera ribadiscono pertanto i valori della libertà di espressione e di religione, auspicando, con la Conferenza Episcopale elvetica, una sana coabitazione delle religioni e delle culture.
Le Acli sperano che l’accettazione dell’iniziativa che vieta l’edificazione di nuovi minareti su territorio elvetico non si traduca in una radicalizzazione e un peggioramento dei rapporti tra le comunità di credo diverso. Da sempre impegnate nell’ambito dell’integrazione, le Acli della Svizzera "sono infatti convinte che i simboli religiosi non debbano dividere le comunità e i cittadini, ma rappresentare piuttosto uno stimolo alla conoscenza e al rispetto reciproci".
Le Acli nazionali della Svizzera esprimono anche la propria delusione per la bocciatura dell’altra iniziativa in consultazione, “per il divieto di esportare materiale bellico”. Le Acli svizzere si rammaricano che le cittadine e i cittadini svizzeri non abbiano voluto cogliere l’occasione per dare un segnale tangibile di volontà di pace impedendo che armi e materiale bellico proveniente dalla Svizzera possa essere impiegato nei conflitti che insanguinano il nostro mondo.
Anche in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo e la paventata perdita di posti di lavoro, le Acli "non trovano giustificata la produzione e l’esportazione di armamenti, strumenti di offesa e non di pace e sono convinte che il loro commercio debba essere contrastato e non favorito. Gli strumenti giusti per il nostro Paese sono quelli della diplomazia e delle pressioni economiche, non gli armamenti, ed i posti di lavoro possono essere salvaguardati e promossi in molti altri settori economici".
Le Acli (Associazione cristiane lavoratori internazionali) contano in Svizzera 5000 iscritti distribuiti in oltre 50 circoli ed operano attraverso Segretariati sociali diffusi su tutto il territorio con nove uffici e una trentina di permanenze, e attraverso i Centri di formazione professionale a Zurigo, Lucerna e Lugano.
"Il no svizzero provoca un terremoto mediatico" - titola un articolo di Ticino online che riporta tra l'altro una nota del portavoce Rupet Colville dell'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani. "Siamo preoccupati per il bando e stiamo esaminando le implicazioni" - ha detto Colville. L'iniziativa "contro la costruzione di minareti" approvata ieri era già stata criticata dal comitato dell'Onu per i diritti umani in occasione dell'esame della situazione in Svizzera a fine ottobre. "Il comitato è preoccupato per l'iniziativa che mira a vietare la costruzione di minareti e per la campagna discriminatoria di manifesti che l'accompagna", avevano affermato gli esperti dell'Onu. [GB]






