Crisi alimentare: Ong denunciano speculazioni e sovvenzioni di Ue e Usa

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© FAO

"La causa principale della crisi alimentaSpeculazioni finanziarie causa crisi alimentare
re che ha portato ormai a quasi un miliardo le persone che soffrono la fame nel mondo è la speculazione finanziaria sui prodotti agricoli e non una scarsa produzione di cibo". Lo afferma il direttore generale della Focsiv, Sergio Marelli in una nota diffusa ieri in occasione dell'apertura della XXXV Conferenza della Fao. "Oggi l'analisi dell'andamento dei prezzi dei cereali - spiega Marelli - conferma quanto da noi sostenuto già in occasione del vertice Fao di giugno 2008, ovvero che la causa principale della crisi alimentare che ha portato ormai a quasi un miliardo le persone che soffrono la fame nel mondo è la speculazione finanziaria sui prodotti agricoli e non una scarsa disponibilità di cibo". "Anzi - aggiunge Marelli - secondo studi recenti oggi ci sarebbe la disponibilità di cibo necessaria a sfamare un pianeta di 12miliardi di abitanti, se solo le risorse venissero distribuite equamente".

 

Inchiesta de "L'Espresso":
Etiopia: i volti della fame

Come si deduce dai grafici pubblicati dalla Fao nel rapporto Food Outlook, la curva dell'andamento dei prezzi dei cereali nel mercato globale evidenzia chiaramente un ripido aumento e senza precedenti tra luglio 2007 e marzo 2008 e poi una discesa da marzo ad ottobre 2008, in particolare nel corso degli ultimi 3 mesi. "La rapidità stessa con la quale i prezzi dei cereali oscillano - aggiunge Marelli - dimostra che non può essere solo il ciclo produttivo ad influenzarli, ma che gioca un ruolo determinante la speculazione finanziaria sui capitali legati ai generi alimentari". "Ecco perché - conclude Marelli - oggi ribadiamo ulteriormente che non c'è bisogno di incentivare la produzione con nuove tecniche e metodi che, al contrario, creano profitti esclusivamente per le poche grandi multinazionali che controllano l'agro-industria a danno dei piccoli produttori, come ad esempio il sostegno alla produzione di Ogm; ma piuttosto che abbiamo bisogno di una giusta regolamentazione del mercato e quindi di continuare a denunciare le speculazioni finanziarie che determinano l'oscillazione dei prezzi dei cereali".

Intanto in occasione della 'Conferenza internazionale sui biocarburanti' in corso a San Paolo in Brasile, una nota dell'ong Action Aid evidenzia che "le politiche europee che incoraggiano la produzione di biocarburanti stanno avendo forti ricadute sul numero delle persone affamate". "Nel 2007 - spiega ActionAid - l'Unione Europea ha utilizzato 2,85 milioni di ettari di terreno per coltivare biocarburanti al posto del cibo. Questo ha alimentato la crescita e la volatilità dei prezzi e messo a rischio fame milioni di persone. Poiché l'Europa non ha terra a sufficienza per raggiungere l'ambizioso obiettivo del 10% di produzione di carburante rtramite prodotti agricoli, sta guardando sempre più ai paesi in via di sviluppo. Questo non farà che ridurre la disponibilità alimentare aggravando la crisi dei prezzi".

Anche in Senegal, dove il governo ha lanciato un piano per espandere la produzione di biocarburanti, sono esplose numerose rivolte a causa della crescita dei prezzi. Il Senegal attualmente dipende dalle importazioni alimentari per più del 60%. Nell'area di Bignona, il dipartimento per le politiche forestali stima che il disboscamento per la produzione di biocarburanti ridurrebbe del 68% le fonti di reddito per le popolazioni rurali. La corsa ad espandere la produzione di biocarburanti potrebbe minare la sicurezza alimentare dell'intera nazione. "Il mese prossimo l'Unione Europea dovrà rivedere i propri obiettivi sulla produzione di biocarburanti" - ricorda ActionAid chiede che in tale sede "vengano eliminati gli incentivi e ridimensionati gli obiettivi della produzione". ActionAid sta anche facendo pressione per la creazione di una Commissione Onu di valutazione degli impatti sociali ed ambientali della produzione di biocarburanti e per una moratoria su ulteriori riconversioni dei terreni coltivabili da produzione alimentare a produzione energetica.

Nelle scorse settimane lo stesso direttore generale della Fao, Jacques Diouf, in un intervento al Parlamento europeo> aveva denunciato che "la politica agricola comune dell'Unione Europea e le leggi sull'agricoltura degli Stati Uniti penalizzano i contadini del Sud del mondo" aggiungendo - riferiva l'agenzia Misna - che al livello del commercio internazionale questo sistema "è ingiusto". Il direttore generale della Fao ha ricordato che i paesi membri dell'Organizzazione per la cooperazione e la sviluppo economico (Ocse), un organismo che raccoglie soprattutto paesi industrializzati, spendono in sovvenzioni agli agricoltori nazionali l'equivalente di 286 miliardi di euro. Secondo Diouf questa cifra è superiore di più di 10 volte della somma necessaria ogni anno per combattere in modo efficace la fame nel mondo. "Con i sussidi pubblici concessi ai loro produttori nazionali, Stati Uniti e Unione Europea - ha detto - riducono in modo significativo gli spazi per le esportazioni di prodotti alimentari dai paesi di molte aree del Sud del mondo, soprattutto in Africa, America Latina e Caraibi". [GB]

 

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