Appello per le 'operaie-schiave' della ditta fornitrice di Prada

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Emine Arslan, operaia della DESA licenziata per essersi iscritta al sindacato: guadagnava 200 euro al mese e produceva anche per Prada

La 'Campagna Abiti Puliti ' ha lanciato una petizione internazionale per i diritti delle lavoratrici della ditta turca DESA che negli ultimi mesi ha condotto un'azione di "intimidazioni e minacce" nei confronti degli operai che si sono iscritti al sindacato DERI IS."Già 44 lavoratori sono stati licenziati e altri 50 sono stati obbligati a lasciare il sindacato" - riporta la campagna che rappresenta la sezione italiana della Clean Clothes Campaign.

"La ditta turca DESA produce articoli di pelletteria per Prada (e il suo marchio Miu Miu) e per Mulberry, Louis Vuitton, Samsonite, Aspinals of London, Nicole Farhi e Luella" - riporta la Campagna. "Le condizioni nelle tre fabbriche turche della DESA sono pessime: i salari sono molto bassi, le ore di lavoro eccessive, le condizioni di salute e sicurezza insufficienti. I lavoratori denunciano che non ci sono abbastanza servizi igienici per tutti e quelli esistenti sono sudici. L'unica acqua da bere proviene da un buco ricavato nel pavimento del bagno".

 

L'inchiesta del quotidiano l'Unità:
"Gli schiavi e le griffe" (16/11/2008)
- p.28 in .pdf - p.29 in .pdf
- p.30 in .pdf - p.31 in .pdf

Negli ultimi sei mesi il sindacato e la Clean Clothes Campaign hanno fatto pressione sui principali clienti di DESA affinché utilizzassero la loro influenza per sostenere il diritto alla libertà di associazione e alla negoziazione di migliori condizioni in fabbrica. Le risposte sono state deludenti: sia Prada che Mulberry sostengono di avere fatto delle ispezioni e di "non avere trovato problemi in fabbrica". "Questo non ci stupisce - commenta la Campagna - dato che nessun lavoratore ricorda di avere mai parlato a rappresentanti dei marchi". French Connection (che possiede Nicole Fahri) ha risposto alla Campagna che "avrebbero esaminato il caso" ma non hanno ancora preso alcuna iniziativa. Luella, Louis Vuitton, Aspinals of London e Samsonite non hanno mai risposto alle lettere della Campagna.

"I consumatori potrebbero pensare che spendendo 990 euro per una borsa Nappa Patch di Miu Miu (Prada) - uno dei i modelli prodotti dai lavoratori della DESA - stiano acquistando un prodotto esente da sfruttamento che non cancella la dignità di chi lo produce. Questo caso dimostra che non è così" - sostiene Deborah Lucchetti della Campagna Abiti Puliti. "Finchè Prada, Mulberry, Samsonite e tutti gli altri grandi marchi del lusso coinvolti non cominceranno ad assumersi tutte le loro responsabilità, le lavoratrici della DESA continueranno a subire vessazioni e a lavorare in condizioni di lavoro inaccettabili".

I lavoratori della DESA hanno manifestato davanti ai cancelli della fabbrica nella zona industriale di D㼀zce per il loro legittimo diritto ad organizzarsi, nonostante la repressione continua e gli arresti da parte della polizia locale. A Emine Arslan, una delle donne leader sindacali dello stabilimento DESA di Instanbul (Sefak㶀y), è stato offerto denaro per cessare le sue rivendicazioni verso DESA e le manifestazioni davanti alla fabbrica. In seguito al suo rifiuto, la sua famiglia è stata minacciata e alcune ore dopo sua figlia è scampata ad un tentativo di rapimento da parte di un uomo in moto.

Ci sono 1200 lavoratori alla DESA, che ha tre stabilimenti a D㼀zce, Sefak㶀y e Colru. Circa 500 donne lavorano in condizioni difficili che vanno sommate alla responsabilità aggiuntiva della gestione familiare. Il problema maggiore che i lavoratori lamentano è lo "straordinario" eccessivo: spesso cominciano alle 8 del mattino e proseguono fino al giorno dopo, senza tornare a casa, effettuando così turni di 36 ore che non sono un'eccezione ma la norma. I lavoratori sono obbligati anche per tre giorni alla settimana a lavorare di notte e per tutto il giorno successivo senza interruzione: "ciò significa lavorare dalle 36 alle 40 ore senza pausa e vi sono operai che hanno raggiunto il record di 220 ore di straordinario al mese" - riporta la Campagna che ricorda come - secondo la legge turca - il limite sarebbe di 270 ore all'anno. Gli stessi straordinari spesso non sono registrati in busta paga e così ai lavoratori che dovrebbero trovare 144 ore di straordinario in busta accade che ne vengano riconosciute solo 8 o 9.

A D㼀zce il salario è quello minimo cioè - secondo lo standard della Turchia - "tra il 28% e il 48% di ciò che serve per soddisfare i bisogni primari" - riporta la Campagna. Vi sono aumenti arbitrari e il principio uguale stipendio per uguale lavoro non è applicato. Inoltre numerosi lavoratori non sono coperti da assicurazioni sanitarie, perché l'azienda non versa i relativi contributi. Il cibo somministrato in fabbrica è di scarsa qualità, così la maggior parte dei lavoratori compra il cibo fuori, una spesa aggiuntiva per salari già magri. I lavoratori non godono di permessi in nessun caso, incluso decessi, nascite o malattia. La maternità non è retribuita e nessun servizio è previsto per le lavoratrici madri. Molte donne devono lasciare il lavoro per crescere i loro figli. E se qualcuno si lamenta o obietta, viene minacciato di licenziamento.

I segretari generali dei sindacati italiani Femca Cisl, Filtea Cgil e Uilta Uil hano chiesto un incontro urgente con la Prada per risolvere la "grave situazione dei lavoratori che viene denunciata nell'azienda DESA. Dopo aver ricordato che hanno già scritto all'azienda per "chiedere la piena e concreta attuazione del codice di condotta sottoscritto contrattualmente e del codice etico dell'azienda" sottolineano che la richiesta di un nuovo incontro arriva dopo "le risposte insufficienti e il perdurare della denuncia di violazione dei diritti sindacali da parte di uno dei sindacati turchi, Deri Is". [GB]

Aggiornamenti

1. In data 25 novembre, Unimondo è stato contattato telefonicamente e via email dal Responsabile Ufficio Stampa Italia della Louis Vuitton che ci ha chiesto di pubblicare la seguente nota:
"Louis Vuitton nega categoricamente di avere alcun legame commerciale o di essere cliente di Desa factories. Louis Vuitton conferma di pretendere i massimi standard qualitativi in tutti i campi, inclusi quelli etici, nella produzione dei propri prodotti".

2. Nel ricevere comunicazione Unimondo ha informato l'Ufficio Stampa Italia della Louis Vuitton che avrebbe pubblicato la nota e - contestualmente - avrebbe contattato la Campagna 'Abiti Puliti' - su cui si basa l'articolo sopra riportato - inviando la nota: cosa che Unimondo ha prontamente fatto.

3. La Campagna italiana 'Abiti Puliti' nel ricevere la nota di Louis Vuitton via Unimondo ha contattato la rete francese e turca della medesima campagna internazionale (la Clean Clothes Campaign) e coglie l'occasione per ribadire quanto già scritto nel proprio comunicato iniziale e cioè che la Clean Clothes Campaign "ha fatto pressione sui principali clienti di DESA affinché utilizzassero la loro influenza per sostenere il diritto alla libertà di associazione e alla negoziazione di migliori condizioni in fabbrica" ... ma che Louis Vuitton - come altre ditte - "non hanno mai risposto alle nostre lettere".

Vi terremo aggiornati sugli ulteriori sviluppi. [GB]

 

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