Carta Re: affari poco etici solo per religiosi

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Carta-Re

I primi a riceverla sono stati i Cardinali, i Vescovi e i Superiori delle congregazioni religiose, che così potranno pagare di meno le bollette della luce, del gas e del riscaldamento, avere sconti sull'acquisto di generi alimentari e di biglietti aerei, fare benzina alla Api-Ip con numerose agevolazioni e vedere aumentati gli interessi e diminuite le spese sui loro conti in banca. Sono alcuni dei vantaggi garantiti dalla Re-card, una particolare "carta servizi riservata esclusivamente - spiega l'opuscolo informativo che promuove l'iniziativa - al mondo religioso ed ecclesiastico per dare una risposta concreta alle specifiche esigenze del mondo della Chiesa, assicurando notevoli risparmi nell'acquisto di beni e servizi, appositamente selezionati, grazie a vantaggiose convenzioni stipulate con primarie aziende".

L'iniziativa è del Gruppo Re, una Società per azioni fondata nel 1984 da Vincenzo Pugliesi e Francesco Alemani Molteni che offre consulenza e servizi immobiliari, finanziari e gestionali soprattutto agli organismi della Chiesa italiana (diocesi, parrocchie, scuole, ospedali e istituti religiosi). Il gruppo, infatti, dichiara di avere "duraturi e vicendevolmente appaganti legami" con il mondo ecclesiastico e religioso, e annovera, fra i suoi numerosi clienti, le diocesi di Nuoro, Oristano e Pesaro, i frati minori, i salesiani, i carmelitani scalzi, i maristi, gli oblati di Maria Vergine, i giuseppini del Murialdo e numerosi altri ordini religiosi maschili e femminili.

Sessantamila "card" per vescovi, parrocchie e conventi

Lo scorso 12 febbraio sono state spedite le prime 4mila card ai vertici della Chiesa italiana (cardinali, vescovi, vicari, superiori e ed economi), a seguire toccherà alle 25mila parrocchie italiane e, infine, agli istituti religiosi. In totale 60mila card, inviate gratuitamente, che raggiungeranno ogni angolo del mondo ecclesiastico e religioso italiano. La proposta è allettante. Il gruppo Re, infatti, ha stipulato delle convenzioni con sette aziende che propongono sconti ed agevolazioni a tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose che faranno acquisti da loro: l'Enel garantirà 15 giorni all'anno di elettricità gratis e tariffe bloccate per 2 anni; Air One uno sconto dell'8% sui biglietti aerei; Savarent (gruppo Fiat) ed Europcar prezzi agevolati per il noleggio di autoveicoli a breve e a lungo termine; San Pellegrino acqua e bibite a prezzi scontati; Metro (grande distribuzione) una serie di generi alimentari e beni di consumo in offerta speciali; Api-Ip il raddoppio dei punti-premio ad ogni rifornimento carburante.

E per chi vorrà, la Re card potrà essere usata anche come bancomat o carta di credito ricaricabile, grazie alla convenzione bancaria che il gruppo Re ha sottoscritto con alcuni dei principali istituti di credito italiani. Inoltre, tutti i possessori della card, se sceglieranno una delle banche convenzionate con il gruppo, potranno godere di "un trattamento economico di assoluto vantaggio" (maggiori tassi di interesse e minori spese) grazie ad una serie di "banche sensibili al mondo della Chiesa ed alle sue necessità specifiche".

L'etica armata del gruppo Re

È proprio la convenzione bancaria, però, a far emergere diverse contraddizioni. Il gruppo, infatti, dichiara di operare "nel rispetto dell'etica interpretata secondo la morale cattolica", tanto che sostiene di essere stato "antesignano e promotore della finanza etica in Italia: nel 1992 ha progettato i prodotti finanziari del Sistema etico San Paolo Imi, nel 1998 ha dato origine ad Investietico, fondo immobiliare etico Bpm-Re". Gli istituti di credito con cui però il gruppo ha stipulato la convenzione - e che ora propone ai sacerdoti e ai religiosi italiani - non sembrano brillare per comportamenti etici: la maggior parte di essi, infatti - come documenta la Campagna di pressione alle 'banche armate' promossa dalle riviste "Missione Oggi", "Mosaico di Pace" e "Nigrizia" - , da anni sono coinvolti nel commercio delle armi. Si tratta cioè delle cosiddette 'banche armate', istituti di credito che svolgono operazioni di riscossione di pagamenti per conto delle industrie produttrici di armi, incassando poi compensi che vanno dal 3 al 10 per cento della commessa: Unicredit, che nell'anno 2005 ha effettuato 61 operazioni in appoggio all'export di armi per 101 milioni di euro; il gruppo San Paolo Imi (che dal 1 gennaio 2007 si è 'fuso' con Banca Intesa), 109 operazioni per quasi 165 milioni di euro; Banca popolare di Milano, 26 operazioni per quasi 35 milioni di euro (e già 15 operazione per oltre 20 milioni di euro nel 2006, v. Adista n. 3/07); Banco di Sicilia, 6 operazioni per 27 milioni di euro. E poi c'è la Banca Agricola popolare di Ragusa, che non è implicata nel commercio delle armi ma che è stata recentemente condannata, sia in sede penale che civile, per illeciti di varia natura.

Le diocesi, gli istituti religiosi, le parrocchie e i sacerdoti che accogliessero le proposte del gruppo Re, quindi, si troverebbero molto probabilmente ad aprire o a trasferire i propri conti presso una 'banca armata'. Esattamente il contrario di quanto auspicato invece dalle riviste promotrici della campagna di pressione alle 'banche armate' che, durante il convegno della Chiesa italiana dello scorso ottobre, avevano invece invitato diocesi, parrocchie e religiosi a prestare attenzione a dove vengono depositati i soldi per non rischiare di finanziare, seppure indirettamente, il commercio internazionale delle armi (v. Adista n. 11/07).

Ma le contraddizioni sembrano essere anche all'interno dello stesso mondo missionario, da sempre in prima linea contro la produzione e il commercio delle armi: la pubblicità della convenzione bancaria del gruppo Re compare, infatti, con grande evidenza sulla home page del sito internet della Misna, l'agenzia di informazione promossa dagli Istituti missionari italiani. Ma agli Istituti missionari fanno capo anche due delle riviste che hanno promosso la campagna di pressione alle 'banche armate': "Missione Oggi", mensile dei saveriani, e "Nigrizia", mensile dei comboniani.

di Luca Kocci
Fonte: Adista

 

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