Disabilità: sensibilizzazione e tagli insensati

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Una notizia buona ed una cattiva. La buona vedrà un’Italia mobilitata, in occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità del 3 dicembre adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1982. Si vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’inclusione e della partecipazione delle persone differentemente abili ad ogni aspetto della vita sociale.

Molte le associazioni e le istituzioni coinvolte con appuntamenti vari e molto eterogenei per discutere, individuare problemi specifici, fare il punto, incontrarsi, ma anche impegnarsi contro le discriminazioni e promuovere l'inclusione con iniziative culturali, sociali, sportive e ricreative che andranno in scena lungo tutto lo stivale.

A Roma, il ministero delle Pari opportunità organizza una manifestazione con le due grandi federazioni delle persone con disabilità, Fish e Fand e con il Comitato Italiano Paralimpico (Cip). L'ospedale di Montecatone, in provincia di Imola, presenta un camper allestito per consentire vacanze in libertà alle persone su sedia a ruote: un modo per promuovere la vita indipendente e riflettere sull'autonomia delle persone con disabilità. A Torino l'attivissima Consulta per le persone in difficoltà organizza iniziative che vanno dalle sfide sportive alla cultura accessibile, coinvolgendo i ragazzi delle scuole piemontesi e a proposito dei più piccoli, a Bologna è in programma la quarta edizione del convegno sul tema dei diritti dal titolo "I diritti dei bambini e adolescenti con disabilità: dalla famiglia al tempo libero, lungo il cammino educativo".

Per l’occasione anche Aifo presenta una serie di iniziative per sensibilizzare pubblico e istituzioni sul tema dell’inclusione della disabilità nelle politiche di cooperazione allo sviluppo. “Le manifestazioni s’ inseriranno nella costante opera di advocacy che Aifo conduce per sollecitare le istituzioni a mantenere le promesse fatte, porre la disabilità al centro di tutti gli aspetti dello sviluppo, per coinvolgere le persone, le famiglie e le organizzazioni, nelle attività dei propri progetti di cooperazione per lo sviluppo e tutela della salute degli esclusi e degli ultimi”, come stabilito nell’articolo 32 della Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità.

Del resto “Le persone con disabilità formano la più grande e svantaggiata minoranza del mondo. Il 10 % della popolazione mondiale, 650 milioni di persone, ha una disabilità. In tutto il mondo i disabili affrontano ostacoli alla vita sociale, barriere architettoniche, pregiudizi, negazione dei diritti umani e civili”. In questo quadro dobbiamo considerare che circa l’80 % di esse (più di 400 milioni di persone) vive nei paesi poveri: “disabilità e povertà sono strettamente legate e sono ciascuna la causa dell’altra”.

Non è un caso, infatti, che l’obiettivo designato dalle Nazioni Unite per la giornata internazionale della disabilità 2010 è, ci ricorda l’associazione l’abilità, un’esortazione: “mettere al centro la disabilità in tutti gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per il 2015 e oltre”. Un grido certo contro la povertà, ma anche la consapevolezza che la disabilità deve essere messa sempre più al centro degli interventi, e delle politiche.

Ed ora la cattiva notizia: il tutto con quali fondi? La realtà italiana porta il beffardo nome di “Legge di stabilità 2011” (.pdf), il provvedimento del Governo all’esame della Camera, che una volta approvato renderà definitivamente precarie le già critiche condizioni di vita di migliaia di persone con disabilità e delle loro famiglie, tra le prime a risentire in questi anni delle conseguenze della crisi economica globale.

Con questa manovra il Fondo Nazionale per le non autosufficienze, istituito nel 2006 con l’obiettivo di sviluppare prestazioni mirate alla “attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali - spiega il Fish - verrà definitivamente azzerato mettendo brutalmente fine a molti percorsi di presa in carico delle persone con disabilità da parte dei servizi”. A questo vuoto andrà a sommarsi la drastica riduzione prevista per il Fondo per le politiche sociali, una “macelleria messicana” che rappresenta una spallata contro moltissimi tentativi di far uscire le persone con disabilità dagli istituti.

Ma non è finita. La spinta verso gli istituti viene infatti ulteriormente esplicitata nel significativo taglio che interesserà il Fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili e quella al 5 x 1.000. “Senza servizi, senza opportunità, senza reddito, senza politiche mirate all’inclusione, l’unica alternativa prospettata dallo Stato resta solamente quella della reclusione”.

“È una prospettiva apocalittica – commenta il presidente della Fish, Pietro Barbieri – quella che si presenta ai cittadini con disabilità che già oggi fanno i conti sui loro territori con le drastiche conseguenze dei piani di rientro regionali, e che assisteranno al rapido erodersi di quei pochi diritti ad oggi loro garantiti”. “Non ci aspettiamo imbarazzi da parte degli estensori di queste norme – ha concluso Barbieri – ma confidiamo nel Parlamento affinché misure che gettano un tale discredito sulle nostre istituzioni possano essere prontamente respinte”. Nel nostro Paese, secondo i dati della Ricerca ISTAT “La disabilità in Italia” (aprile 2010), il 66% delle persone con disabilità è attualmente fuori dal mercato del lavoro. Nel nostro Paese ancor si sogna una vita priva di barriere, si sogna un memorial alla giornata della disabilità perché, come dice Bompressi, speriamo non ve ne sia più bisogno. [A.G.]

 

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