Tempi duri per i Nobel alternativi

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Dom Erwin Kräutler tra gli indiani dell'Amazzonia brasiliana - Foto: Die-rote-fahne

Oggi è la giornata internazionale dei diritti umani, Sakineh Mohammadi Ashtiani è stata liberata, ma... Sono tempi duri per i vincitori dei Nobel. C’è chi sta scontando una condanna ad 11 anni per “istigazione alla sovversione”, in Cina sinonimo di democrazia, come Liu Xiaobo e chi come dom Erwin Kräutler dal 2006 vive sotto scorta a causa delle numerose minacce di morte ricevute da latifondisti e sfruttatori dell'Amazzonia, in Brasile sinonimo di difesa dei diritti umani e ambientali dei popoli indigeni. Mentre il primo è a molti noto, ed in attesa di ricevere il Nobel tra boicottaggi e arresti domiciliari questo venerdì, il secondo è stato insignito lunedì di fronte al parlamento svedese del premio “Right Livelihood Award”, il cosiddetto Nobel Alternativo.

Dom Erwin Kräutler, nato in Austria nel 1939, ma dal 1964 missionario in Brasile e dal 1978 cittadino brasiliano a tutti gli effetti, è stato premiato con il cosiddetto Nobel Alternativo, per la sua “vita dedicata alla difesa dei diritti umani e ambientali dei popoli indigeni e per i suoi sforzi instancabili per salvare la foresta amazzonica dalla distruzione”.

Una vita non facile quella di Kräutler, ferito gravemente nel 1987 in un incidente automobilistico, molto probabilmente pianificato e dal 2006 sotto scorta a causa delle numerose minacce di morte ricevute da latifondisti e sfruttatori dell'Amazzonia, vita “che tuttavia non gli ha impedito - sottolinea Survival International ong dal 1969 a fianco dei popoli indigeni - di continuare a parlare e difendere dal dolore, della disperazione e dell’insicurezza gli Indiani Guaranì”.

Anche in quest’occasione il quasi 72enne dom Kräutler, appartenente alla Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue (Cpps) e vescovo della prelazia amazzonica dello Xingu (la più vasta del Brasile), non si è tirato indietro e ha tenuto un duro discorso in cui ha ricordato la difficile situazione in cui vivono gli indigeni Guaranì e in generale le popolazioni indie dell’Amazzonia brasiliane. “Confinati in aree troppo piccole in cui i giovani non vedono prospettive per il futuro e in cui si registrano allarmanti tassi di suicidio – ha detto il vescovo - il governo attuale sta ignorando questo crudele genocidio, in atto proprio sotto i suoi occhi”.

Kräutler ha anche ricordato, come da tempo fa l’Associazione Popoli Minacciati, la grave minaccia che incombe sull’Amazzonia brasiliana per via della gigantesca diga di Belo Monte, sottolineando come il “progetto non ha mai preso in considerazione i diritti e le preoccupazioni legittime della popolazione dello Xingu”. I popoli indigeni “sanno molto bene che non sopravvivranno se l’Amazzonia continuerà ad essere oltraggiata e rasa al suolo. La sua distruzione sarà la vera apocalisse”.

Ed è proprio questa l’ultima battaglia, in ordine di tempo, di dom Erwin, quella contro la costruzione di questa gigantesca e controversa centrale idroelettrica, che in piena Amazzonia è concepita per diventare la terza al mondo con una potenza di 11.233 megawatt e contro la quale si batte un vasto fronte di organizzazioni della società civile. “Nessuno dubita che il Brasile possieda il ‘know how’ necessario per installare centrali idroelettriche – ha scritto di recente monsignor Kräutler al presidente dell’Istituto brasiliano per l’Ambiente, Roberto Messias Franco - ma ho l’assoluta certezza che sotto l´aspetto socio-ambientale gli studi elaborati lasciano molto a desiderare e richiedano un maggiore approfondimento. Poiché non si tratta di macchine e dighe, di pareti di cemento e canali di derivazione, ma di persone umane, in carne e ossa, che conosco, di donne e uomini, bambini, adulti e anziani, che ne soffriranno gli impatti”.

Il Vescovo, chiudendo in Svezia il suo discorso, poco alternativo e molto concreto, ha affermato infine che “il problema principale [amazzonico] ha a che fare con la proprietà e l’utilizzo della terra”, e che “la violenza nelle zone rurali è legata alla concentrazione della proprietà della terra nelle mani di pochi e alla vergognosa impunità riservata ai criminali. Loro uccidono e non succede mai nulla!”.

Per il presidente dei vescovi brasiliani monsignor Geraldo Lyrio Rocha, “questo premio è un grande omaggio a dom Erwin e onora molto anche la Conferenza episcopale brasiliana”. Il premio, prosegue Rocha, “è un riconoscimento della grande lotta condotta da dom Erwin in difesa della vita dei popoli indigeni e della loro dignità umana” che in questi anni ha coinvolto numerose ong tra le quali proprio Survival International l’unica organizzazione internazionale per i popoli tribali assieme a l’organizzazione boscimane First People of the Kalahari ad aver ricevuto il prestigioso “Right Livelihood Award”.

“Il Vescovo Kräutler mette quotidianamente a repentaglio la sua vita parlando a favore degli Indiani del Brasile - ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival International - gli Indiani hanno bisogno di amici come lui esattamente come le chiese necessitano di altri testimoni che, come lui, portino avanti il tradizionale lavoro di difesa degli oppressi. L’assegnazione del premio Nobel alternativo a Kräutler è lo straordinario riconoscimento di un grande eroe mai celebrato”.

Parlando con la MISNA a Roma lo scorso Aprile, in occasione della visita dei vescovi della regione Norte II al papa, dom Erwin ha detto: “Veicolare l’informazione è la principale cosa che la comunità internazionale può fare per aiutare l’Amazzonia e impedirne la distruzione. Non è un problema solo brasiliano: se l’Amazzonia è minacciata, lo è il mondo intero”. [A.G.]

 

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