COP17: la lentezza dei governi mette a rischio il pianeta

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Manifestazione a Durban - Foto: ©WWF

Dopo due settimane di trattative e un’ulteriore giornata di attesa, i governi del mondo alla diciassettesima Conferenza Internazionale sul Clima (COP 17) di Durban (Sudafrica) hanno raggiunto una timida intesa su un futuro accordo globale sul clima, ma mancano ancora l’ispirazione e l’ambizione necessarie per affrontare il cambiamento climatico e dare speranza a centinaia di milioni di persone che in tutto il mondo soffrono e continueranno a soffrire per gli impatti disastrosi del clima.

I governi hanno raggiunto un accordo debole, che ha istituito un Fondo Verde per il Clima, il Green Climate Fund (Gcf) con ancora pochi soldi, hanno rimandato le decisioni più importanti sui contenuti del Protocollo di Kyoto e hanno preso un impegno poco chiaro per raggiungere nel 2020 un accordo globale che potrebbe lasciarci legalmente vincolati a un aumento della temperatura globale di 4° C, ben oltre i 2° C raccomandati dalla scienza per evitare un cambiamento climatico catastrofico.

Mariagrazia Midulla, responsabile Policy Clima ed Energia del WWF Italia che ha seguito i negoziati a Durban, ha dichiarato: “I Governi hanno fatto il minimo indispensabile per portare avanti i negoziati, ma il loro compito è proteggere la loro gente. E in questo, qui a Durban, hanno fallito. La scienza ci dice che dobbiamo agire subito, perché gli eventi meteorologici estremi, la siccità e le ondate di caldo causate dal cambiamento climatico peggioreranno. Ma oggi è chiaro che i mandati di pochi leader politici hanno avuto un peso maggiore delle preoccupazioni di milioni di persone, mettendo a rischio le persone e il mondo naturale da cui le nostre vite dipendono. ‘Catastrofe’ è una parola dura, ma non è abbastanza dura per descrivere un futuro con 4 gradi di aumento della temperatura globale”

“Sfortunatamente i Governi a Durban hanno speso le due cruciali giornate finali dei negoziati a discutere su una manciata di parole specifiche nei testi negoziali, invece di impegnare la loro capacità politica per stabilire azioni concrete maggiori per affrontare il cambiamento climatico. Alcuni paesi, come gli Stati Uniti, hanno mostrato di non essere interessati a favorire un ambizioso esito dei negoziati. Gli USA, preoccupati della politica in patria, si sono battuti su alcune parole, ma hanno del tutto mancato il fine principale: limitare il cambiamento climatico più pericoloso. Complessivamente, la responsabilità di questo fallimento va attribuita a una manciata di governi, come Stati Uniti, Giappone, Russia e Canada, trincerati sulle loro posizioni, che hanno fortemente frenato il livello di ambizione dei negoziati. E questo ci ha portato al punto in cui siamo ora” - sottolinea Midulla.

Unico tassello positivo a Durban è stato l’emergere di un ampio gruppo di Paesi dalle ambizioni alte, guidati dalle nazioni più vulnerabili e dagli Stati delle piccole isole tra cui molti Paesi africani.

Non possiamo continuare su questa strada, o verremo soffocati dal nostro stesso carbonio e termineremo le risorse naturali, e questo significa che non avremo cibo, acqua e energia per tutti – ha continuato Mariagrazia Midulla del WWF Italia. Il cambiamento climatico è un problema globale e necessita di una risposta globale. I negoziati di Durban non hanno dato una risposta, ma un percorso. Ma la lotta contro i cambiamenti climatici è tutt’altro che finita, sia all’interno del processo negoziale sia al di fuori di esso. Le emissioni di gas serra quest’anno sono arrivate ai livelli massimi. Abbiamo bisogno di una risposta compatta al problema, con un’azione continuativa contro il cambiamento climatico da parte dei Governi nazionali, del mondo delle imprese e dalla società civile, che devono rispondere con convinzione a questa chiamata alle armi. Mentre negoziatori e ministri sedevano dietro le loro porte chiuse, non sentivano l’appello delle persone, dei leader religiosi, dei giovani, delle donne, che protestavano e manifestavano per stimolare un’azione urgente. Queste persone, compreso il WWF, li riterranno responsabili”.

Fonte: WWF Italia

 

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