Trento: turismo, immigrazione e lavoro nero

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Un immigrato al lavoro nel settore turistico- da Migra

Rappresenta la vetrina del Trentino nel mondo, ma per mantenere il passo con la competizione si avvale spesso del sommerso e presenta diverse zone grigie. E' questa la figura del settore turistico trentino emersa dalla tavola su "Turismo e immigrazione" organizzata da Migra, l'Osservatorio sulla discriminazione degli immigrati nel lavoro) a Predazzo martedì 8 maggio. Un settore che coinvolge nella sola provincia di Trento più di 20mila persone, di cui 10mila con contratti di lungo periodo, che nei prossimi giorni sono invitati dai sindacati ad incrociare le braccia per il rinnovo del contratto di lavoro scaduto dal dicembre 2005.

Dopo aver promosso un convegno a Cles sul caporalato nel settore agricolo e un dibattito a Riva del Garda su 'Turismo e immigrazione', che hanno avuto il pregio di portare all'attenzione tematiche spesso considerate marginali e non scevre da approcci anche fortemente divergenti, Migra è ritornata sull'argomento con l'incontro a Predazzo (TN) lo scorso 8 maggio dal titolo "Turismo e immigrazione: opportunità, discriminazione e lavoro nero".

"La precarizzazione del lavoro immigrato ha segnato anche una crescita di precarietà del lavoro italiano" - ha notato Ezio Casagranda, sindacalista della Filcams-Cgil. "Anche per questa ragione, il lavoro nel settore è sempre meno appetibile per gli italiani e la manodopera straniera è sempre più ricercata". "Siamo passati dagli stagionali che arrivavano nelle nostre valli dal Sud Italia a quelli che oggi arrivano dai Paesi dell'Est, ma il fenomeno dei sette giorni lavorativi alla settimana per 11 ore al giorno non è cambiato da quando feci la mia prima esperienza nel 1985 a Cavalese" - ha aggiunto Walter Largher della Uil.

Secondo i dati di una recente indagine nel settore del turismo, in Trentino il lavoro nero raggiunge una quota del 18%: "Dati preoccupanti che possono anche cambiare totalmente se si pensa a tutto il non controllato, il sommerso" - ha affermato Giovanni Tascino della Cisl. Una vera piaga soprattutto nelle valli del dove il turismo impiega sempre più lavoratori stranieri. "Proprio per questo dopo aver promosso un convegno su questo tema a Riva del Garda lo scorso marzo abbiamo voluto organizzarne uno qui a Predazzo - ha affermato Fabio Pipinato di Migra che ha moderato il convegno.

L'arrivo di persone immigrate segna nuovi problemi, ma anche nuove opportunità per questo settore. "Proprio nell'alberghiero e nella ristorazione si concentra una grossa porzione di tutti gli avviamenti lavorativi di cittadini stranieri e, più in generale, il settore terziario con 9000 assunzioni di lavoratori immigrati su 13.400 occupati in Trentino manifesta un alto dinamismo" - ha affermato Serena Piovesan di Cinformi e ricercatrice Migra.

Sull'importanza della qualificazione ha insistito Rita Dalla Bona dell'Associazione Albergatori di Predazzo: "Grazie alla scuola alberghiera ho infatti potuto dare un contributo alla mia azienda, ma oggi gli stessi insegnanti scoraggiano i giovani a qualificarsi in questo settore e siamo spesso costretti a rivolgerci a personale immigrato" - ha affermato. Per quanto riguarda poi la qualificazione dei lavoratori immigrati ha evidenziato il problema dei materiali informativi - spesso solo in lingua italiana - che gli albergatori di trovano a dover tradurre alla meglio, e l'importanza di impegnarsi nelle giornate di formazione previste.

Insomma le possibilità di rendere più stabili alcuni impieghi nel settore - anche di personale immigrato - ci sarebbero: ma occorre investire nella qualificazione e nell'aggiornamento dei lavoratori stranieri. "Investire sulle persone considerandole effettive risorse per un'azienda e non solo un costo" - ha concluso Casagranda. [GB]

da Migra (Osservatorio sulla discriminazione degli immigrati nel lavoro)

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