Afghanistan: il Governo requisisce gli ospedali di Emergency

L'ospedale di Emergency in Panjshir

Emergency denuncia in un comunicato che tra domenica 6 e lunedì 7 maggio "il governo afgano ha deciso di impossessarsi delle strutture costruite e attivate da Emergency destinate ai cittadini afgani e ai loro bisogni, verso i quali il governo dell'Afganistan, nel succedersi dei regimi, è sempre rimasto indifferente".

"Al di là di qualsiasi altra considerazione - prosegue il comunicato - non abbiamo motivi per immaginare che il ministero della sanità afgano e le eventuali organizzazioni disposte a operare su suo mandato e alle sue dipendenze possano garantire, insieme, tre condizioni minime: qualità del servizio sanitario; sua totale gratuità; sua disponibilità per chiunque vi ricorra, senza criteri di selezione - esplicitamente citati da rappresentanti di quel governo - basati sulla distinzione tra amici da curare e nemici da abbandonare". Emergency afferma l'impossibilità di "contrastare questa iniziativa di requisizione che si rende possibile come azione di forza conseguente ad altre azioni di forza che ne hanno posto le premesse". Denuncia inoltre il governo afgano che "si è posto e si muove esclusivamente su questo piano: l'impiego della forza ci è ovviamente estraneo per ragioni culturali e morali, anche prima che materiali". "Per chiarezza e verità dobbiamo ribadire che a questa iniziativa nessun avallo giunge da Emergency, che semplicemente la subisce".

L'agenzia Peacerepoter notà però che "le notizie che giungono dall'Afghanistan sono ancora confuse: sul destino dei tre ospedali per ora circolano solo delle voci, tutte da confermare. Alcune dicono che il governo Karzai intenda insediare nell'ospedale di Kabul un'altra Ong. Per la clinica di Anabah, in Panjshir, si parla addirittura di una riconversione ad uso militare come sede di un Provincial Reconstruction Team (Prt) della Nato. Nulla si sa invece sull'ospedale di Lashkargah, in Helmand, dove i margini di manovra del governo sono assai ridotti vista la situazione di instabilità".

Il ritiro del proprio personale in seguito alle minacce di esponenti del governo afgano e la conseguente assenza forzata del personale internazionale ha comunque reso impossibile un funzionamento degli ospedali ancor oggi definiti "di Emergency" adeguato alle aspettative di quanti vi ricorressero. "Un simulato funzionamento avrebbe fornito servizi a tal punto inadeguati da risolversi, in definitiva, in danno per i pazienti. Per questa ragione avevamo ritenuto più appropriato sospenderne l'attività, finché non si fossero create le condizioni per la rinnovata presenza del personale internazionale di Emergency" - nota l'associazione che ribadisco come "queste condizioni si darebbero solo in seguito a un chiarimento effettivo circa minacce e intimidazioni compiute dal governo afgano". Per Emergency, infatti, "l'autenticità di questo chiarimento non sarebbe riscontrabile se durasse la detenzione di Rahmatullah Hanefi", il collaboratore di Emergency detenuto in isolamento da oltre un mese in carceri afgane senza assistenza di un legale.

Oggi il ministro della Difesa, Arturo Parisi, in visita a Kabul ha ricevuto rassicurazioni in sulla sorte di Rahmatullah Hanefi, direttamente dal presidente afgano Hamid Karzai. "Ho avuto da parte del presidente Karzai la rassicurazione che Hanefi entro due settimane sia sottoposto a eventuale giudizio sulla base delle indagini avviate e quindi gli saranno eventualmente formulati i capi d'imputazione" - ha detto il ministro Parisi ai giornalisti. Hanefi saprà dell'eventuale rinvio a giudizio per il rapimento Mastrogiacomo "entro le prossime due settimane". Hanefi è stato arrestato dai servizi segreti afgani con l'accusa di essereo coinvolto nel sequestro dell'inviato di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo.

In una nota diramata nei giorni scorsi dal sito Peacereporter, il portavoce di Emergency denuncia che "l'Italia ha investito 50 milioni di euro nella ricostruzione dello stesso sistema giudiziario che ha rinchiuso da un mese e mezzo un suo cittadino, Rahmatullah Hanefi, peraltro dipendente di una organizzazione italiana, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa, senza che gli sia stato permesso di ricevere visite, senza che gli sia stato permesso di avere un avvocato". Del caso si stanno occupando anche Amnesty International e Human Right Watch. [GB]

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