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Armi: Ciampi rispetti l'Ue sull'embargo alla Cina

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Il presidente cinese Hu Jintao e il presidente Ciampi a Pechino ©Reuters

"L'Italia ha sempre sostenuto il partenariato strategico tra Unione Europea e Cina. Con questo spirito, ho confermato al Presidente Hu Jintao che l'Italia guarda con favore all'abolizione dell'embargo sull'esportazione delle armi e lavora attivamente per renderla possibile" - ha dichiarato il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi durante l'incontro col presidente cinese Hu Jintao. La dichiarazione, riportata dal sito internet della Presidenza della Repubblica, ha suscitato forti commenti di varie parti del mondo politico, ma soprattutto delle associazioni che da tempo sono preoccupate per le violazioni dei diritti umani in Cina e per le proposte di abolire l'embargo di armi al Paese asiatico.

"Stupisce e amareggia che il Presidente della Repubblica, da tempo in prima linea nel sottolineare il valore dell'Unione Europea, dimentichi che il Parlamento europeo lo scorso novembre ha riconfermato a stragrande maggioranza l'embargo di armi verso la Cina" - dichiara Giorgio Beretta della Campagna per il controllo dell'export di armi italiane. Nella risoluzione - ricorda Beretta - il Parlamento europeo ha invitato il Consiglio Ue e gli Stati membri a "non indebolire le restrizioni attualmente in vigore sulla vendita di tali armi finché la Cina non avrà compiuto passi concreti verso un miglioramento della situazione dei diritti dell'uomo nel paese"".

"Amareggia inoltre che il Presidente della Repubblica non abbia fatto alcuna menzione delle violazioni dei diritti umani, ripetutamente denunciata non solo dalle associazioni come Amnesty International, ma dallo stesso Parlamento europeo che ricorda come la "situazione dei diritti umani resta insoddisfacente, continuano le violazioni delle libertà fondamentali, così come continuano le torture, i maltrattamenti e le detenzioni arbitrarie"" - conclude Beretta.

Va ricordato che, nonostante l'embargo dell'Ue, l'anno scorso il Governo Berlusconi ha autorizzato esportazioni di armi alla Cina per oltre 127 milioni di euro che fanno della Repubblica Popolare Cinese il terzo Paese acquirente dei sistemi d'arma "made in Italy". Oltre alle violazioni dei diritti umani e le condanne a morte (oltre 5000 lo scorso anno tra cui vari dissidenti politici), la Cina continua a vendere armi allo Zimbabwe nonostante l'embargo internazionale verso lo stato africano. In cambio il governo antidemocratico del presidente Mugabe offre alla Cina terreni, risorse minerarie e avorio. Insomma la Cina è anche un Paese a forte rischio trangolazioni.

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