Italia: Rete Disarmo sulle armi Beretta alla guerriglia irachena

Stampa

La Beretta calibro 9

La Rete Italiana per il Disarmo esprime preoccupazione per le notizie rese note dalla stampa in queste ore riguardanti le armi di produzione italiana circolanti attualmente in Iraq e a disposizione della guerriglia irachena: si tratta di oltre 10mila armi di calibro 9 della Beretta, la famosa azienda bresciana, di recente fabbricazione e senza matricola, arrivate per vie traverse nel territorio iracheno. La Beretta di Gardone Valtrompia si astiene da qualsiasi commento in merito all'indagine in atto da parte della Procura di Brescia di cui dice però di essere a conoscenza.

"Questo episodio, oltre a gettare nuove inquietanti luci sulla situazione in Medio Oriente, riconferma le preoccupazioni da sempre espresse dagli organismi della Rete Italiana per il Disarmo: il commercio di armamenti è fuori controllo e può solo aumentare il tasso di insicurezza nella nostra società. Senza dimenticare la debolezza intrinseca dell'attuale legislazione italiana sull'export di armi leggere (la legge 110 del 1975), assolutamente inadeguata alla situazione attuale, e che la Rete Disarmo ritiene debba essere superata con una nuova normativa più moderna ed efficace" - nota il comunicato di Rete Disarmo.

"È una esigenza ormai imprescindibile, anche considerando la leadership del nostro Paese nel campo delle armi leggere e di piccolo calibro: siamo il secondo esportatore mondiale di queste vere e proprie armi di distruzione di massa. Ad esempio, per l'area mediorientale, nel 2004 secondo i dati Istat sono state vendute agli Emirati Arabi Uniti "armi, sistemi d'arma e munizioni" per un valore complessivo di oltre 37 milioni di euro, che si aggiungono ai 21 milioni dell'anno precedente: e oltre 38 milioni di euro di queste sono partite dalla provincia di Brescia" - commenta Giorgio Beretta, membro del comitato scientifico di OPAL, Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere con sede a Brescia.

Secondo le prime informazioni, le armi in questione non sono circolate integralmente seguendo percorsi di traffici illegali, ma hanno probabilmente incominciato il loro itinerario in giro per il mondo come forniture legali ed autorizzate. Confermando quindi l'alta incidenza delle "triangolazioni" (rivendite illegali e coperte di armi da parte dei paesi che sono stati destinatari dei nostri export) nel mercato degli armamenti e di nuovo rendendo esplicita l'urgente necessità di una regolamentazione internazionale di questo comparto. Senza dimenticare poi la particolarità dei numeri di matricola cancellati, o meglio inesistenti: sembra che si tratti di vere e proprie "armi fantasma", uscite dalla catena di montaggio senza numeri di serie o altri mezzi che permettano di ricostruirne l'origine. Si rinnova quindi l'importanza di determinare un metodo internazionale di "tracciabilità" e marcatura delle armi, che attualmente sono invece incontrollabili per le strutture di Polizia nazionali ed internazionali.

"Conosciamo la provenienza di una singola fettina di carne o di un qualsiasi bene di consumo e non abbiamo invece idea di dove finiscano le armi che noi stessi produciamo" - afferma Francesco Vignarca della Segreteria della Rete Disarmo. "Con il rischio di vederle un giorno scorazzare liberamente per le nostre città a dare man forte alla criminalità, come già successo in altri paesi (il Belgio ad esempio). La Rete Italiana per il Disarmo ritiene perciò fondamentale continuare la propria azione di sensibilizzazione e pressione sulle istituzioni e gli organi politici per far crescere l'attenzione sul tema del commercio di armamenti. Proprio in questi giorni la Rete Disarmo sta proponendo ai parlamentari di tutti gli schieramenti una mozione di pressione verso il nostro Governo affinché, seguendo l'esempio di numerosi altri esecutivi europei ed internazionali, possa esprimere il proprio appoggio al Trattato Internazionale sul commercio degli armamenti e a tutte le altre richieste della Campagna Control Arms. In questa richiesta, la campagna ha il sostegno sempre crescente dell'opinione pubblica che sta esperimento il proprio appoggio attraverso la Petizione da un Milione di Volti.

"Chiediamo a tutti i Parlamentari di sottoscrivere e far discutere quanto prima in Parlamento la Mozione proposta dalla Campagna che sostiene 'Control arms', non è accettabile con una mano dichiarare guerra al terrorismo e con l'altra armarlo", sostiene Massimo Paolicelli Presidente Associazione Obiettori Nonviolenti ed impegnato in questa fase dell'azione della Rete Disarmo.
Parallelamente gli organismi della Rete Disarmo, nata dall'esperienza della campagna in difesa della legge 185 sull'export di armamenti, stanno richiedendo a Governo e al Parlamento un'audizione su questo tema incentrata particolarmente sui dati dell'ultima relazione della Presidenza del Consiglio sulle esportazioni italiane di armi. Un comparto che, in tempi di recessione per la nostra economia, è riuscito a crescere in maniera sensibile aumentando a propria quota di export del 60% circa in due anni. "Riteniamo che le notizie odierne confermino, se necessario, le preoccupazioni da sempre espresse dalle nostre organizzazioni, ed impongano a ciascuno l'inizio di una nuova fase di azione decisa e forte per limitare i danni notevoli provocati da un commercio incontrollato di armamenti" - conclude il comunicato di Rete Disarmo.

Ultime notizie

Quando la montagna per tutti non è più di nessuno

28 Maggio 2016
Accessibilità e limiti della democrazia in vetta. (Anna Molinari)

Pulizie di primavera per spiagge e fondali!

27 Maggio 2016
Il 27, 28 e 29 maggio prende il via l’annuale campagna di volontariato ambientale per liberare spiagge e fondali dai rifiuti abbandonati. (Alessandro Graziadei)

Vietnam: lo strano caso dei pesci morti

26 Maggio 2016
Il Vietnam si sta confrontando con uno dei più grossi incidenti ambientali mai capitati alla nazione. (Armin Wiedenhofer e Luca Penasa)

Coi migranti, lungo la Western Balkan Route

26 Maggio 2016
Nel mese di febbraio del 2016, IPSIA insieme agli amici e colleghi di Caritas della Serbia ha percorso al contrario una parte della Western Balkan Route. (Silvia Maraone)

L’Europa delle foreste, la Polonia della deforestazione

25 Maggio 2016
Mentre l’Unione europea finanzia il programma di riforestazione della Fao la Polonia apre al taglio commerciale la sua foresta millenaria.  (Alessandro Graziadei)