Nucleare: passa l'accordo Usa-India, triste giorno per il disarmo

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Il missile indiano a capacità nucleare Agni-III - da Wikipedia

Nonostante l'annunciata opposizione di una manciata di governi alla decisione dell'amministrazione Bush di esonerare l'India dalle norme globali disciplinanti il commercio di materiale nucleare, i 45 stati membri 'Nuclear Suppliers Group' (NSG) hanno approvato nei giorni scorsi un'esenzione speciale a favore dell'India dalle proprie norme disciplinanti il commercio di materiali nucleari. Il 'Nuclear Suppliers Group' ha infatti adottato la revoca, proposta dagli Stati Uniti, dell'embargo sul commercio nucleare con l'India, che risale a 34 anni fa, dando di fatto il proprio avallo all'accordo di cooperazione nucleare civile indo-statunitense concluso nel 2006 fra il presidente Bush e il primo ministro indiano Manmohan Singh.

Al precedente meeting del 'Nuclear Suppliers Group' alcuni paesi - tra cui Nuova Zelanda, Irlanda, Austria, Norvegia, Olanda e Svizzera - avevano sollevato obiezioni all'accordo deciso dall'amministrazione Bush di vendere tecnologie nucleari all'India ponendo chiare condizioni: un rifiuto che era stato sostenuto anche da altri governi a cui si era aggiunta nei giorni scorsi la Cina che aveva espresso duri commenti sull'accordo. Ma le pressioni dell'ammistrazione Bush - che nei mesi scorsi, come documentato dal New York Times, si erano già manifestate nei confronti del Congresso Usa - hanno portato gli stati membri del 'Nuclear Suppliers Group' ad accettare l'accordo Usa-India nonostante l'opposizone di un solo governo avrebbe potuto bloccarlo. Si è trattato di "pressioni brutali ed inaccettabili" esercitate sui pochi Stati che si opponevano al testo dell'esenzione per l'India - ha commentato Jayantha Dhanapala, ex Sottosegretario Generale dell'Onu e presidente della 'Conferenza di riesame ed estensione del Trattato di non proliferazione nucleare' nel 1995.

Una decisione fortemente contrastata dalle campagne internazionali per il controllo degli armamenti nucleari che da tempo si battevano contro l'approvazione dell'accordo commerciale di materiale nucleare tra Usa e India. In una nota, la campagna 'Abolition 2000' "deplora la decisione" sottolineando come "questo esonero permetterà all'India di partecipare ai commerci internazionali ma, a dispetto di quanto sostenuto dai proponenti, non renderà affatto l'India maggiormente in conformità con le norme che sono tenuti a rispettare gli stati parte del Trattato di Non Proliferazione".

A differenza di altri 178 Stati, l'India infatti non ha firmato il 'Trattato di non proliferazione nucleare' (TNP) e il 'Trattato per la messa al bando delle sperimentazioni' (CTBT) e continua a produrre materiale fissile e ad incrementare il suo arsenale nucleare. "Essendo uno dei soli tre stati al mondo che non ha mai ratificato il Trattato di non proliferazione, l'India non si è mai impegnata a perseguire in buona fede il disarmo nucleare" - sottolinea il comunicato di Abolition 2000. "E rifiuta di accettare le garanzie onnicomprensive poste, come condizione, dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA)".
Secondo Abolition 2000 la decisione del 'Nuclear Suppliers Group' (NSG) "crea una pericolosa distinzione tra paesi proliferatori 'buoni' e 'cattivi' e manda segnali contraddittori alla comunità internazionale per quanto riguarda le norme del TNP". "Inoltre - evidenzia Abolition 2000 - non era certo nel potere dei 45 Stati dell'NSG prendere una decisione su una questione che riguarda da vicino anche altri 140 e più Stati parte del Trattato di Non Proliferazione.

"La decisione del NSG non rende affatto più semplice la creazione di un mondo libero da armi nucleari" - commenta Lisa Clark che per la Rete italiana Disarmo in collegamento con le campagne internazionali ha seguito con attenzione la vicenda. "Nonostante ciò, la determinazione del movimento per l'abolizione di questi congegni di morte rimane ferma". La Rete Italiana Disarmo da tempo ha preso posizione sull'accordo di cooperazione per il nucleare civile tra Stati Uniti e India e in un documento inviato loscorso anno chiedeva al Governo italiano di "affermare in ogni consesso internazionale (AIEA, NSG) che una decisione sull'Accordo Usa-India spetta all'assemblea del Trattato di Non Proliferazione e non al Nuclear Suppliers Group (NSG)" e di "svolgere un ruolo internazionale propositivo e di leadership, cogliendo l'occasione della discussione internazionale sull'Accordo, per chiedere che l'India inizi un percorso verso l'NPT - rinunciando alla produzione di materiali fissili, aderendo al CTBT (Comprehensive Test Ban Treaty), sottoponendo tutte le sue strutture nucleari alle condizioni di garanzia dell'AIEA, smantellando le sue armi nucleari, per potervi accedere nell'unica forma prevista dal Trattato, e cioè come Stato non dotato di armi nucleari". [GB]

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