Georgia: civili di nuovo in fuga, missione di Libera

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Sfollati in Georgia - da Osservatorio Caucaso

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha chiesto a tutte le parti coinvolte nel conflitto in Ossezia del Sud di fare del loro meglio affinché ogni nuovo focolaio di violenza, che potrebbe costringere nuovamente i civili a fuggire, venga contenuto. In un comunicato stampa l'Unhcr esprime preoccupazione riguardo alle notizie di nuovi movimenti forzati di popolazione causati da milizie armate impegnate in razzie a nord della città georgiana di Gori, vicino alla linea di confine con la regione autonomista dell'Ossezia del Sud.

Circa quattrocento persone fuggite dai loro villaggi si sono radunate sulla piazza principale di Gori nel corso della giornata di oggi. Stando a quanto riferito agli operatori dell'Unhcr a Gori da alcuni degli sfollati, molti di loro avevano abbandonato le proprie case all'inizio del conflitto ed avevano fatto ritorno nelle loro fattorie e nei loro villaggi da appena un paio di giorni. Tra gli sfollati vi sono anche persone anziane rimaste nelle proprie case durante gli scontri, ma che sono state costrette a fuggire da gruppi armati nelle ultime ore. I nuovi sfollati dicono di aver subìto violenze, angherie e rapine e sostengono che tre persone sono state uccise. A quanto risulta, i banditi avrebbero attaccato i civili nella cosiddetta 'zona cuscinetto' istituita lungo la linea di confine con l'Ossezia del Sud. Gli operatori dell'Unhcr a Gori stanno assistendo le autorità locali, impegnate nell'approntare un piccolo campo profughi appena fuori dalla città in modo da fornire un riparo per la notte agli sfollati.

"Dopo il cessate il fuoco firmato tra Georgia e Russia, la maggior parte degli sfollati provenienti da Gori aveva sperato in un rapido ritorno alle proprie abitazioni. Ma il lento ritiro delle truppe russe dalla cittadina sta ostacolando il processo" - riporta Maura Morandi per Osservatorio Caucaso. "Non appena ristabilite le condizioni di sicurezza e l'ordine delle autorità georgiane, gli abitanti di Gori dovrebbero potersi ristabilire in città. Gori non è infatti stata danneggiata così pesantemente come si era pensato nei giorni dei bombardamenti e dell'attacco russo. Allo stato attuale delle cose tuttavia, con i carri armati russi che ancora controllano la cittadina, è difficile prevedere quando gli abitanti potranno fare ritorno" - sottolinea Morandi.

Intanto, una delegazione di Flare, il network di organizzazioni della società civile internazionale, promossa da 'Libera' è partita nei giorni scorsi in missione umanitaria per la Georgia, dove fino al domani incontrerà rifugiati, rappresentanti del Parlamento europeo, visiterà villaggi e incontrerà la popolazione locale. "Un viaggio - dichiara Tonio Dell'Olio, responsabile di Libera Internazionale - che rappresenta la prima tappa di un percorso che prevede la realizzazione di ponti di dialogo fra la società civile russa e georgiana per porre le basi che aiutino il superamento del conflitto in atto. Un tentativo - conclude Dell'Olio - che parte dal basso, dai giovani della società civile e che vuole essere anche un messaggio alla politica internazionale per mettere in atto tutti gli strumenti per porre fine al conflitto".

Nei giorni scorsi Human Rights Watch ha denunciato violenze indiscriminate contro i civili da parte delle forze armate russe e georgiane, l'impiego di cluster bombs anche su convogli di profughi e ha chiesto una missione di inchiesta in Georgia e Ossezia del Sud.

Dopo tre settimane di operazioni umanitarie d'emergenza, le attività dell'Unhcr in Georgia stanno ormai entrando nel pieno dell'azione post-emergenziale, con un'enfasi maggiore sul mandato di protezione dell'Agenzia e sulla ricerca di soluzioni durature. Le condizioni imprevedibili ed in continua evoluzione - che generano, a loro volta, ulteriori flussi di civili in fuga - in cui si trovano però a lavorare gli operatori dell'Unhcr, rendono ancora più complesso lo svolgimento di queste attività. Le squadre dell'Unhcr continueranno a monitorare attentamente sia il numero di sfollati e rifugiati che le tipologie di eventuali nuovi movimenti forzati di popolazione nella regione.

All'apice della crisi, più di 158mila persone erano fuggite dalle proprie case, di cui 128mila all'interno della Georgia e circa 30mila dall'Ossezia del Sud verso la Federazione Russa. Già prima del deflagrare dell'ultimo conflitto, l'Unhcr si occupava di 220mila tra sfollati, rifugiati, rifugiati rimpatriati, richiedenti asilo ed apolidi in Georgia. [GB]

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