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G8: un'occasione mancata, anche per l'Italia

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G8 - da ActionAid

"La prima occasione internazionale per il nuovo Governo di Romano Prodi è stata un'occasione mancata per dimostrare la necessaria e netta discontinuità con il Governo Berlusconi e per rilanciare il nostro Paese sullo scenario internazionale recuperando quella credibilità persa nei 5 anni precedenti con il resto del mondo" - commenta l'Associazione delle Ong Italiane. "Se si fa eccezione per l'insistenza dell'Italia grazie alla quale il G8 ha assunto la cosiddetta Advance Market Commitment - l'iniziativa per incentivare la ricerca nel campo dei vaccini contro l'AIDS proposta e guidata dall'Italia - le posizioni espresse a San Pietroburgo dal nostro Governo restano quelle conosciute: un Paese ben lontano dal rispetto degli impegni assunti con la comunità internazionale e dalla responsabilità che compete ad un membro dei G8".

"Al nostro incontro della scorsa settimana a Palazzo Chigi con il Presidente Prodi" - prosegue il comunicato dell'Associazione - "avevamo chiesto con forza l'inserimento tra le priorità dei G8 le questioni dello sviluppo e un riposizionamento dell'Italia in materia di incremento delle risorse per lo sviluppo, la cancellazione del debito - che dopo aver visto nel 2000 l'approvazione di una legge innovativa e coraggiosa, ha subito una battuta d'arresto nella sua applicazione nel corso del precedente quinquennio - e la instaurazione di regole commerciali giuste con la chiusura del negoziato del Doha Round all'interno dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.

Anche ActionAid International nota che "la posizione dell'Italia al Summit di San Pietroburgo conferma la debolezza dell'iniziativa del nostro Paese per la lotta alla povertà nel mondo". Tracciando un bilancio al termine del Vertice sui progressi compiuti negli ultimi dodici mesi dai Paesi più ricchi nell'affrontare l'impegno della lotta alla povertà, ActionAid afferma che "dopo gli annunci degli anni passati è il momento di verificare se i G8 hanno la capacità di passare dalle promesse ai fatti. I documenti approvati dal Summit - in particolare quelli sulle malattie infettive, sull'educazione e sull'Africa - offrono un quadro tutt'altro che convincente. Preoccupazioni che sono particolarmente vere per l'Italia". "Dal Presidente Prodi non sono giunti segnali di quella inversione di marcia sulle politiche di lotta di povertà che è oramai necessaria dopo il declino degli ultimi cinque anni" - spiega Luca De Fraia, direttore della Policy di ActionAid International.

L'assenza nel DPEF di ogni riferimento a questi obiettivi viene mascherato con la crisi economica in corso e la necessità di migliorare l'efficienza e la qualità degli aiuti. "Due giustificazioni anche condivisibili - afferma Sergio Marelli, presidente dell'Associazione ONG italiane - ma che alla luce di quanto avvenuto a San Pietroburgo dimostrano il loro lato strumentale. Come motivare l'assenza di risorse quando la spesa per la difesa, gli armamenti e le missioni militari all'estero continuano a crescere? Nella stessa congiuntura economica, gli altri Paesi della UE hanno dimostrato fattibile incrementare i fondi per la cooperazione internazionale dando prova di maggior responsabilità politica nella scelta della priorità nella destinazione dei fondi pubblici. E poi a proposito di qualità: come parlare della necessità di incrementare politiche di lotta alla corruzione quando il nostro Paese non ha ancora sottoscritto la Convenzione ONU Contro la Corruzione?" - conclude Marelli.

"Al Summit sono stati riconfermati gli impegni già presi, ma mancano chiare indicazioni sulla capacità del Governo di mantenere queste promesse" - spiega De Fraia di ActionAid. "Il caso degli aiuti internazionali è chiaro: Prodi si era impegnato a portare le risorse per gli aiuti dallo 0,15% del PIL del 2004 allo 0,7% entro cinque anni - spiegano ad ActionAid - ma al momento non c'è traccia di un'iniziava in questo senso. Anzi il DPEF per i prossimi cinque anni ignora questo impegno. "L'Italia non può affidare le sorti della propria iniziativa alla proposta per l'Advanced Market Commitments per i vaccini, che non rappresenta al momento una certezza in termini di mobilitazione di risorse" - continua il direttore della Policy di ActionAid. "Ugualmente, riconfermare che il nostro Paese si impegna a investire 600 milioni di dollari nell'IFF-IM nei prossimi 20 anni, è un impegno incompleto se non si ricorda che attualmente le risorse effettivamente a disposizione sono 3 milioni di euro nel 2006 e 6 milioni per il 2007".

Il caso dei finanziamenti per il Fondo Globale per la lotta all'HIV/AIDS è emblematico. La posizione dell'Italia ripresa nei documenti finali del G8 parla di un impegno italiano di 460 milioni di euro per il 2004 - 2007. Nella realtà - tengono a chiarire ad ActionAid International - l'Italia è già in ritardo rispetto ai pagamenti degli impegni per il 2004 e il 2005 (mancano 20 milioni di euro). E le quote per il 2006 sono a rischio visto i tagli ai fondi per la cooperazione. "Se il Summit fosse un test per la capacità del Governo di dare un segnale di novità sul tema delle risorse per la lotta alla povertà, potremmo dire che Prodi non ha passato l'esame" - dichiara De Fraia. "Ci appelliamo ancora al Presidente Prodi affinché almeno nel caso del Fondo Globale per la lotta all'HIV l'Italia mantenga i suoi impegni e chiediamo al nostro Paese di versare le quote per il 2006, 130 milioni di euro, entro la fine di luglio" - conclude Luca De Fraia. "Ci auguriamo poi che nel corso della discussione sulla legge finanziaria possano giungere segnali postivi su un impegno tangibile dell'Italia per al lotta alla povertà nel mondo, segnali che finora stentano a vedersi". [GB]

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