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CRBM: Unicredit e Deutsche Bank escono dal nucleare bulgaro

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Greenpeace davanti alle filiali Unicredit di Milano - ©Greenpeace

Il gruppo Unicredit e Deutsche Bank hanno informato la coalizione internazionale di organizzazioni non governative - in Italia Greenpeace e la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale (CRBM) - di aver ritirato la partecipazione alla gara per finanziare due reattori nucleari nei pressi di Belene in Bulgaria - informa la CRBM. Si tratta di reattori di tipo sovietico VVER 1000/320 come quello che recentemente ha avuto un incidente a Temelin nella Repubblica Ceca. La decisione arriva una settimana dopo che l'agenzia di rating Standard & Poor's ha abbassato il giudizio sull'azienda elettrica bulgara NEK proprio a causa della sua partecipazione al 51% al progetto nucleare di Belene. Con la decisione di Unicredit e Deutsche Bank, il progetto Belene ha perso gran parte del suo possibile sostegno finanziario: la russa Atomstroyexport e la sua consociata tedesca Siemens contavano sulla partecipazione della controllata di Unicredito HVB/Hypovereinsbank e sulla Deutsche Bank. La cordata ceco-russa Skoda/Alliance contava sul contributo di Unicredit e della sua controllata ceca Zivnostenska Banka.

Venerdì scorso cittadini e ambientalisti in 23 Paesi hanno protestato davanti alle filiali di Unicredit. In Italia la protesta di Greenpeace è avvenuta di fronte al quartier generale di Unicredit a Milano e in altre 10 città. In Germania migliaia di cittadini hanno scritto cartoline di protesta a Deutsche Bank e HVB, mentre era prevista una giornata di mobilitazione in 60 città per la prossima settimana.

"Prendiamo atto con soddisfazione della decisione di Unicredit di ritirarsi dalla gara per il progetto di Belene. La dirigenza dell'istituto di credito si è resa conto che i clienti non gradiscono investimenti rischiosi come quelli sul nucleare" dichiara Antonio Tricarico coordinatore della CRBM. "Si è finalmente capito che non era il caso di erogare fondi a due reattori nucleari di tipo sovietico in zona sismica. "Ora bisogna guardare alle scelte di Enel in Slovacchia: è in corso il progetto di fattibilità per il completamento di due reattori sovietici di seconda generazione a Mochovce - più vecchi come progetto di quelli di Belene - che costeranno almeno 1,6 miliardi di euro per poco più di 800 MW" - conclude Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia.

Alcune settimane fa, il governo bulgaro ha scelto un consorzio guidato dalla russa AtomStroyExport e la franco-tedesca Areva NP (Areva e Siemens) per la costruzione del reattore. Alla stessa gara ha partecipato anche Skoda Alliance, un gruppo di società di provenienza russa e ceca. Unicredit - evidentemente interessata al progetto - ha partecipato a tutti e due i consorzi che si sono presentati al bando di gara: in forma diretta per il sostegno finanziario di Skoda Alliance, e tramite la controllata tedesca HypoVereinsbank (HVB) per AtomStroyExport.

"Il nucleare è un vicolo cieco: le centrali, costose e pericolose, sono un obiettivo sensibile per attacchi terroristici; la gestione delle scorie, nel lungo periodo, è un nodo irrisolto; le scorte di uranio sono limitate e, agli attuali ritmi di consumo, potrebbero esaurirsi nel giro di 50 anni. Investire nel nucleare - per di più in zona sismica - è una vera follia" - riporta Greenpeace Italia. Il sito individuato per la realizzazione del progetto si trova ai margini del Parco Naturale di Persina, in una zona rurale a forte sismicità dove si sta cercando, tra l'altro, di sviluppare un programma di agricoltura biologica. Il governo bulgaro ha assunto due volte la decisione di costruire Belene, anche se la Valutazione di Impatto Ambientale non è conclusa. [GB]

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