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Ong: l'Eni non partecipi alla svendita del petrolio iracheno

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L'Eni non partecipi alla svendita del petrolio iracheno

Il parlamento iracheno sta per approvare la nuova legge che regolamenterà il settore energetico e aprirà le porte ai cosiddetti 'investimenti' delle grandi multinazionali del petrolio, tra cui l'italiana ENI. "La legge voluta dalla grandi multinazionali petrolifere, ENI inclusa, prevede l'introduzione dei cosiddetti PSA - Production Sharing Agreements - i quali consentiranno alle multinazionali enormi profitti a scapito dell'erario iracheno" - segnala 'Un ponte per...'. La legge in discussione nel parlamento iraqeno è stata elaborata con la determinante assistenza delle stesse multinazionali del petrolio e dell'amministrazione americana ed è stata ufficialmente presentata in Parlamento senza nessun tipo di consultazione, come era stato invece richiesto dalle rappresentanze sindacali.

Nei giorni scorsi, oltre 200 delegati iracheni hanno risposto all'appello dell'Unione Generale dei Lavoratori del Petrolio per un assemblea dal titolo "Verso una legge democratica sul petrolio per l'Iraq". Rappresentanti dei principali movimenti politici iracheni, sindacalisti, professori universitari ed Ong si sono incontrati a Basra, dove hanno elaborato un documento da sottoporre al parlamento iraqeno che riporta l'unanime bocciatura ai "Production Sharing Agreement". Tale legge avvantaggerebbe, infatti, le compagnie petrolifere che potrebbero controllare indisturbate l'estrazione di idrocarburi e la messa in produzione dei nuovi campi petroliferi per i prossimi 30 anni.

A garanzia dei profitti delle compagnie petrolifere l'amministrazione americana avrebbe provveduto ad implementare un sistema di norme tale che le compagnie godano dell'impunità legale per le loro attività, che siano al riparo da eventuali cambi legislativi e che abbiano finanziamenti per investire in Iraq derivanti proprio dai soldi destinati dall'Onu alla ricostruzione del paese, quindi soldi iraqeni. "Il quadro si complerebbe con questa legge che introdurrebbe concessioni che garantiranno enormi profitti e il controllo delle principali risorse petrolifere iraqene anche dopo la data chiave del 2020, data in cui si prevede una crisi della produzione petrolifera mondiale, per cui le riserve petrolifere iraqene inesplorate assumeranno una importanza strategica senza precedenti" - riporta Amisnet.

Dal momento che una delle compagnie occidentali che potrebbe approfittare delle fin troppo vantaggiose condizioni contrattuali è l'Eni (per il 32% di proprietà del nostro ministero del Tesoro), 'Un Ponte per..' ed un nutrito gruppo di Ong, tra cui la CRBM, hanno chiesto al ministro Padoa Schioppa di spingere affinché gli investimenti della stessa Eni in Iraq avvengano su basi di maggiore equità e rispetto degli interessi delle popolazioni locali. Secondo un 'Un Ponte per...' basterebbe che l'Eni dichiarasse la propria disponibilità a negoziare sulla base delle condizioni che l'Iraq proponeva prima della guerra, in ossequio ai Principi stabiliti nel documento "Responsabilità d'impresa - Valori e Comportamenti" che l'azienda ha recentemente adottato.

Poichè "l'ENI è anche nostra (il 32% delle azioni sono detenute del Ministero dell' Economia e Finanze) - segnalano le ONG - questo ci impone di chiedere con forza che la maggiore compagnia energetica italaina non firmi accordi 'immorali' approfittando dell' avventura militare, costata la vita a centinaia di migliaia di civili innocenti". "Il petrolio iracheno non è ancora stato svenduto, la 'Commissione governativa sul petrolio' mira all'approvazione della nuova legge sugli idrocarburi per fine marzo: i sindacati del petrolio, la società civile, la popolazione irachena non la vuole e chiedono il nostro sostegno". 'Un ponte per...' ha predisposto una petizione online al Ministro dell'Economia e Finanze Tommaso Padoa-Schioppa e al presidente dell'ENI Roberto Poli.

Nella sua visita a sopresa a Baghdad dei giorni scorsi, il Segretario di Stato americano, Condoleezza Rice ha ribadito la necessità di "affrettare il varo di una legge sul petrolio, in modo da garantire un'equa distribuzione dei proventi fra i vari settori della popolazione". Le autorità irachene hanno smentito che la nuova legge sul petrolio favorisca gli americani, ma hanno riconosciuto che le aziende straniere potranno portare i profitti fuori dal Paese. Il ministro del Commercio, Abed Falah al Sudani, ha dichiarato che le aziende Usa saranno tra quelle a partecipare alle gare di appalto in base al disegno di legge, e che gli iracheni "opteranno per l'offerta migliore e prenderanno in considerazione l'esperienza dell'azienda". Aveva aggiunto inoltre che le compagnie straniere "potranno ottenere concessioni per un lungo periodo". [GB]

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