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Onu: sì al Trattato sul commercio di armi, Usa contrari

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La scultura all'esterno del Palazzo Onu di New York - foto Iansa

Con 139 voti favorevoli, uno contrario (quello degli Usa) e 26 astenuti (tra cui Cina e Russia) la Commissione Disarmo e Sicurezza dell'Onu si è espressa a favore per l'avvio dei lavori per un Trattato sul commercio di armi che, stabilendo standard globali omogenei, impedisca i trasferimenti di armi a Paesi che alimentano conflitti e gravi violazioni dei diritti umani e renda più rigidi gli embarghi. La risoluzione passerà entro l'anno al voto dell'Assemblea generale delle 192 nazioni dell'Onu: il provvedimento dovrebbe dare un anno di tempo al Segretario generale dell'Onu per esaminare la questione e riferire all'Assemblea sulla fattibilità e gli obiettivi di un Trattato internazionale teso a stabilire standard comuni internazionali sulle vendite di armi convenzionali.

"Questo voto così netto per sviluppare il Trattato rappresenta per i governi un'opportunità storica per affrontare gli effetti devastanti di trasferimenti di armi immorali e irresponsabili" - commentano i portavoce della Campagna Control Arms che da tre anni ha sensibilizzato l'opinione pubblica mondiale sullo "scandalo costituito da un commercio di armi privo di regole". "Ne abbiamo fatta di strada dal lancio della campagna Control Arms: tre anni fa l'idea che l'Onu negoziasse l'adozione di un Trattato era considerata quanto meno idealistica. Ma oggi siamo la maggioranza. Questa vittoria, adesso, deve tradursi in un Trattato forte, basato sugli impegni di diritto internazionale assunti dagli Stati" - ha commentato Rebecca Peters, direttrice di Iansa, che con Oxfam e Amnesty International sono promotori della campagna Control Arms. Nei giorni precedenti al voto la campagna era riuscita ad ottenere il sostegno di oltre 100 governi: "Un numero estremamente elevato per un'iniziativa così innovativa" - commentano i promotori della Campagna.

Hanno votato a favore numerose nazioni dell'Unione Europea - Italia inclusa - ed è stato significativo anche l'appoggio di "esportatori emergenti" di armi come Brasile e Sudafrica e molte nazioni africane e asiatcihe martoriate dalle guerre. Nei giorni immediatamente precedenti, in una dichiarazione diffusa dalla Fondazione Arias e dalla campagna Control Arms, 15 premi Nobel per la pace avevano sostenuto la risoluzione. Se tra le 26 nazioni che si sono astenute figurano alcune delle principali venditrici di armi (come Cina e Russia) e nuovi esportatori emergenti (come Pakistan e India), va rilevato l'unico voto contrario degli Usa, sostenuto anche dalla potente lobby armiera americana: gli Stati Uniti "preferiscono condurre i controlli sulle armi sulle basi dei trattato bilaterali e multilaterali esistenti" - riportano le agenzie.

Il voto in commissione Onu era fortemente atteso anche in Italia dai promotori nazionali della campagna Control arms - Amnesty Italia e Rete italiana disarmo - che hanno accolto con soddisfazione il voto favorevole espresso dall'Italia: "Un importante risultato conseguito anche grazie alla grande mobilitazione della società civile italiana" - sottolinea il comunicato della campagna italiana Control arms. Ma, - fanno notare i promotori - il nostro Paese è il quarto produttore e secondo esportatore mondiale di armi leggere e non esercita alcun controllo sulle intermediazioni nei trasferimenti illegali di armi. "Ora è necessario che l'Italia migliori gli strumenti legislativi e di trasparenza sul commercio delle armi, soprattutto in relazione alle armi leggere, per renderli coerenti con l'impegno preso ieri alle Nazioni Unite". [GB]

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