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Immigrazione: lavoro nero nel settore turistico

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Discriminazione nel settore alberghiero

Una vera piaga: più facile voltare la testa per non vederla. E' il lavoro nero nel settore turistico in Trentino, una delle regioni più attente a questi problemi e forse anche per questo il dato emerge con maggiore rilevanza e chiarezza. Secondo i dati di una recente indagine nel settore del turismo in Trentino il lavoro nero raggiunge una quota del 18%: "Dati preoccupanti che possono anche cambiare totalmente se si pensa a tutto il non controllato, il sommerso" - ha affermato Giovanni Tascino della Cisl al Convegno organizzato a Riva del Garda il 27 febbraio da Migra - Osservatorio sulla discriminazione degli immigrati nel lavoro. "Una vera piaga del settore e non solo a Riva, ma anche in altre valli del Trentino: Val di Non, Val di Sole, Val di Fiemme, Val di Fassa dove il turismo impiega soprattutto lavoratori stranieri" - ha ribadito Roland Caramelle della Filcams-CGIL.

Ma secondo l'Associazione Albergatori il lavoro nero non esiste: "Il lavoro nero? Non esiste nei nostri alberghi e non mi risultano esserci nemmeno particolari differenze di retribuzione tra italiani ed esteri - ha infatti replicato Anna Perugini dell'Associazione Albergatori di Riva del Garda. Sulla stessa linea anche Graziano Zambanini dell'Unione Commercio e Turismo di Trento che ha sottolineato che se di lavoro nero si vuole parlare è solo lavoro nero temporaneo per problemi burocratici che impediscono al datore di lavoro di fare assunzioni "veloci".

Quello della legislazione rappresenta un ostacolo sia per datori di lavoro che per il mondo sindacale; le rigidità della legge Bossi Fini non solo creano meno opportunità per i lavoratori stranieri, costringendoli a passare dalla regolarità ad una posizione irregolare, ma anche per i datori di lavoro che preferirebbero norme più flessibili.

Sulla discriminazione subita dai lavoratori immigrati si è invece soffermato l'intervento di affermato Serena Piovesan di Cinformi e ricercatrice Migra. "La discriminazione rappresenta un costo e costituisce una minaccia alla coesione sociale. Non solo. La discriminazione è svantaggiosa perché può portare ad un rafforzamento della segmentazione del mercato del lavoro, può ridurre l'efficacia delle politiche pubbliche, alimentare vissuti di rottura che possono portare alla devianza, inibire l'espressione del potenziale di categorie socialmente svantaggiate" - ha affermato la ricercatrice di Migra.

Evitare la discriminazione sarebbe utile sia per motivi etici, ma anche per motivi utilitaristici: minori costi per la collettività e maggiori guadagni per i singoli, sia per gli operatori del settore che per i lavoratori.

La situazione oggi appare diversa: il datore di lavoro fatica spesso ad accettare l'idea che un immigrato rappresenti un'opportunità mentre vi ricorre il più delle volte per necessità. Se il settore terziario manifesta un alto dinamismo - sono 9000 le assunzioni di lavoratori immigrati su 13.400 occupati in Trentino - non mancano però le ombre: si registra infatti un aumento percentuale di infortuni di lavoratori stranieri e, come detto, una quota consistente di lavoro nero.

"Una modalità per superare il problema potrebbe essere quella di estendere il concetto di 'certificazione dell'azienda' anche agli standard lavorativi della struttura oltre che alla qualità del servizio fornito" - ha sottolineato Adalberto Mosaner, Vicesindaco di Riva del Garda. In altre parole "il turismo di qualità deve passare prima di tutto attraverso il rispetto delle persone".

Un convegno coraggioso quello organizzato dall'osservatorio Migra, che ha avuto sicuramente il pregio di portare e quasi costringere al confronto realtà diverse - sindacati, associazioni imprenditoriali, mondo politico e della ricerca - su un tema di cui molti sanno ma che si preferisce spesso non affrontare. [GB]

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