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Caporalato: in Trentino non abbassare la guardia

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Caporalato in Trentino: un momento del dibattito

"Sono certo che il fenomeno dell'impiego di lavoratori immigrati in nero nell'agricoltura trentina quantivamente è quasi irrilevante" - dice Gabriele Calliari di Coldiretti. Con meno enfasi anche Antonio Rapanà della Cgil è d'accordo. Ma aggiunge: "Sull'immigrazione, comunque, la nostra Provincia non ha messo in cantiere politiche di accoglienza all'altezza".
"Il caporalato in Trentino" era il tema dell'incontro organizzato ieri a Cles, presso l'Istituto Pilati, da Migra (Osservatorio sulla discriminazione degli immigrati nel lavoro). Erano presenti, oltre a Calliari e Rapanà anche Gianni Tomasi della Uil e Fabio Pipinato di Mandacarù (presentava il giornalista Walter Nicoletti ).

"Già un solo lavoratore immigrato irregolare sarebbe troppo - ha detto Calliari alla platea - ma ritengo comunque che il fenomeno del lavoro irregolare nelle nostre campagne sia poca cosa. La recente indagine delle forze polizia, mi pare, stia portando in luce solo un paio di casi dubbi, mentre un altro paio di casi si sta chiarendo in termini positivi". E qui Calliari ha ribadito che Coldiretti del Trentino si sta impegnando da anni contro il fenomeno dell'abusivismo. "Ma il Trentino è terra sana, anche se non per questo abbasseremo la guardia".

Del resto, a detta di Calliari, "la difficoltà è quella di poter disporre, in modo legale, di un numero sufficiente di immigrati. Ricordo solo che quando la legge Bossi-Fini fu applicata, la cosa avvenne a ridosso dell'apertura della stagione della raccolta della frutta da noi. E fummo noi a garantire la collaborazione fattiva al ministero e al questore di Trento, per permettere che i nuovi arrivati potessero depositare le impronte, come voleva la nuova norma. La questura mise il suo personale, peraltro venuto da fuori, nelle nostre sedi sul territorio, per permettere che quei lavoratori fossero legalizzati in tempo utile per la stagione agricola. Ne siamo usciti con onore".

Insomma, per Coldiretti è interesse degli stessi agricoltori non cadere nelle mani di reti di caporalato che sfruttano gli immigrati ma, allo stesso tempo, non rendono un buon servizio ai proprietari delle terre. "Pochissimi i casi di contadini che non lo capiscono e noi, comunque, continueremo a mettere allerta i nostri associati".

Antonio Rapanà, che da anni per la Cgil si occupa di immigrazione, ha ammesso che il fenomeno nell'agricoltura trentina non è troppo esteso. "Nella piccola impresa edile o artigiana e nel turismo è più cospicuo. Non muovo quindi facili accuse. Gli imprenditori agricoli in questo settore hanno fatto progressi importantissimi. Però dico che le poche mele marce fanno male a tutta l'imprenditoria del settore". Ma è stato soprattutto altro il discorso svolto da Rapanà a Cles, un ragionamento che ha preso in considerazione la complessiva politica sull'immigrazione in Italia e nella provincia di Trento.

"Le quote d'entrata stabilite via via dai vari governi - ha detto - sono sempre state insufficienti rispetto alla domanda dei vari settori dell'economia nazionale. La programmazione delle entrate è stata fin qui un fallimento. La prova? Cinque sanatorie di cui l'ultima messa in cantiere dal governo di centrodestra nel 2002, per 700.000 nuovi permessi. Un anno dopo c'erano già 150.000 irregolari. Le onde del mare non si fermano, si deve imparare a governarle. Si badi, questo non vuol dire assoluta libertà di entrata in Italia. Ma ci vogliono leggi ragionevoli".

Ma in Trentino, in questo senso, come va? "Ci vogliono politiche sociali adeguate per permettere che la presenza extracomunitaria sul nostro territorio non crei disagi e problemi, agli immigrati ed ai trentini. Perché la convivenza non si improvvisa, debbono essere messe in campo delle politiche di accoglienza. Ma la Provincia autonoma di Trento non lo ha fatto". Walter Nicoletti, però, a proposito delle recenti indagini di polizia sul caporalato in agricoltura, ha riconosciuto che la Provincia, nella persona del suo presidente Dellai, ha subito condannato gli imprenditori che hanno sbagliato. "Anche se da parte della popolazione trentina, invece, pare di avvertire un certo disinteresse nei confronti di queste tematiche".

di Renzo M. Grosselli
Fonte: L'ADIGE

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