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sabato, 22 novembre, 2008

Lettera22-Associazione indipendente di giornalisti

E' un'associazione fra giornalisti specializzati in temi di politica estera e cultura. Fornisce servizi giornalistici, format radiofonici e contenuti per portali internet.

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Paese
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01.01.2002

Citazioni
Soldati italiani in Iraq - da Rainews24
08.05.2006 Per chi non l’avesse già capito, la recente inchiesta de l’Espresso mette in chiaro come la missione in Iraq non sia una “missione di pace”. Il rapporto di 1 a 100 tra spese in aiuti e costi militari è la prova evidente dell’inganno subito dal parlamento e dal popolo italiano. Non solo: ma perché mai i militari dovrebbero occuparsi di aiuti umanitari e per la ricostruzione? Che senso ha affidare a truppe straniere, ambiguamente schierate all’interno di una forza occupante che ha illegalmente invaso un paese, il compito di costruire scuole o fognature? Per queste cose esistono le ONG, le Nazioni Unite, le imprese e, soprattutto, gli iracheni stessi. Cinquant’anni di cooperazione allo sviluppo e un secolo e mezzo di aiuto umanitario ci hanno insegnato ormai bene come si debbano fare certe cose, e se la stampa si impegnasse un po’ più seriamente ad informare i cittadini e i politici su come funzionano gli aiuti internazionali, probabilmente sarebbe stato molto difficile far passare questa manovra, che viola la Costituzione, espone il paese ad attacchi terroristici e ha portato alla morte inutile di trenta nostri connazionali. Non eroi, ma vittime di un raggiro.
di Gianni Rufini
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Temi/paesi correlati: [Conflitti] [Attivismo] [Cooperazione internazionale]
Foto: Soldati italiani in Iraq - da Rainews24
Il presidente Morales annuncia la nazionalizzazione - da www.comunica.gov.bo
03.05.2006 Il presidente boliviano Evo Morales ha firmato il decreto di nazionalizzazione degli idrocarburi: "Il paese recupera la proprietà, il possesso e il controllo totale e assoluto delle proprie risorse" - ha dichiarato il presidente che ha inviato l'esercito a controllare i giacimenti. Tutte le sigle delle multinazionali petrolifere firmatarie di quella settantina di contratti dichiarati illegali dal Tribunale Costituzionale della Bolivia lo scorso anno che non accetteranno le nuove disposizioni in materia di idrocarburi entro 180 giorni dovranno lasciare il paese: i loro titoli sono scesi in borsa. “Davvero un colpo inatteso” – commenta Giovanna Vitrano per Selvas.org. La Bolivia è il secondo produttore sudamericano di idrocarburi ed è anche il paese più povero del subcontinente. Lo sfruttamento delle risorse petrolifere e di gas costituisce il 15 per cento del PIL boliviano e le oltre 50 compagnie straniere hanno finora goduto di condizioni fiscali considerate tra le più blande al mondo.
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Temi/paesi correlati: [Bolivia] [Commercio] [Governo]
Foto: Il presidente Morales annuncia la nazionalizzazione - da www.comunica.gov.bo
Il presidente del Ciad Idriss Deby
17.04.2006 L’era Deby volge al tramonto. Dopo mesi di crescente tensione interna, nei giorni scorsi i ribelli del Fronte unito per il cambiamento (Fuc) sono arrivati alle porte di N’djamena, la capitale del Ciad, dopo aver percorso in pochi giorni i circa ottocento chilometri tra il confine con il Sudan e la capitale. Idriss Deby, al potere dal 1990 e principale candidato alle elezioni indette per il 3 maggio, è ancora al potere, ma tutto lascia indicare che il suo “regno” potrebbe avere i giorni contati. Sulla ricostruzione dei fatti le versioni sono discordanti. Ciò che è certo è che all’alba di giovedì la capitale è stata svegliata dai colpi di arma da fuoco, sparati tra esercito e ribelli nella periferia nordorientale della città. Non sembra che i ribelli siano riusciti a entrare fin nel cuore di N’djamena, dove la situazione è rimasta relativamente tranquilla. Già nel pomeriggio, comunque, la calma era tornata in città. Deby, parlando alla radio, ha detto che l’attacco dei ribelli è stato respinto con decisione e l’esercito nazionale ha vinto la battaglia. La “cavalcata” dei ribelli attraverso il paese e la conquista di città e basi militari sulla via per N’djamena dicono invece che il regime è ormai molto debole. E che i ribelli hanno deciso di sferrare l’attacco finale al potere di Deby per cercare di “eliminarlo” prima delle elezioni.
di Irene Panozzo
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Temi/paesi correlati: [Ciad] [Società civile]
Foto: Il presidente del Ciad Idriss Deby

 
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